Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Oltre 6.000 i posti di lavoro persi nell’ultimo anno e numerose aziende costrette a chiudere: con il V conto energia il fotovoltaico italiano sta vivendo il suo peggior periodo di sempre. Dall’Assemblea annuale di Anie/Gifi preoccupazione per la situazione attuale, ma anche voglia di guardare al futuro con positività.

“Oltre 6.000 i posti di lavoro persi nell’ultimo anno e numerose le aziende costrette a chiudere o trasferire all’estero le proprie attività. È la conseguenza di una serie di misure legislative e normative - V Conto Energia e CEI 0-21 – approvate nel giro di poche settimane che non hanno recepito le istanze dell’industria e che hanno affossato in maniera consistente un settore che ha dimostrato, in un periodo di crisi finanziaria, una dinamicità unica generando benefici enormi per il Sistema Paese.”

“Stiamo vivendo il periodo peggiore della storia del fotovoltaico italiano – dichiara Valerio Natalizia Presidente di ANIE/GIFI, la voce fotovoltaica di Confindustria – e una situazione al limite dal paradosso. Il fotovoltaico contribuisce a soddisfare oltre il 7% della produzione elettrica nazionale e allo stesso tempo abbiamo un comparto industriale che rischia di scomparire a causa di provvedimenti privi di lungimiranza che hanno ulteriormente inasprito la burocrazia e inibito quei processi virtuosi che permettevano alle aziende di pianificare investimenti sul territorio.”

Parte da questo presupposto il presidente Natalizia per lanciare l’ennesimo appello al Governo affinché intervenga con alcune misure a costo zero in grado di agevolare il raggiungimento della grid parity e rilanciare il settore. Proposte che contemplano la riduzione della burocrazia e degli oneri per l’accesso al sistema elettrico e di esercizio degli impianti fotovoltaici e un’estensione dell’attuale meccanismo di Scambio sul Posto: “Questi provvedimenti non avrebbero nessun impatto sulla bolletta elettrica, sarebbero a costo zero sia per le casse dello Stato sia per i cittadini e contribuirebbero ad abbassare i costi degli impianti per accompagnare la tecnologia alla piena competitività”.

“Auspichiamo – ha concluso Natalizia – che, almeno questa volta, i nostri interlocutori istituzionali mostrino apertura e disponibilità ad ascoltare le istanze di un settore che fino al 2011 ha dato lavoro e prosperità a oltre 100.000 persone”.