Autore: Il Fatto Quotidiano

Il 28 a Scampia inizieranno le riprese della serie tv “Gomorra”, sceneggiata da Stefano Bises, Leonardo Fasoli e Ludovica Rampoldi, Stefano Sollima (Romanzo Criminale – la serie e Acab) e Roberto Saviano come supervisore. La serie, 12 puntate da 50 minuti, prodotta da Cattleya, per Sky, in collaborazione con Fandango è stata già venduta in 8 paesi e gode del patrocinio del ministero dell’Interno (supporto di mezzi della polizia di stato). Ma il quartiere non ci sta a quella che appare l’ennesima speculazione su una realtà fin troppo abusata. Angelo Pisani, presidente della Municipalità di Scampia, ha negato “qualsiasi autorizzazione allo sfruttamento di immagini e luoghi in danno del territorio” e anche le associazioni sono in piede di guerra.

Ciro Corona presidente dell’associazione “(R)esistenza anticamorra” è stato contattato per aiuti logistici e per intercedere con  il padre gesuita Fabrizio Valletti, e convincerlo a simulare il funerale di un boss nella sua parrocchia. «Mi hanno chiesto – spiega Ciro Corona – di aiutarli a trovare comparse “pulite”, non legate al mondo criminale, e l’ausilio di una famiglia che affitti la propria casa nelle vele, e una nel parco “oasi del buon pastore” dove i boss si affacceranno per godersi un simulato concerto neomelodico dal balcone. Ho detto no». Invece Mirella Pignataro, attivista del centro sociale Gridas e moglie di Felice Pignataro, il muralista che ha dipinto con i suoi murales tanta parte di Scampia, spiega «non siamo contro nessuno ma la camorra va decontestualizzata dai luoghi e contestualizzata nei ragionamenti. Il racconto non deve legarsi a un posto specifico, perché oltre alla solita immagine negativa del quartiere il rischio è quello di ridurre, anche la portata del problema che ormai non conosce più confini». La gente è stufa di essere rappresentata sempre e soltanto alla stessa maniera, già mortificata per la realtà in cui è costretta a vivere, lo è a maggior ragione di fronte alla sua spettacolarizzazione. «Penso sia l’ennesima – continua Ciro Corona – occasione per enfatizzare e amplificare lo stereotipo camorristico, un’occasione per ribadire modelli culturali insani ai ragazzi, che già di per sé mitizzano il camorrista. Da anni sul quartiere si porta avanti un progetto di rete, tra associazioni, istituzioni e forze dell’ordine, per decostruire il modello culturale del criminale. Una fiction nello stile di “ Romanzo criminale” vanifica  un percorso e violenta ancora una volta la dignità di chi a Scampia ci abita e (r)esiste».

Queste operazioni appaiono sempre come speculazioni che entrano nel quartiere, senza tenere conto di quello che pensa chi ogni giorno vive il quartiere. Tra l’altro il territorio non avrà nessun tipo di ricaduta né in termini economici né di immagine. È ormai evidente che alla cartolina del Vesuvio con il pino si è sostituita la Gomorra delle vele, un racconto che non cambierà mai se chi ha il potere di incidere sull’immaginario collettivo non invertirà la tendenza!