Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Firmati dai ministri competenti i decreti interministeriali sul conto energia termico e sui titoli di efficienza enegertica attesi da oltre un anno dagli operatori A breve saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Contenuti che soddisfano solo parzialmente gli operatori. Prima della loro entrata in vigore riportiamo alcuni nostri articoli e commenti.

Il conto delle catastrofi naturali che hanno colpito il pianeta nel 2012 è arrivato a quota 160 miliardi di dollari, pari a 122 miliardi di euro. La stima è di Munich Re, gruppo assicurativo tedesco, che nell’annuale contabilità dei disastri naturali stima che le compagnie di assicurazioni copriranno queste perdite per circa 65 miliardi di dollari (49,6 miliardi di euro).

Circa il 67% delle perdite generali e il 90% delle coperture assicurative sono attribuibili agli Stati Uniti. In termini di perdite assicurate, la catastrofe più grave del 2012 è stata l’uragano Sandy, il cui conto per le assicurazioni è stato di circa 25 miliardi di dollari (circa 19 miliardi di euro).

“Le pesanti perdite causate da catastrofi naturali legate ad eventi meteorologici negli Usa mostrano come sia necessario un maggiore sforzo per la prevenzione delle perdite – spiega Torsten Jeworrek, del board di Munich Re – sarebbe sicuramente possibile proteggere meglio conurbazioni come New York dagli effetti di questi eventi estremi. Tali azioni avrebbero senso da un punto di vista economico e gli assicuratori potrebbero riflettere questa minore esposizione nei propri prezzi”.

Valutate complessivamente, le perdite legate alle catastrofi nel 2012 sono state significativamente più basse rispetto all’anno precedente, spiega Munich Re. Nel 2011 vennero raggiunte cifre record a causa del terremoto in Giappone e Nuova Zelanda e alle gravi alluvioni in Thailandia. Nel 2011 le perdite totali toccarono quota 400 miliardi di dollari (305,5 miliardi di euro) e un totale da pagare agli assicurati per beni persi da 119 miliardi di dollari (90,8 miliardi di euro).

Guardando alle statistiche, il 2012 risulta superiore alla media decennale di 50 miliardi di dollari (38,1 miliardi di euro) per i beni perduti rimborsati ma leggermente inferiore alla media di 165 miliardi di dollari (125,9 miliardi di euro) per le perdite complessive.

Sono circa 9.500 le persone che hanno perso la vita a causa di catastrofi naturali, un numero basso se paragonato alla media dei dieci anni di 106mila vittime. Il numero relativamente basso dei decessi è dovuto al fatto che nel 2012 poche gravi catastrofi naturali si sono verificate nei paesi in via di sviluppo – segnala Munich Re – nei quali le catastrofi naturali tendono ad avere conseguenze ben più devastanti in termini di perdita di vite umane.

La siccità che ha colpito la Corn Belt nel Midwest degli Stati Uniti, l’area di maggior coltivazione di granturco e soia, è stato l’evento naturale che ha causato le seconde maggiori perdite nel 2012. La perdita complessiva nei raccolti è stata di 20 miliardi di dollari (15,2 miliardi di euro), 15-17 dei quali coperti dal programma assicurativo pubblico-privato sui danni agricoli, rendendola la maggiore perdita nella storia del sistema assicurativo agricolo statunitense. La perdita media è stata di 9 miliardi di dollari.

“L’uragano Sandy su New York e la siccità che per tutta l’estate ha colpito gli Stati Uniti dimostrano chiaramente il tipo di eventi che possiamo aspettarci di affrontare più spesso in futuro – avverte Peter Hoeppe, capo della Geo Risks Research a Munich Re – non è possibile, ovviamente, attribuire singoli eventi ai cambiamenti climatici, essendo ognuno teoricamente possibile in isolamento”. Tuttavia, “numerosi studi assumono un aumento dei periodi di siccità estive in Nord America nel futuro e una probabilità crescente di cicloni gravi relativamente lontano a nord sulla costa orientale degli Usa a lungo termine – spiega Hoeppe – l’aumento del livello del mare causato dal cambiamento climatico aumenterà ulteriormente il rischio di tempesta. E, senza alcuna prospettiva apparente di progresso nei negoziati internazionali sul clima, come quelli recenti a Doha, l’adattamento a tali pericoli utilizzando idonee misure di protezione è assolutamente essenziale”.