L’anno nero di Napolitano. Dalla (sfumata) legge elettorale al “boomerang” Monti


Autore: Il Fatto Quotidiano

“Un’altra legislatura perduta” per le riforme istituzionali: “Le aspettative, createsi un anno fa con il governo Monti, erano troppo fiduciose”, il “sussulto di operosità riformatrice” è però stato “frenato da resistenze”. E che resistenze. E’ forse questo il passaggio più amaro dell’ultimo anno di Giorgio Napolitano al Quirinale. Nonostante i molteplici sforzi, la “missione” di cui si era fatto carico all’inizio del suo mandato, quella di imprimere una forte scossa riformatrice all’architettura stessa dello Stato, si è scontrata con un Parlamento governato prima dal conservatorismo e dalle leggi ad personam, poi dall’emergenza economica sul finale di legislatura. Per giunta, quello che era stato salutato come il suo capolavoro politico – costringere Berlusconi alle dimissioni dando l’incarico a Monti senza alcuna sbavatura istituzionale, ma con grande attenzione ai dettagli normativi – gli si è poi rivolta contro, non appena Mario Monti si è svestito dei panni del tecnico per indossare quelli del politico. E, ulteriore smacco, usando come “predellino” l’anno di governo e l’agenda di salvataggio dell’Italia in Europa che Napolitano aveva concorso a scrivere. Un vero tradimento. La “brusca conclusione della legislatura” non ha concesso a Napolitano di governarlo. Tante cose sono sfuggite di mano all’11esimo presidente della Repubblica in questo suo ultimo tratto di cammino sul Colle più alto. Quest’ultimo anno, in particolare, è stato davvero gonfio di mille amarezze, quante neppure Berlusconi, con il suo perdurare a palazzo Chigi all’insegna delle proposte di leggi che lo salvassero dai processi, gli avevano dato nel corso degli anni precedenti. Davvero un “annus horribilis” per re Giorgio. Che adesso, come ultima delusione rispetto ad un percorso che lui stesso si era già disegnato (e che è fallito) dovrà pure dare l’incarico al nuovo presidente del Consiglio. Se sarà Monti, la sconfitta potrebbe essere ancora più bruciante.

Un boomerang chiamato Mario Monti – “È giunto il momento della prova, il momento del massimo senso di responsabilità. Non è tempo di rivalse faziose né di sterili recriminazioni. È ora di ristabilire un clima di maggiore serenità e reciproco rispetto. Operiamo tutti, nei prossimi mesi, per il bene comune, facendo uscire il paese dalla fase più acuta della crisi finanziaria. Questo, credo, è ciò che l’Italia si augura”. Era il 13 novembre del 2011. Silvio Berlusconi aveva appena lasciato, dimissionario, il Quirinale e a Mario Monti era stato appena conferito l’incarico di formare un nuovo esecutivo tecnico di emergenza nazionale. Napolitano, autore del progetto del cambio della guardia “morbido” a palazzo Chigi è stato acclamato per giorni come “re Giorgio”, colui che aveva chiuso di botto il ventennio berlusconiano senza che alcun trauma visibile potesse scuotere i mercati internazionali assetati di “sangue” nazionale. Un capolavoro d’astuzia, si disse. E anche una conoscenza profonda dei dettami costituzionali, sfruttate in modo forse inconsueto, ma in modo da fargli centrare l’obiettivo previsto.

Il “capolavoro”, soprattutto, consisteva nell’aver “blindato” la figura di Monti con la carica di senatore a vita in modo da tenerlo a distanza dalle lusinghe e dai trabocchetti della politica. E consentirgli di portare a termine il suo compito senza avere l’assillo di doversi misurare con gli elettori e le urne. Poi, però, Monti ha cominciato a mostrare debolezze e altre fragilità. Ha messo a segno alcuni provvedimenti molto discussi come la legge sul lavoro e quella sulle pensioni mentre ancora gli “osanna” sulla sua nomina erano messaggi quotidiani al popolo elettore. Napolitano, all’inizio, ha retto il gioco. E la consuetudine con Monti, nonostante qualche piccolo screzio, è proseguita feconda fino al mese scorso, quando la vanità e le pressioni internazionali (quelle del Ppe, soprattutto) hanno reso evidente a Napolitano l’errore commesso. “Mi trovo a dover chiarire – ecco dunque l’ammissione di Napolitano, il 18 novembre scorso – che su di me ricadrà un compito nettamente diverso da quello che mi toccò assolvere nel novembre del 2011”. Amarezza vera, dunque. E, forse, neppure la più pesante.

La successione sfumata – Si disse, nel novembre del 2011, che con l’incarico a Monti, Napolitano si fosse anche scelto il suo successore “naturale” alla guida del Paese. Un’ipotesi che Napolitano non ha mai ufficialmente negato. Oggi, dopo la “salita” di Monti in politica, anche quel desiderio (legittimo, almeno nei primi e peggiori momenti della crisi) trova meno concretezza; Monti potrebbe tornare a palazzo Chigi, si diceva. Alla guida di un governo politico, stavolta, ma che comunque sarà classificato come Monti bis. Per il nuovo inquilino del Quirinale, insomma, la partita oggi è più aperta che mai. Chissà se anche questa, tra le tante, è un’amarezza.

Il naufragio annunciato della legge elettorale – Delusioni e sconfitte, dunque. La più feroce delle quali riguarda senz’altro la legge elettorale. Che i partiti non fossero in alcun modo intenzionati a sostituire l’adorato (per loro) Porcellum lo si era capito da tempi immemorabili, prima ancora che la questione esplodesse a Parlamento chiuso per le vacanze estive. E con i due presidenti delle Camere, Fini e Schifani, che in barba ad ogni prudenza andavano annunciando l’apertura straordinaria delle Camere proprio per discutere dell’annosa questione. Su questo punto, Napolitano si è dimostrato nel tempo peggiore di un martello pneumatico. Proprio l’11 agosto scorso, a saracinesche parlamentari abbassate, il Presidente della Repubblica esplose in un richiamo ai partiti di rara forza: “Resto inquieto nel non vedere ancora vicine ad un approdo le discussioni, che procedono verso continui alti e bassi, su una nuova legge elettorale”. E ancora: “Debbo ricordare – si leggeva in una missiva inviata proprio a Fini e Schifani – che su questa materia consultai nel gennaio scorso i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, ricevendone indicazioni largamente convergenti anche se non del tutto coincidenti a favore di una nuova legge elettorale”. Tutto è stato vano. Anche se ci ha provato fino all’ultimo, fino al 28 novembre scorso, in pratica fuori tempo massimo: “Rispettate gli impegni – intimò ai partiti – si tratta di una riforma essenziale per la vita democratica”. Non è stato ascoltato.

La trattativa Stato-Mafia – Giorgio Napolitano ha voluto combattere una battaglia personale contro chi aveva solo osato immaginare la possibilità di un suo intervento sui giudici di Palermo per “salvare” l’ex ministro Nicola Mancino, indagato nell’ominima inchiesta della Procura siciliana. E’ stato il Fatto Quotidiano, il 16 giugno del 2012, a svelare, con una intervista al consigliere giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio, l’esistenza di pressioni esercitate da Mancino su Napolitano. Ed è scoppiato l’inferno. Il 20 giugno, al culmine di una campagna a tappeto del Fatto, è emersa con chiarezza la strategia messa in atto dal Colle per coprire Mancino. Napolitano ha dato fuoco alle polveri. Ci si sarebbe aspettati dal Presidente della Repubblica un’operazione opposta, di pura trasparenza. Che, invece, non è arrivata. Anzi. Proprio per ribadire l’insindacabilità di ogni suo atto, il Capo dello Stato ha sollevato un conflitto d’attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Un atto di forza nei confronti della Procura di Palermo su cui, alla fine, l’ha avuta vinta, anche se l’intera vicenda resta pesante come un macigno sull’intero mandato istituzionale. Tutto resta ancora da chiarire.

Il silenzio su Ilva e esodati – Nel frastuono delle polemiche sulla trattativa Stato-Mafia, Napolitano ha omesso di fare pressione su due casi che restano ferite aperte nella vita sociale del Paese. Il capitolo “esodati” e l’altro, senz’altro scottante, dell’Ilva di Taranto. Ebbene, sul primo fronte, trattandosi di un macroscopico errore di calcolo (solo?) commesso dal governo Monti, Napolitano si è limitato a dire che la questione “restava da chiarire” all’interno delle “ineludibili riforme” avviate dal governo. Frasi pronunciate il primo maggio del 2012 (la festa del Lavoro, una beffa?) e oggettivamente troppo sintetiche per essere considerate una vera e propria presa di posizione. Un’emergenza trattata, forse, con troppa leggerezza, al pari della questione Ilva, liquidata il 29 novembre scorso come troppo complicata per mandare messaggi”

La battaglia contro “l’antipolitica” – Il termine, coniato un po’ a casaccio per classificare un fenomeno politico di rottura con il sistema esistente, è stato brandito da Napolitano come una clava per colpire un solo personaggio: Grillo. L’invito al Paese è stato quello a tenere duro, “senza abbandonarsi a una cieca sfiducia nei partiti – ecco l’arringa del Presidente del 25 aprile – come se nessun rinnovamento fosse possibile, e senza finire per dar fiato a qualche demagogo di turno”. In quell’occasione, Napolitano prese in prestito un pezzo di storia: “Vedete, la campagna contro i partiti, tutti in blocco, contro i partiti come tali, cominciò prestissimo dopo che essi rinacquero con la caduta del fascismo: e il demagogo di turno fu allora il fondatore del movimento dell’Uomo Qualunque, un movimento che divenne naturalmente anch’esso un partito, e poi in breve tempo sparì senza lasciare alcuna traccia positiva per la politica e per il Paese”. Quindi, il monito: “Ci si fermi a ricordare e a riflettere – disse – prima di scagliarsi contro la politica; rifiutare i partiti in quanto tali, dove mai può portare?”. Il dove non è ancora messo in evidenza, ma di certo Grillo ha rappresentato l’ennesimo schiaffo alla liturgia politica e sociale del Capo dello Stato. Rimarrà di certo negli annali la battuta che Napolitano regalò alle cronache dopo l’affermazione politica del Movimento 5 Stelle alle elezioni Regionali: “Non vedo il boom di cinque stelle”. L’ex comico se ne risentì. “Sono rimasto a bocca aperta, spalancata, come un’otaria – ecco la risposta – ho le mascelle che mi fanno ancora male. Là dove non hanno osato neppure i gasparri e i bersani ha volato (basso) Napolitano”. Grillo sfoderò la Costituzione ricordando che “il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale” (articolo 87 della Costituzione), dunque “rappresenta anche il MoVimento 5 Stelle e anche, dopo queste elezioni, i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini. Il boom del M5S non si vede, ma si sente. Boom, boom, Napolitano!”. Se anche questo non è uno schiaffo…

12 thoughts on “L’anno nero di Napolitano. Dalla (sfumata) legge elettorale al “boomerang” Monti

  1. Luca 11:1 E avvenne che egli si trovava in un certo luogo a pregare e, come ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra, come nel cielo. 3 Dacci di giorno in giorno il nostro pane necessario. 4 E perdona i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore; e non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno”».

    Non dire: Padre se ogni giorno non ti comporti da figlio
    Non dire: Nostro se vivi soltanto nel tuo egoismo
    Non dire: Che sei nei cieli se pensi solo alle cose terrene
    Non dire: Venga il tuo Regno se lo confondi con il successo materiale
    Non dire:Sia fatta la tua volontà se non l’accetti anche quando è dolorosa
    Non dire: Dacci oggi il nostro pane quotidiano se non ti preoccupi della gente che ha fame
    Non dire: Perdona i nostri debiti se non sei disposto a perdonare gli altri
    Non dire: non ci indurre a tentazione se continui a vivere nell’ambiguità
    Non dire: liberaci dal male se non ti opponi alle opere malvagie
    Non dire: Amen se non prendi sul serio le parole del PADRE NOSTRO
    @HALO III – Le tue affermazioni non hanno nulla a che fare con la fede. La Bibbia ci insegna che Dio da a tutti una quantità di fede e non la si perde. Va alimentata con l’ edificazione meditando la Parola di Dio, la preghiera fatta con il cuore e la testimonianza da parte di chi ha ricevuto da Dio.Quello che sta avvenendo nel mondo fu ampiamente preannunciato nella Bibbia e tanto deve ancora succedere. Non deve “abbatterci”, ma darci ancora più fede nel Dio che ci ha preavvisato attraverso la Sua Parola. Ciao!
    SENTO CHE DEVO FARE UNA PRECISAZIONE!
    PER “PREGARE A PAPPAGALLO” INTENDO CHI RIPETE PREGHIERE ESISTENTI SENZA ESSERE CONSAPEVOLI DEL LORO SIGNIFICATO E SENZA PROVARE DI CUORE LE PAROLE CHE SI PROFESSANO.
    IN POCHE PAROLE RIPETONO PREGHIERE DI ALTRI IN UN MODO SUPERFICIALE ED ASSENTE.
    @Crobon – Ciao! La preghiera formulare, ripetuta senza provare di cuore il contenuto, non ha valore. Non puoi fare fesso Dio.
    La preghiera spontanea, invece, esce dal proprio cuore.

  2. So che il cavallo non è un gioco, e un animale e mi dovrò prendere cura di lui, ma sono pronta a rinunciare a tutto per lui, per farlo stare bene; ora sono 3 anni che vado a cavallo, so prendermi cura di un cavallo e so svolgere tutti i lavori di scuderia; ho avuto proposte dal mio allenatore di farmi fare gare ma ho rifiutato perché non è quello che voglio.Sono abbastanza brava a scuola anche se l’ anno precedente ho perso un anno, quest’anno sto facendo di tutto per recuperare e con buoni risultati.
    Io abito in campagna ho tanto di quello spazio da poterci fare un maneggio. Questa passione la ho da quando ero moooolto piccola e sto sempre insistendo per prenderlo ma mai niente. Ora mi sono innamorata di un cavallo che rischia di essere venduto a un’altra persona e perciò rischierei di perderlo.
    Aiutatemi io vorrei davvero avere un’amico quadrupede con la quale condividere la mia avventura in questo mondo meraviglioso dell’equitazione. E’ il mio sogno più grande!

  3. secondo me dopo quello che ha scritto oggi su Aquilani hanno finalmente scoperto le carte facendo capire a tutti i tifosi Romanisti VERI che il quotidiano Il Romanista è tutto tranne che Romanista,anzi è Anti Romanista.
    io spero che la As Roma lo denunci e gli faccia cacciare talmente tanti soldi per ripagare i danni di immaggine che gli ha creato e che li mandi falliti una volta per tutte.
    ma primi di tutti dobbiamo essere noi tifosi a capire che quel giornale va evitato.
    qusta è a scandalosa edizione di questa mattina,smentita in giornata dalla dirigenza della Roma

    http://www.ilromanista.it/?section=edicola

  4. Affermando che sa tanto di dittatura fascista che ci sia un reato, per cui se mandi a fare inculo il presidente della repubblica rischi 5 anni di galera?
    Anche perchè dice Grillo, con le ultime scelte fatte da napolitano, di vaffanculi se ne è presi in abbondanza.

  5. Napolitano: “La crisi non è finita”
    CERNOBBIO (COMO)«La crisi non è finita ed è destinata a provocare serie conseguenze sul mercato del lavoro nei prossimi mesi». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, collegato in videoconferenza al workshop Ambrosetti di Cernobbio, in cui ha parlato soprattutto del rilancio dell’Unione Europea.

    Io Amici non ci capisco più nulla;perdonatemi………..

    silvio e i suoi “amici dicono che va tutto bene e siamo in ripresa, nonostante con chiunque si parli si vede preoccupazione o ci s’accorge di realtà insostenibili,il presidente della Repubblica invece lancia questo monito agli Italiani…………
    Cosa si può dire in merito?

  6. Era un contratto di apprendistato.
    A quanto ho capito siccome ero in prova non devo dare il preavviso.
    Mi sono dimesso a voce e a distanza di un giorno mando una raccomandata per avere le spettanze liquidatorie entro 1 mese.
    Che consigli mi date?

    Grazie davvero per l’aiuto che mi potete dare.

  7. Controllate le date di nascita e spiegatemi questo strano fenomeno della politica italiana..
    L’italia è un paese per vecchi?

    Nicolas Sarkozy (Parigi, 28 gennaio 1955)
    Barack Obama (Honolulu, 4 agosto 1961)
    Angela Merkel (Amburgo, 17 luglio 1954
    Vladimir Putin (Leningrado, 7 ottobre 1952)
    Dmitrij Medvedev (Leningrado, 14 settembre 1965)

    Mario Monti (Varese, 19 marzo 1943)
    Silvio Berlusconi (Milano, 29 settembre 1936)
    Giorgio Napolitano (Napoli, 29 giugno 1925)
    @ Onda, non direi proprio, a giudicare dai risultati raggiunti dai leader degli altri paesi.

  8. “Non bisogna temere di ritrovarsi uniti insieme attorno ai grandi principi ed ai grandi obiettivi e a dire che sono comuni per tutti”, ha detto oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    ma quali sono secondo voi i grandi principi e i grandi obiettivi comuni per tutti?

    io direi l’aniticomunismo, e voi?

  9. “….Intanto secondo le previsioni e nel rispetto di una tradizione del Fine-Anno che Napolitano ha consolidato negli anni, il Capo dello Stato non si limiterà a soggiornare nel capoluogo partenopeo, ma mentre rivolge appelli agli italiani perchè si sottopongano di buon grado a inauditi sacrifici che non serviranno a niente, lui si “adatterà” a trascorrere anche un paio di giorni a Capri. Il rientro a Roma è previsto dopo il 5 gennaio.
    è trascorsa interamente a Villa Rosebery, nell’intimità familiare e senza sacrifici, anzi in gioia ed euforia, la giornata del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale ha confidato ad alcuni vecchi amici che lo hanno sentito telefonicamente (anche la Merkel? ndr) di avere del lavoro da svolgere (forse non ha ancora finito di distruggere il Paese, ndr) prima di dedicarsi al meritato riposo…..”
    @Eura
    il particolare è che le bustarelle il bavoso se le paga da solo, i soggiorni a Vialla Rosemery di chi ci chiede di fare sacrifici…. li paghiamo noi.

  10. Inviando una e-mail al Presidente Giorgio Napolitano.

    Questo è il link per scrivere al Presidente con lo schema: https://servizi.quirinale.it/webmail/

    Propongo questa che è sintetica ma ognuno la metta come vuole.
    ————————————-
    Oggetto: Solidarietà ai familiari delle vittime di Viareggio
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    Gentile Presidente
    come appartenente al gruppo del Social Network Yahoo Answer desidero che Lei personalmente porti come testimonianza, attraverso i mezzi di comunicazione nazionali, la nostra solidarietà ed il nostro affetto ai familiari delle vittime di Viareggio.

    Nome e Cognome
    ————————————-

    – Proporrei ad ognuno di fare un tam tam della massima portata e di inviare tutti contemporaneamente la mail giovedì 9 Luglio in modo che il venerdì all’apertura degli uffici gli impiegati si trovino di fronte ad un impatto da dover tenere in considerazione e sentirne parlare su qualche rete RAI e qualche quotidiano.

  11. Un giorno dicono una cosa il giorno dopo la smentiscono con i fatti….L’ultima è questa

    “Non mi convinceranno a restare. Mia elezione non è soluzione e sarebbe al limite del ridicolo” – Giorgio Napolitano 14/04/2013

    E NESSUNO DICE NIENTE

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