Ruby, Fede in aula. Fadil: “Bugiardo sfacciato”

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5 thoughts on “Ruby, Fede in aula. Fadil: “Bugiardo sfacciato”

  1. La fede non può essere usata per la terapia di un paziente ,negli usa e ora leggo spesso anche in Italia sta succedendo che alcuni psicologi associano nella terapia anche la fede religiosa,questo non va contro l’etica?

  2. Credo di essere riuscito a sintetizzare la mia domanda nel titolo, ma non voglio correre il rischio di essere poco chiaro.
    1)La fede religiosa significa aver fiducia in qualcuno o qualcosa, nella sua esistenza, nelle sue promesse, nella sua storia, nei suoi precetti. Grosso modo.
    2)Molto spesso uno dei precetti è credere a tutti gli altri precetti e non metterli in dubbio. (per ovvi motivi: immaginiamo un ipotetico predicatore. Costui regala molta saggezza ai suoi contemporanei, compie opere buone, ma dà la libertà di non credere in nulla di ciò che fa e ciò che dice. Insomma come se dicesse “quello che dico è giusto, ma potrebbe benissimo non esserlo”. Non passerebbe molto tempo prima che la sua opera scompaia dalla storia e ritorni all’oblio)
    3)Sappiamo che l’uomo cresce grazie alla conoscenza (intesa come ogni ambito di scibile) e che con essa porta al miglioramento delle condizioni di vita di tutta la società, che a sua volta cresce grazie all’accumulo di vecchie conoscenze e nuove scoperte.
    4) A volte le nuove scoperte rendono obsolete le vecchie conoscenze, che vengono eliminate, oppure adattate. (non vorrei che si assumesse che per “scoperte” e “nuove conoscenze” si riduca tutto alla scienza, mi riferisco anche alla filosofia, alla teologia, ecc.)
    5) Le nuove scoperte partono dal presupposto della non conoscenza: se si presupponesse di conoscere tutto, non si indagherebbe e non si scoprirebbe… Sillogismi da primo anno di liceo.

    Dunque da ciò io evinco che la fede incrollabile (quella cioè di chi non ne dubita) impedisce il processo di sviluppo conoscitivo, poichè credere di conoscere la causa prima ed il fine ultimo porta inevitabilmente a credere di conoscere la strada per raggiungerlo, ma sappiamo di essere fallaci e di poter sbagliare. D’altro canto avere fede e dubitare dell’oggetto di fede significa in sostanza NON avere fede.. Si può paragonare la fede ad un rapporto di fiducia: immaginiamo che io asserisca di fidarmi del mio medico, ma anche che abbia molti dubbi sulle sue capacità. L’unica cosa che ne deduco è che io non ho fiducia nel mio medico. Funziona anche inducendo, sostituendo cioè “mio medico” con “scienza medica”.
    Allora la fede deve dubitare, altrimenti non troverà mai una strada giusta. Ma se dubita non è fede. Sapreste sciogliermi questo dubbio?

  3. troppe cose in politica e nell’ambiente ecclesiastico sono in contrasto con il Vangelo. Perchè dobbiamo subire tutto questo e allontanarci dalla politica e dalla Chiesa? Che fare per fondare una nuova comunità di credenti in Cristo senza troppe contraddizioni e speculazioni politiche. Dobbiamo abbandonare la nostra fede e speranza cristiana?

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