Agorà Digitale: i dati della PA non sono ancora aperti

Autore: IlSoftware.it

Dalle parole ai fatti, o per essere più precisi, dagli articoli di legge alla realtà, il passo non è così automatico.
L’ultimo esempio, semplicemente in ordine di tempo, viene dall’applicazione, o dalla mancata applicazione, di quanto previsto a partire dal 1° gennaio scorso dall’articolo 18 del Decreto Sviluppo.
In base all’articolo, che al momento della presentazione da parte del ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi fu definito il Foia (Freedom of Information Act) italiano, ogni amministrazione pubblica deve rendere pubbliche e consultabili online tutte le voci di spesa superiori ai mille euro: alle pubbliche amministrazioni viene dunque fatto obbligo di pubblicare sui siti istituzionali ogni tipo di dato e di spesa, in formato aperto e riutilizzabile, che si tratti di curricula, che si tratti di incarichi, che si tratti di stipendi.
Eppure, 25 giorni dopo l’entrata in vigore dell’obbligo, sono ancora poche le istituzioni che lo ottemperano, non si sa bene se per mancanza di preparazione, mancanza di informazione o per dolo.

L’allarme comunque è scattato e Agorà Digitale ha deciso di dare vita a una iniziativa dal basso, coinvolgendo i cittadini e gli amministratori in una analisi che ha come primo obiettivo portare a una corretta sensibilizzazione sull’importanza degli open data, ovvero alla diffusione dei dati pubblici, come risposta a corruzione e sperperi.

L’iniziativa si chiama “eradellatrasparenza” e invita i cittadini a verificare, con un semplice monitoraggio online, se il loro comune di residenza, le loro scuole o i loro ospedali sono già in regola con i nuovi obblighi.
L’obiettivo è realizzare un primo report in base al quale far partire eventuali successive azioni di sensibilizzazione per sollecitare i dovuti correttivi.
Sul sito dell’iniziativa, una mappa interattiva mostra lo stato di trasparenza delle nostre amministrazioni: verde significa massima trasparenza, giallo trasparenza parziale e rosso una totale opacità.
Per capire come farsi parte attiva di questo monitoraggio, è sufficiente registrarsi al sito e seguire le istruzioni presentate attraverso un video.

Accanto a questa iniziativa dal basso, è sempre Agorà Digitale che si è fatta promotrice di una seconda campagna, che coinvolge invece i candidati alle prossime elezioni. A loro, e in ottica del tutto trasversale agli schieramenti politici, si chiede di impegnarsi in caso di elezione “per l’affermazione della cultura dei dati liberati nella nostra P.A.“. E le prime adesioni spaziano dal PDL a Rivoluzione Civile, passando per PD, Sel, Futuro e Libertà.

www.01net.it

6 thoughts on “Agorà Digitale: i dati della PA non sono ancora aperti

  1. Vorei sapere il titolo e autore di questo pezzo Jazz che ho già sentito in diverse sigle di diversi programmi.
    Linko un video usato da un sito giornalistico-amatoriale dove all’inizio e alla fine è presente la musica.
    http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=63820
    Magari se mi fate sapere invece anche da quali altri programmi è usata completate la domanda da punteggio pieno. Grazie

  2. Oggi ero in un supermercato a spulciare i libri a 3 euro, sono stata attirata da un libro in particolare e lggendo la trama mi sembrava interessante, stavo per prenderlo su e andare alla cassa quando ho visto che l’autore era Francesco Facchinetti, il figlio di quello dei Poo e l’ho abbandonato nuovamente sullo scaffale. Lo so che un libro non si giudica per forza dal personaggio che lo ha scritto, molti bei libri sono scritti da persone con cui sicuramente eviteresti di farti una chicchierata, ma proprio non ce l’ho fatta a prenderlo, e voi? Un libro, di cui vi ispira molto la trama e la copertina ma poi scoprite che è stato scritto da un vip o da un personaggio che conoscete per un’altra carriera come quella di cantante, ecc ecc, lo prendereste lo stesso o vi fareste influenzare dalla persona che lo ha scritto?

  3. Fumata bianca per “Report”
    Il cda concede la tutela legaleViale Mazzini scioglie il nodo. La trasmissione d’inchiesta di Michela Gabanelli si farà
    Via libera alla tutela legale, Report si farà. Il consiglio d’amministrazione della Rai ha sciolto oggi uno dei nodi più complicati dei mesi recenti, quello cioè della concessione della tutela legale per il programma d’inchiesta curato e condotto su RaiTre da Milena Gabanelli. Alla giornalista era stata già proposta un’ipotesi di rinnovo ma senza la tutela, e lei aveva giudicato irricevibile il testo. 1

  4. Perchè, allora, non ci facciamo amministrare dai politici inglesi, tedeschi e francesi che sono stati più bravi? Magari retribuendoli. In fondo risparmieremmo comunque tra i costi attuali della politica e quelli professionali della loro buona amministrazione europea.
    Nessuno ha visto l’ironia e la rabbia che ho messo nella domanda. E’ chiaro che la domanda era provocatoria verso la nostra classe politica alla quale vorrei dire: non siete capaci di fare niente meno fingere di litigare tra di voi e intanto controllate accuratamente la situazione per essere sicuri di non perdere la poltrona!
    Comunque grazie per le risposte che ritengo tutte indistintamente degne.

  5. E’ il capo della Polizia, Antonio Manganelli (nella foto), Il Paperone dei manager pubblici italiani con uno stipendio di 621.253,75 euro. A renderlo noto il ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi, ha consegnato alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera i dati relativi alle retribuzioni superiori ai 294.000 euro dei manager pubblici. I dati sono relativi a oggi e sono stati forniti dalle amministrazioni di appartenenza senza gli eventuali cumuli.
    Dietro Manganelli il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, con 562.331,86 euro e il Capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta con 543.954,42 euro. In quarta posizione dei manager pubblici più pagati c’è il capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato, che ha ricevuto 536.906,98 euro. La quinta retribuzione più alta è quella del Capo di Stato maggiore della difesa, generale Biagio Abrate, con 482.019,26 euro, che precede direttore dei Monopoli di Stato Raffaele Ferrara, con 481.214,86 euro, il Capo di Stato maggiore dell’ Esercito, generale Giuseppe Valotto, con 481.021,78 euro, e il Capo di Stato maggiore della Marina, Bruno Branciforte, con 481.006,65 euro. Ex aequo al nono posto Corrado Calabrò, presidente dell’ AgCom, e Giovanni Pitruzzella, numero uno dell’ Antitrust, con 475.643,38 euro. Chiude la top ten, a pochi centesimi di distanza, il presidente dell’ Autorità dell’Energia, Pier Paolo Bortoni, che ha ricevuto 475.643 euro.
    23 febbraio 2012
    Sono stipendi da “capogiro” !!! Li posso capire per un manager privato come l’amministratore delegato della Fiat , dell’Ansaldo, dell’Agusta, della Piaggio o della Telecom ma parlando di manager di amministrazioni pubbliche i cui dipendenti hanno stipendi medi tra i 1200 € ed i 1400 € netti al mese la cifra resta sproporzionata da tutti i punti di vista . Sino a 20 anni fa vigeva la prassi che un manager come Manganelli o come Canzio non potessero avere stipendi superiori a 10 volte lo stipendio dell’impiegato di più bassa qualifica esistente nella propria amministrazione , cioè l’impiegato coadiutore. Se lo stipendio di quel coadiutore era 1.200.000 £ il suo direttore generale poteva prendere al max. 12.000.000. di lire al mese , cioè 10 volte di più. I 621.253 ,75 € lordi di Manganelli, sia pure decurtati del 45% di tasse e trattenute fanno 340.000 € nette annue che diviso 13 mensilità fanno circa 26.000 € netti al mese di stipendio (cioè oltre 50 milion
    Gallitelli, il numero uno dell’Arma, è solo undicesimo – Undicesimo è il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, il generale Leonardo Gallitelli, con 462.642 euro.

    Calcolate per lui un netto di 270.000 € l’anno diviso per 13 mensilità sono circa 20.769,00 € al mese , più di un deputato del parlamento !!
    http://notizie.tiscali.it/articoli/politica/12/02/23/lista-stipendi-manager-manganelli-123.html

  6. In un ospedale milanese è stato chiesto, ad una persona in attesa di intervento, di aderire al pacchetto forfait dell’ ASL per abbreviare di circa 10 mesi il tempo di attesa. Costo del pacchetto 6500 €. Ma è legale? la richiesta non arriva direttamente dall’amministrazione dell’ospedale ma da un medico che opera da libero professionista e quindi non esclusivamente per l’ospedale.

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