Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Primarie Matteo Renzi

 di Bruno Poggi

 La settimana scorsa, scrivendo un articolo sulle primarie PD proprio per questo blog, affermavo: “Bersani è in testa e vincerà le elezioni. Non so proprio dove Renzi possa prendere dei voti (ricordo che non ci si può iscrivere a votare dopo il primo turno): Vendola, al di là delle dichiarazioni di prammatica per alzare un po’ il prezzo, sa benissimo che i suoi elettori o voteranno Bersani o si asterranno”.

 E’ andata proprio così e gli elettori si sono mostrati divisi in 4 categorie:

  1. coloro che la volta precedente hanno votato Bersani ed hanno confermato il voto;
  2. coloro che la volta precedente hanno votato Renzi ed hanno confermato il voto;
  3. coloro che al primo turno hanno votato per un candidato diverso da Bersani e Renzi e al ballottaggio hanno votato per Bersani;
  4. coloro che al primo turno hanno votato per un candidato diverso da Bersani e Renzi e al ballottaggio si sono astenuti.

 Manca una quinta categoria: quelli che al primo turno non hanno votato Renzi e al ballottaggio hanno scelto lui. E qui è la radice della sconfitta del Sindaco di Firenze. La Tab.1 lo mostra in maniera inequivocabile:

Tab.1 – Comparazione tra il 1° turno e il ballottaggio dei risultati delle primarie PD

Candidato

Voti 1° turno

Voti Ballottaggio

Diff

 P.Bersani

1.395.096

1.727.131

+ 332.035

M.Renzi

1.104.958

1.117.589

+ 12.631

N.Vendola

485.689

0

 

L.Puppato

80.628

 

 

B.Tabacci

43.840

 

 

Totale

3.110.211

2.844.720

- 265.491

 I 610.157 voti dei sostenitori di Vendola, Puppato e Tabacci  sono andati per oltre la metà a Bersani (il 54,4%) mentre il 43,5 si è astenuto: solo il 2,1% di costoro ha scelto Renzi e la percentuale è forse inficiata dai pochissimi nuovi elettori ammessi al ballottaggio. Tuttavia Bersani, anche se non avesse avuto l’apporto di una parte degli elettori di Vendola e dei candidati minori, avrebbe vinto ugualmente le primarie. Solo, lo avrebbe fatto con una percentuale inferiore: 55,8% a 44,2%. La questione di fondo è che queste primarie sono state pensate per favorire la partecipazione dei militanti più che quella dei semplici cittadini. E di questo Renzi e il suo staff si sono resi conto solo dopo i risultati del primo turno; hanno capito cioè che le regole pensate per queste primarie erano state escogitate per fare vincere l’uomo dell’apparato: Pierluigi Bersani.

 La prima “fregatura” per Renzi è stato il ballottaggio: in questo modo Bersani si garantiva una possibilità di vittoria anche se non fosse stato in testa al primo turno, perché aveva comunque un serbatoio di voti a cui attingere. Certo, sarebbe stato più difficile, ma la possibilità era in ogni caso concreta. Renzi quest’opzione non l’ha potuta giocare. Ma la scelta veramente discriminante, che infatti è stato il leit motiv di questa settimana, è il tipo di elezioni primarie scelte: quelle cosiddette semi-aperte. E qui ritengo che sia bene fare chiarezza e spiegare come funzionano le primarie. Anche perché in futuro, se mai si ripeteranno per qualunque schieramento, gli elettori hanno il diritto di sapere chi vi sono differenti sistemi e di conoscerne le differenze. Negli USA, patria indiscussa di questo sistema di voto, vi sono 4 tipi di elezioni primarie: i caucus, le primarie chiuse, quelle semi-aperte e quelle aperte.

 I caucus (che  a mio avviso sarebbero un ottimo sistema da utilizzare in Rete) sono delle assemblee di elettori (il termine è di derivazione indiana e significa “incontro tra capi tribù”). Il sistema di voto è veramente spettacolare: i votanti si recano in una sala grande, precedentemente individuata, e si dividono in vari gruppi ai vari angoli della sala secondo le intenzioni di voto (è ammesso anche il gruppo degli indecisi); dopodichè, un rappresentante per ogni gruppo espone le ragioni che l’hanno spinto ad appoggiare lo specifico candidato e invita coloro che sono negli altri gruppi a spostarsi fisicamente nel suo. Gli indecisi tendenzialmente abbandonano il proprio gruppo e si aggiungono ai supporters del candidato prescelto. Per essere certi che la scelta sia stata meditata, si propongono varie rotazioni negli interventi. Dopo che tutti hanno avuto la possibilità di argomentare le proprie ragioni, replicando precisamente a quelle degli altri, si dichiara la fine degli interventi e si consente un ultimo posizionamento nei vari gruppi. Compiuto il posizionamento finale vi è il conteggio di tutti i partecipanti e si calcola la “viability”, cioè il numero corrispondente al 15% del totale dei partecipanti. Tutti i gruppi con un numero di aderenti inferiore alla “viability”, cioè il numero corrispondente al 15% del totale dei partecipanti, sono invitati al “realign”, al riallineamento, cioè a sciogliersi e a confluire in gruppi che hanno superato la “viability”; per chi non voglia “riallinearsi”, è possibile abbandonare la sala e tornare a casa. Si procede infine alla conta e si certificano i risultati.

Le primarie chiuse sono primarie alle quali partecipano solo gli iscritti ad un partito (uno stato degli USA che le utilizza è il Maryland). Le primarie semi-aperte prevedono che l’elettore si sia precedentemente iscritto in apposite liste prima del voto (come è stato nel caso delle primarie PD). Le primarie aperte sono elezioni dove chiunque può liberamente votare (negli USA le adotta il Texas).

 E’ evidente che nel caso delle primarie chiuse vi è la massimizzazione dell’opinione dei militanti, ma uno scarsissimo coinvolgimento anche solo dei simpatizzanti. Anche nel caso delle primarie semi-aperte prevale la presenza dei militanti, non fosse altro perché, come nel caso delle primarie PD, l’elettore si deve mobilitare tre volte: la prima per registrarsi, la seconda per votare al primo turno e la terza per votare al ballottaggio. Nel caso delle primarie aperte, invece, vi è il rischio concreto di “inquinamento” del voto (gli elettori di un partito avverso possono recarsi in massa a votare per influire sul risultato), ma è indubbio che chi rappresenta una novità e vuole uscire dal recinto elettorale tradizionale del suo partito è avvantaggiato da un sistema di questo tipo. Renzi ha chiesto di applicare un sistema di primarie aperte, ma lo ha fatto dopo avere accettato le regole di un sistema di primarie semi-aperte.

 Aveva proprio ragione Goethe quando diceva: “Niente è più terribile dell’ignoranza in azione”.