Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

L’eolico italiano sta incassando malissimo il colpo della riforma degli incentivi varata dal governo Monti. Dati ancora non ufficiali parlano di aste quasi deserte ed Anev stima che il settore perderà il 75% del giro d’affari, con circa 3.500 posti di lavoro in meno rispetto al mercato precedente alla riforma degli incentivi.

L’eolico italiano sta andando incontro a un crollo, a causa del nuovo sistema incentivante varato dal governo Monti ed entrato in vigore dal 1° gennaio. Il settore in Italia nel 2013 perderà il 75% del giro d’affari, cosa che porterà ad avere circa 3.500 posti di lavoro in meno rispetto a quanto ce ne sarebbero senza il colpo di scure del decreto sulle rinnovabili elettriche. È questa la stima che fornisce a QualEnergia.it il  presidente di Anev, Simone Togni. Un calcolo che è tratto da dati, ancora non ufficiali (il GSE dovrebbe diffonderli nelle prossime settimane), in possesso dell’associazione sulla partecipazione alle aste.

Le aste infatti sarebbero state un flop: per l’eolico a terra le offerte sono per meno di 450 MW, a fronte di un contingente di 500 MW, e per l’eolico offshore un solo progetto da 30 MW, su un contingente di 650 MW. Positivo solo il risultato dei progetti presentati per gli impianti sotto la soglia che obbliga l’accesso tramite aste, che avrebbero sfiorato i 200 MW su un contingente di 60 MW; un  numero che però, ci spiega Togni, “va preso con le molle”: i progetti che si realizzeranno veramente potrebbero essere molti meno; addirittura il contingente potrebbe non essere raggiunto dato che per queste taglie, a differenza che per gli impianti che accedono agli incentivi tramite asta, non è richiesta una fideiussione a garanzia dell’iscrizione e molti fanno richiesta solo a titolo cautelativo.

Nel complesso dunque per l’industria del vento italiana si profila una contrazione spaventosa: “considerando i circa 150 MW dei progetti del “transitorio”, le iniziative per l’onshore sono inferiori ai 300 MW. Tenendo poi conto che tra questi vi potrebbero essere progetti privi dei requisiti necessari, potremo dirci fortunati se alla fine saranno realizzati 250 MW: in pratica come 10 anni fa e un quarto dei circa 1.000 MW mediamente registrati negli ultimi 5 anni, dato che anche per il 2012 le nostre previsioni indicano un dato intorno ai 1.000 MW”, commenta Togni.

“Dai circa 1,5 miliardi di euro investiti nell’eolico italiano ogni anno, soldi che ricadevano sull’economia del Paese sotto forma di occupazione, entrate fiscali, ecc., si passerà a circa 375 milioni. Significherà avere circa 3.500 posti di lavoro in meno rispetto a quanto se ne avrebbero con il trend precedente. È stato fermato uno dei pochi settori che ancora continuava a dare occupazione e a sostenere l’industria nazionale dell’energia.”

A causare il brusco atterraggio dell’eolico nostrano i nuovi incentivi, troppo poco remunerativi, e il contestato meccanismo delle aste. In base a un censimento effettuato da Anev esistono progetti autorizzati e pronti per la connessione a rete per quasi 4.000 MW: “l’80% sono rimasti fermi per il non sufficiente ritorno economico garantito dalle aste e il restante 20% bloccati per problemi nelle procedure burocratiche – spiega Togni – È evidente che l’incentivo proposto non è sufficiente nonostante l’aumento della durata; il rischio concreto è la prossima chiusura di molte aziende eoliche, colpite peraltro dalle nuove norme sul dispacciamento delle fonti rinnovabili non programmabili introdotte con la delibera 281/2012, che pesano per circa 6-7 euro a MWh e che Anev ha chiesto al Tar di sospendere”.