Autore: Il Fatto Quotidiano

Vedendo le foto ed il video pubblicati relativi all’attacco con corpo contundente sferrato da una fedele (sic!) contro una giovane ragazza, mentre quest’ultima era addirittura trattenuta dalle forze di sicurezza (per aver mostrato il suo seno nudo come forma di protesta a favore dei diritti degli omosessuali) ho provato un senso di rabbia.

Certamente girare a seno nudo, nel bel mezzo di una manifestazione religiosa (l’Angelus domenicale del papa) è un gesto fortemente provocatorio che, comprensibilmente, può suscitare il disappunto di chi crede fortemente nei valori cattolici. Tale gesto, comunque, era chiaramente finalizzato ad enfatizzare l’attenzione sul messaggio a favore dei diritti dei gay tatuato sul corpo nudo. Ma di qui a picchiare con un corpo contundente (e con quale espressione di violenza!) la protagonista di tale gesto, mi pare ci sia un abisso di (in)civiltà. A ciò si aggiunga che le forze dell’ordine – almeno nella sequenza pubblicata – continuavano a trattenere la ‘pericolosa’ contestatrice (rea di aver …mostrato il seno!), mentre non sono minimamente intervenute, ed anzi di fatto hanno agevolato, la fedele ed amorevole dispensatrice della verga di Santa Romana Chiesa. Una scena che, personalmente, mi ha ricordato le sequenze della triste vicenda della ‘scuola Diaz’ (spero almeno che le forze dell’ordine abbiano identificato e denunciato la violenta e facinorosa manifestante …dello spirito di Cristo, e che si aprano procedure disciplinari per fare chiarezza sull’operato delle forze dell’ordine stesse).

E che dire della Chiesa, che nulla ha detto avverso tale ignobile aggressione fisica? Un simile comportamento omissivo da parte della Santa Sede, accompagnato alle feroci critiche (di violenza paragonabile forse solo a quella di alcuni noti politici pluri-indagati e condannati che periodicamente si scagliano contro la magistratura)  avverso la decisione della Cassazione sui diritti delle coppie gay  (nel caso di specie tenere il figlio con sé), è davvero espressione di quell’esempio di amore e comprensione che la Chiesa vorrebbe insegnare?

Personalmente mi batto da anni (non come certe forze politiche che cavalcano oggi il consenso elettorale, dopo aver omesso qualsiasi intervento per decenni) per il riconoscimenti dei diritti delle coppie omosessuali e LGBT (è mai possibile che la badante ventenne che sposa un novantenne abbia diritto alla pensione di reversibilità, mentre una coppia dello stesso sesso che si è amata per tutta la vita non ne ha diritto?), battaglia che, nonostante le sempre più frequenti interferenza delle Chiesa (che c’è da chiedersi se vi sia addirittura una violazione dei Patti Lateranensi, essendovi spesso espressi inviti ai cattolici ad interferire con la linea politica, peraltro con i pessimi risultati, ad esempio, osservati nella legge sulla c.d. fecondazione assistita) è una battaglia destinata ad essere vinta, per scelta politica o perché più probabilmente sarà imposta da norme e decisioni sovranazionali (significativi gli spunti, in tal senso, della Corte Europea di Strasburgo), e questo mio impegno mi rende ancor più difficile comprendere l’atteggiamento della Chiesa, che reputo fortemente contraddittorio.

Credo infatti che rischi di passare un pericoloso messaggio: la Chiesa può difendere i propri valori (che nessuno Le impedisce di seguire all’interno della propria comunità di fedeli) con violenza verbale e tollerando finanche la violenza fisica dei propri fedeli, ma mai sia consentito tollerare un seno nudo da parte di chi protesta per la uguaglianza e non discriminazione in ragione delle preferenze sessuali. 

Ma voglio essere ottimista: che sia l’inizio di un nuovo atteggiamento anche contro il grave (questo si) fenomeno dei preti pedofili, fatti per i quali il Vaticano è stato addirittura denunciato alla Corte de L’Aja e che ha visto Ratzinger protagonista di una indagine in Texas, dalla quale è uscito avvalendosi della immunutà di Capo di Stato?