Autore: Il Fatto Quotidiano

Franco Fiorito (nella foto) detto ‘er batman’, per giustificare le spese personali fatte con soldi pubblici, ha provato a metterci il faccione. Niente, tutto inutile: l’ex capogruppo del Pdl al consiglio regionale del Lazio è finito in carcere e Renata Polverini si è dovuta dimettere, mentre le foto sui giornali la ritraevano a far festa accanto ad ancelle, giovani mascherati da maiale e un bell’Ulisse impersonato dal compagno di partito Carlo De Romanis. Immagini simbolo della casta che più di tutte è finita alla ribalta nel 2012, quella dei consiglieri regionali. Politici che, non avendone abbastanza delle già abbondanti indennità, hanno deciso di togliersi più d’uno sfizio con i fondi assegnati ai gruppi consiliari di mezza Italia. Per le Regioni è stato un annus horribilis, che ora si conclude con il record della Lombardia: 62 consiglieri ed ex consiglieri di Pdl e Lega indagati per peculato, come se non bastassero tutti gli altri scandali che da mesi travolgono il Pirellone.

Abuso dei contributi in mano ai gruppi consiliari, su questo si indaga. Lazio e Lombardia non sono state nemmeno le prime regioni a finire sotto la lente dei magistrati. L’esordio è stato tre anni fa in Sardegna: l’inchiesta avviata allora nei giorni scorsi ha portato al rinvio a giudizio di 18 consiglieri del gruppo Misto della precedente legislatura, quella targata Soru. Secondo l’accusa hanno utilizzato il denaro pubblico non solo a fini istituzionali, ma anche per pagarsi auto, vestiti, viaggi, cene e bollette. Sull’isola sono finiti a processo anche i colleghi Adriano Salis dell’Idv e Silvestro Ladu, oggi senatore del Pdl, il quale avrebbe fatto riparare l’auto della moglie con i soldi assegnati al partito.

Poi la Basilicata, con un’inchiesta partita sempre nel 2009 che ha portato alla sbarra per falso e truffa quattro consiglieri (Prospero De Franchi della Federazione popolari di centro, Franco Mattia del Pdl, Giacomo Nardiello del Pdci e Franco Mollica del Centro popolare): avrebbero dichiarato una residenza diversa dal capoluogo Potenza per ottenere maggiori rimborsi chilometrici. Briciole rispetto agli 1,3 milioni di euro che Fiorito, secondo i pm di Roma, ha dirottato sui suoi conti per comprarsi, tra l’altro, una villa al Circeo e una jeep. Una vicenda simile a quella che, sempre nel Lazio, ha portato in carcere l’ex capogruppo dell’Idv Vincenzo Maruccio, un tempo pupillo di Antonio Di Pietro: lui si sarebbe appropriato di circa un milione di euro e ne avrebbe persi 100mila alle slot machine gestite da Andrea Palma, tesoriere regionale del suo partito.

E’ dal caso Lazio che si è scatenato l’effetto domino. Sicilia, Campania, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Molise e Lombardia: la guardia di finanza ha perquisito le sedi dei consigli regionali di mezza Italia. E quasi ovunque è saltato fuori il medesimo meccanismo con cui i consiglieri riescono a utilizzare per fini privati i contributi pubblici trasferiti ai gruppi consiliari, giustificandoli come spese di comunicazione, attività politica o funzionamento dei gruppi stessi. Sulla carta, tutto a norma di legge: il consigliere per ottenere il rimborso deposita una ricevuta, magari con una causale generica, tanto poi nessuno controlla. Così in Lombardia Nicole Minetti è riuscita a farsi pagare costosi aperitivi e il libro Mignottocrazia, mentre il Trota Renzo Bossi ha puntato su videogiochi, drink e spazzolini col suo nome. Il capogruppo della Lega Stefano Galli si è addirittura fatto rimborsare dai contribuenti il ricevimento per il matrimonio della figlia.

L’inchiesta della procura di Milano, oltre a loro tre, coinvolge altre 59 persone e si aggiunge a quelle su sanità e ‘ndrangheta che hanno portato alla caduta della giunta Formigoni. Il Celeste minimizza (“in Lombardia non c’è nessun Batman e la maggioranza delle spese effettuate è stata utilizzata per scopi istituzionali”), mentre il capogruppo del Pdl Paolo Valentini fa riferimento a “una prassi consolidata e verificata annualmente dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale, che non ha mai mosso osservazioni”. Parole che delineano una strategia difensiva che con ogni probabilità sarà la stessa per molti degli indagati sparsi per il Paese: sono state le leggi regionali troppo permissive a consentire i rimborsi dietro la semplice presentazione di scontrini.

Si indaga sulle spese dei consiglieri anche nelle Marche, in Sicilia, dove la procura di Palermo fa verifiche sui 12 milioni di euro l’anno versati ai gruppi dei partiti, e in Molise, l’altre regione che insieme a Lombardia e Lazio si prepara al voto anticipato, questa volta per irregolarità nelle elezioni del 2011. Nemmeno la rossa Emilia Romagna è riuscita a salvarsi. Qui è stata avviata un’indagine, per il momento conoscitiva, che si aggiunge ai tre fascicoli già aperti: uno sui rimborsi elettorali alla Lega, uno sulle spese nella passata legislatura in cui è indagato l’ex capogruppo dell’Idv Paolo Nanni, e infine uno sulle interviste in tv pagate da diversi consiglieri con i soldi pubblici.

La Guardia di finanza ha fatto visita anche al consiglio regionale della Campania, per acquisire la documentazione degli ultimi cinque anni: secondo il calcolo dei pm dal 2008 le attività dei gruppi, la comunicazione e i portaborse sono costati al contribuente ben 20 milioni di euro. C’è poi il caso Piemonte, dove per rimborsi sospetti sono al momento indagati quattro consiglieri: Maurizio Lupi dei Verdi-Verdi, Andrea Stara della lista Insieme per Bresso, Michele Giovine dei Pensionati per Cota e Eleonora Artesio della Federazione della Sinistra. Nella loro lista di spese sospette sono finiti videogame, serate al nightclub, pedaggi autostradali e persino una sega circolare. Sotto la Mole le indagini sono partite dalle parole del deputato del Pdl Roberto Rosso, che ha raccontato a favore di telecamere di un suo amico consigliere regionale abile a “guadagnare” quasi mille euro al giorno durante la settimana bianca a Sestriere: gli è bastato spacciarla per attività politica e richiedere indennità più rimborso chilometrico. Furbizia che a Rosso è costata un’ammissione: “Voi capite che fogna sono le regioni”.

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