TSMC: “Per i 20nm molta più domanda rispetto ai 28nm”

Autore: Hardware Upgrade RSS

La fonderia taiwanese TSMC prevede che la domanda per la prossima generazione di tecnologia produttiva a 20 nanometri sarà molto più elevata rispetto a quanto verificatosi con l’attuale processo produttivo a 28 nanometri. L’avvio simultaneo di due nuove fabbriche dedicate alla produzione a 20 nanometri dovrebbe però consentire alla compagnia di poter soddisfare la domanda senza particolari problemi.

Morris Chang, presidente e CEO di TSMC, ha commentato durante una conference call con gli analisti finanziari: “Crediamo che il volume per i SoC a 20 nanometri per il prossimo anno sarà superiore al volume dei SoC a 28 nanometri dello scorso anno, e lo stesso si verificherà nel 2015 rispetto ai 28 nanometri per quest’anno”.

La produzione di chip a 28 nanometri di TSMC è attualmente portato avanti presso gli stabilimenti Fab 15 Phase 1 e Fab 15 Phase 2. TSMC ha avviato l’allestimento della Fab 15 Phase 1 nel corso del mese di giugno 2011, avviando la produzione in volumi a 28nm per i clienti nel corso del mese di ottobre dello stesso anno. La Fab 15 Phase 2 è stata invece ultimata nel corso del quarto trimestre del 2012, potendo arrivare a disporre di una capacità complessiva mensile di 50 mila wafer processati a 28 nanometri.

Fab 15 Phase 3 e Fab 15 Phase 4, il cui allestimento è attualmente in corso, saranno invece destinate alla produzione a 20 nanometri a partire dalla seconda metà del 2013 e consentiranno a TSMC di incrementare considerevolmente la sua capacità produttiva. TSMC offrirà una sola versione del processo produttivo a 20 nanometri, rispetto alle quattro versioni disponibili per l’attuale processo a 28 nanometri, il che permetterà di arrivare più rapidamente a volumi di produzione consistenti con il nuovo processo.

Chang, che ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei clienti sia interessata a passare al processo a 20 nanometri, non ha però voluto offrire alcuna indicazione sui costi di produzione a 20 nanometri e se essi siano, e in quale misura, più elevati dei costi di produzione a 28nm.

One thought on “TSMC: “Per i 20nm molta più domanda rispetto ai 28nm”

  1. Visto che io, pur non definendomi Cristiano Cattolico, ho delle difficoltà ad usare il metodo logico-deduttivo, per affarmare che Dio non esista. Visto che voi, illuminati emissari del sapere, siete detentori esclusivi di questa capacità razionale cognitiva, aiutatemi a capire come mai voi affermate che sia più logico dedurre che non esista un intelligenza che abbia creato il nostro universo (nonostante la vera Scienza non lo escluda affatto!).
    Veniamo ai dati:

    Che l’universo si sia creato per puro caso, tramite un mescolamento di fattori che ha -secondo la perizia dell’Astrofisico Smoolin- una possibilità pari a 10 elevato alla 229. In questa devono esserci dei soli con attorno dei pianeti, e Carl Sagan ipotizza in una implausibile teoria che vi siano 10 pianeti ogni stella (e un milione di civiltà evolute tecnologicamente), ma la realtà è che il numero è drasticamente minore. Perché si crei vita su un pianeta, il moto dell’astro deve essere “moderato” in base alla sua massa e alla distanza dal suo sole -vedremo dopo anche altri punto su questo- e una rivoluzione terrestre troppo accelerata non avrebbe permesso il nostro vivere.
    Al suo interno deve avere dei Soli non troppo forti e con radiazioni entro uno specifico range di gradazione UV. Se questo andasse tra i 200 e i 300 nanometri, sarebbe esclusa ogni forma di vita cellulare in quanto letali per la loro attività. Serve una giusta posizione del pianeta, né troppo distante e né troppo vicino, in quanto l’acqua sarebbe o allo stato solido o liquido. Scontanto dire che in entrambi i casi la vita non potrebbe affatto nascere in climi rigidi o con troppa escursione termica. Serve a quel punto una protezione: l’atmosfera. Così, i raggi solari (tra i 100 e i 200 nanometro di UV, gli unici valori che potrebbero far scatenare questo fenomeno) hanno scaldato l’acqua fino a portarla al processo di fotodissociazione al fine di creare l’ossigeno; fase che è durata 2,4 miliardi di anni -secondo gli scienziati- e che ha prodotto circa 0,1% dell’ossigeno attuale. Ma non serve solo l’ossigeno per creare una atmosfera, ma serve anche l’ozono. Per il professor Mario Livio, per uno strato di ozono, serve tanto tempo quanto a quella che porta allo sviluppo della vita. Livello di Ozono, che guarda caso, non risulta né essere poco, né troppo. Vi sono quindi, poi, da ipotizzare altre fasi di passaggio necesserie al che si sviluppi una forma di vita intelligente sul nostro pianeta. Questi passaggi critici, secondo Ernst Mayr, sono più di dieci: per la precisione ben dodici. Ovviamente, queste nel nostro sono andate tutte bene, e hanno dovuto supportare tutte eventi molto complessi e al loro intermo molto improbabili che avenissero tutti assieme contemporaneamente.
    Quindi affermare che tutte queste combinazioni (altamente improbabili a priori) siano frutto di un mero colpo di fortuna, escludendo un creatore a priori, risulta essere la cosa più logica?

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