Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Tutti gli studenti dell’Erasmus privati dei diritti politici da un Decreto di Re Giorgio. Invece gli altri, da quelli spagnoli a quelli tedeschi, da quelli inglesi a quelli – perfino – messicani, votano tranquillamente! E 25 mila voti sono più di quelli che decisero le sorti delle elezioni del 2006!

Giovani Erasmus Non votano


di Valerio Valentini

 Gli studenti italiani impegnati nel progetto Erasmus non potranno votare alle prossime elezioni politiche. A meno di non tornare in Italia, pagando con i propri soldi, le spese per il viaggio, senza poter usufruire di alcuno sconto.

 Lo stabilisce il Decreto del Presidente della Repubblica numero 226 del 22 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale due giorni dopo. È lo stesso decreto nel quale vengono ufficialmente indette le elezioni del 24 e 25 febbraio, e che recita solennemente: “Gli elettori residenti all’estero e alcune specifiche categorie di connazionali temporaneamente all’estero per motivi di servizio o missioni internazionali potranno votare per corrispondenza in occasione di tali consultazioni”. Tutto legittimo, apparentemente…

 E invece no. Perché il punto 2 del decreto, quello che regola le modalità di voto per “i cittadini italiani temporaneamente all’estero”, riconosce il diritto di votare “per corrispondenza, previa apposita dichiarazione”, soltanto “alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali”, ad alcuni “dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio”, e ad alcuni “professori e ricercatori universitari […] che si trovano in servizio presso istituti universitari e di ricerca all’estero”.

 Dall’elenco risultano quindi assenti gli studenti Erasmus, cioè quegli studenti che stanno trascorrendo un periodo di studi presso un’università straniera, secondo accordi bilaterali con i rispettivi atenei italiani. Il testo del decreto, poche righe dopo, chiarisce: “I cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”. Poco male, si dirà: si affronta il viaggio di ritorno usufruendo degli sconti che in circostanze simili vengono garantiti a tutti i cittadini costretti a votare nel proprio seggio elettorale. Ma se siete studenti Erasmus, potete dimenticarvi qualunque agevolazione tariffaria. Infatti gli sconti sono previsti soltanto per i viaggi effettuati sul territorio nazionale – ed è chiaro che se sto studiando all’estero devo effettuare un viaggio internazionale – e soltanto sulle tratte marittime, ferroviarie e autostradali – ed è chiaro che se sto studiando all’estero, con tutta probabilità sono costretto a viaggiare in aereo.

 L’unica soluzione, per gli studenti Erasmus, sarebbe quella di iscriversi all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Ma per farlo dovrebbero attestare una loro permanenza in un Paese straniero per un periodo superiore a 12 mesi (cosa impossibile: non ci sono borse di studio Erasmus valide per più di un anno) o comunque cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente in Italia (APR) nell’originario comune di residenza. Anche questa ipotesi è impraticabile.

 A quanti studenti, dunque, il 24 e 25 febbraio prossimi sarà negato (di fatto) il diritto di voto? Il dato più recente è fornito dal Rapporto Annuale Erasmus per l’anno accademico 2010/2011, che parla di un numero considerevole: più di 22 mila studenti italiani hanno partecipato al progetto di mobilità due anni fa. E se si considera che, dal 2007 in poi, la partecipazione è stata in costante aumento (oltre mille studenti in più ogni anno), è lecito pensare che il numero attuale si aggiri intorno a 25 mila. Per capirci, 25 mila voti sono più di quelli che decisero le sorti delle elezioni del 2006, vinte dal centrosinistra sul filo di lana.

 Il rischio di falsare l’esito elettorale, o quantomeno di condizionarlo pesantemente, è dunque evidente. Così come è evidente la volontà di ignorare l’articolo 48 di una Costituzione ormai buona soltanto per essere decantata in televisione. Un’assurdità resa ancor più insopportabile dal fatto che gli studenti Erasmus di altri Paesi, dalla Spagna alla Germania, dalla Gran Bretagna al Messico, hanno potuto tranquillamente votare negli anni passati: o recandosi nelle rispettive ambasciate, o tramite posta o, addirittura, via mail.

 Perché parlo di una precisa volontà di calpestare la Costituzione, e non di una svista da parte di un anziano Presidente della Repubblica, che si è limitato ad approvare un decreto votato da un Parlamento altrettanto distratto a causa della delicata situazione in cui versa il nostro Paese? Perché già negli anni passati la situazione si era riproposta, e già negli anni passati si erano organizzate petizioni e proteste, puntualmente ignorate. Soltanto per stare ai casi più recenti, è successo sia nel 2006 (per decisione del governo di centrodestra) sia nel 2008 (per decisione del governo di centrosinistra). È chiaro, allora, che quella di impedire il voto degli studenti impegnati nelle università straniere è una scelta consapevole e reiterata.

 Per i nostri cari politici, del resto, è facile riempirsi la bocca di belle parole sui giovani, il futuro, la meritocrazia. Lo è ancora di più quando scocca l’ora della campagna elettorale. Monti, infatti, nella sua agenda annuncia che “costruire una società più giusta e moderna richiede di aggredire non solo il deficit fiscale, ma anche il deficit di opportunità che il Paese offre ai suoi giovani e alle persone meritevoli”; Bersani decide di aprire la sua campagna elettorale con un incontro “con i giovani che votano per la prima volta alle elezioni politiche” (quelli a cui non è impedito farlo, ndr); Berlusconi addirittura propone sgravi fiscali per le imprese che assumono giovani. Tuttavia il decreto legge che discrimina gli studenti Erasmus nel loro diritto di voto è stato approvato pressoché all’unanimità da Camera e Senato, e che dei vari emendamenti presentati (121 in tutto) nessuno abbia riguardato tale questione.

 È la fotografia di una classe dirigente che dei giovani, e soprattutto dei giovani meritevoli (la gran parte degli studenti Erasmus vincono borse di studio assegnate soltanto a chi ha tanti crediti universitari e medie elevate), continua a infischiarsi altamente anno dopo anno. Con un’inettitudine e un’arroganza che, a questo punto, diventano insopportabile violenza.

  Cosa fare? Telefonare al Viminale è inutile, oltreché frustrante. Ci ho provato per due giorni di seguito: risponde il centralino, che passa la telefonata all’Ufficio Elezioni, che mette in attesa. E l’attesa non finisce mai. Oppure risponde un funzionario che cade dalle nuvole, e quando gli si spiega la faccenda, rimane anche lui esterrefatto. Si può però chiedere spiegazioni scrivendo alla casella di posta elettronica della Direzione centrale dei Servizi Elettorali, (elettorali@pec.interno.it). Non servirà a granché. Forse solo a ribadire che non si discriminano decine di migliaia di cittadini, facendo della Costituzione carta straccia, in nome nostro.