Autore: IlSoftware.it

Dopo un periodo di “calma”, Microsoft torna ad attaccare platealmente Google. Al centro della campagna avviata dal colosso di Redmond vi è il comportamento tenuto da Google ogniqualvolta un utente accede a Gmail utilizzando il browser web ed, in particolare, la visualizzazione di messaggi pubblicitari basati sul contenuto delle e-mail inviate e ricevute. “Pensate che Google rispetti la vostra privacy? Ripensateci“, è il pesante affondo di Microsoft che prende di mira la società rivale nell’intento di far migrare gli utenti agli account di posta forniti attraverso il sito Outlook.com.

Microsoft accusa di pratiche commerciali aggressive e troppo invadenti: non appena si accede all’account Gmail via web e si verificano i messaggi presenti tra la posta in arrivo, la società di Page e Brin mostra informazioni pubblicitarie generate sulla base del contenuto delle singole e-mail. Google va automaticamente alla ricerca delle parole chiave più interessanti e ricorrenti contenute nella posta dell’utente ed espone messaggi basati sulle sue specifiche preferenze ed i suoi interessi.

Se state organizzando un viaggio a Parigi vi appariranno messaggi pubblicitari correlati; se avete un contenzioso aperto vi saranno proposti studi legali, periti, servizi di recupero crediti; se siete amanti del giardinaggio noterete la comparsa di pubblicità strettamente correlata; se siete appassionati di informatica e dispositivi mobili appariranno, via a via, passando da una pagina all’altra di Gmail, decine di offerte commerciali differenti.

Outlook.com è differente; non analizzeremo il contenuto dei vostri messaggi per esporre pubblicità“, garantisce Microsoft che ha provocatoriamente allestito un sito web – Scroogled – per mettere alla berlina Google Gmail.

Ad onor del vero, però, oltre alle normali attività di scansione del contenuto dei messaggi di posta alla ricerca di spam e phishing, anche Microsoft mostra messaggi pubblicitari quando si accede con il browser ad Outlook.com. Tali inserzioni possono essere generate sulla base dell’oggetto delle e-mail presenti nella casella dell’utente. Per decidere quali banner pubblicitari visualizzare, Microsoft sfrutta anche le informazioni rese dall’utente di Outlook.com in fase d’iscrizione (età, *****, luogo di residenza) oltre ai dati raccolti durante l’effettuazione di ricerche online. Versando una somma pari a 20 dollari, Microsoft assicura l’eliminazione di tutti i riferimenti pubblicitari da Outlook.com.

Aggiornamento: Google, attraverso un suo portavoce, ci ha fatto pervenire un commento sulle accuse lanciate da Microsoft. “La pubblicità consente di mantenere gratuito il motore di ricerca e molti dei servizi e dei siti che Google offre; siamo seriamente impegnati affinché gli annunci pubblicitari siano sicuri, non invadenti e pertinenti“. Il punto di vista del colosso di Mountain View è chiaro: non vi sarebbe alcun problema per la privacy degli utenti di Gmail poiché “non c’è nessun essere umano che legge le e-mail né tanto meno accede alle informazioni degli account Google per inserire gli annunci pubblicitari; la scelta di quale annuncio pubblicitario mostrare viene effettuata automaticamente da un algoritmo, del tutto simile a quello usato per il filtro antispam“.