Autore: Il Fatto Quotidiano

A poche ore dalla Giornata della memoria e dalle parole di encomio di Silvio Berlusconi per il dittatore Benito Mussolini, il comune di Cesenatico ha ufficializzato che ospiterà in uno dei suoi spazi pubblici un busto del Duce.

La delibera comunale è apparsa sull’albo pretorio online il 10 gennaio 2013 tra l’approvazione del progetto Centro Donna e l’assegnazione di alcuni posti letto per indigenti. Si tratta di un contratto di comodato d’uso gratuito che, come specificato nel documento ufficiale, consta di due busti bronzei di proprietà di azienda Ausl di Cesena: uno del Duce, l’altro del regnante all’epoca delle leggi razziali Vittorio Emanuele III,  già appartenuti al dissolto Ospedale e Istituzioni Riunite (O.I.R.).

La giunta del sindaco Buda si accollerebbe soltanto, visto l’esiguo valore “artistico”, un’assicurazione sulle opere di 1500 euro cadauna. Altro problema che si aggiunge allo scalpore suscitato da questa scelta “museale” è lo spazio pubblico in cui il busto, o i busti, verranno collocati. Già nel 2011, quando la questione era già stata sollevata in giunta comunale, la destinazione pareva essere il Museo della Marineria. L’architetto Bruno Ballerin, ideatore del museo e ispettore onorario ai beni architettonici e monumentali di Cesenatico aveva già dichiarato il suo fermo ‘no’: “L’eventuale collocazione è un’offesa alla cultura della città ed è oltretutto priva di fondamento storico”. Altra possibile collocazione: la Biblioteca Comunale, già Casa del Fascio negli anni venti-trenta.

La prima sdegnata reazione alla delibera sul bronzo del Duce arriva dalla minoranza in consiglio comunale del Partito Democratico: “Le recenti polemiche nazionali mi fanno dire che se sotto all’operazione c’è un tentativo di revisione della figura del Duce, il PD di Cesenatico si opporrà”, spiega Mario Drudi, “non esistono un fascismo buono e uno cattivo dopo alle leggi razziali, il fascismo si è presentato subito con una faccia feroce: botte, pestaggi,discriminazioni e uccisioni sin dai primi momenti e per esempio l’uccisione di Matteotti avvenne nel 1924 e non nel 1943.”.