Autore: Il Fatto Quotidiano

Il cardinale che potrebbe diventare Papa fu professore di filosofia di Silvio Berlusconi e discepolo di don Giussani. Anche se, dopo aver tenuto lezioni al meeting di Comunione e Liberazione, aver benedetto pellegrini ciellini diretti a Loreto, aver ricevuto le congratulazioni per la porpora dal fondatore di Cl, l’arcivescovo di Milano poco più di un anno fa ne ha preso le distanze con stizza. Forse per allontanare la sua figura da un altro ciellino doc Roberto Formigoni, finito nella bufera mediatica e giudiziaria: ”Ma è possibile che uno deve avere non uno ma due peccati originali?” si era chiesto l’arcivescovo, sottolineando di ”non aver partecipato da vent’anni a riunioni organizzative” e ormai di ”non conoscere tutti quelli che hanno meno di sessant’anni”. ‘

Il monsignor in cattedra in via Rovani per il non ancora Cavaliere. Nel corso degli anni, per la cronaca, si sono incontrati solo nelle occasioni ufficiali – per esempio nel maggio del 2003 per la posa della prima pietra del Mose a Venezia l’uno patriarca l’altro presidente del Consiglio – ma come ha rivelato Report nel novembre scorso il giovane sacerdote Angelo Scola (studente di Joseph Ratzinger a Friburgo), insieme a Roberto Formigoni e Rocco Buttiglione furono inviati a metà anni ’70 da don Giussani nella residenza milanese di via Rovani a casa dell’imprenditore che poi nel 1979 avrebbe acquistato “Il Giornale” e aveva necessità di approfondire alcuni temi. Don Giussani “guardava oltre le sacrestie” e il suo mo­vimento aveva colpito l’imprenditore che già pensava in grande. A svelare le lezioni di filosofia, in una intervista al programma di Milena Gabanelli, era stato Marco Pal­misano, già membro dei memores Domi­ni di Cl (di cui fa parte il governatore uscente della Lombardia), dirigente Mediaset e presidente del Club Santa Chiara. Tra gli studenti di Scola c’erano anche Marcello Del­l’Utri e Fedele Confalonieri. E poco dopo Buttiglione, in una intervista, ha confermato che Berlusconi a chiese a Giussani un seminario per farsi un’idea del sistema politico italiano. Argomenti di discussione e approfondimento politica, filosofia, antropologia, economia e anche famiglia. Tema di cui il non ancora Cavaliere, sposato con la prima moglie “di cui era innamoratissimo”, non aveva problemi a discutere con un sacerdote. 

Scola e il rapporto “rinnegato” con Comunione e Liberazione. Con il suo arrivo a Milano il Fatto parlò di una sorta di rivincita di Scola che aveva lasciato il collegio ambrosiano per poi essere ordinato sacerdote lontano dalla curia milanese e grazie proprio a Cl. Dall’ordinazione il rapporto con il movimento non si è mai formalmente interrotto: nel giugno del 1982 è tra i relatori del convegno a Rimini, nel 1986 vola a Madrid a un corso di studi organizzato dalla Cl spagnola, il 20 luglio 1991 don Giussani gli fa avere le sue congratulazioni per la nomina a vescovo di Grosseto, nel 2002 Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, commenta la nomina del nuovo patriarca della città lagunare fa un esplicito riferimento a Cl, nel febbraio 2005 monsignor Albacete nel commentare la morte di don Giussani ringrazia Scola per avergli fatto da tramite. Ma non solo nel giugno Scola benedice i fedeli in pellegrinaggio (organizzato da Cl) verso il santuario di Loreto. Ci sono poi altre occasioni; come la scuola politica voluta da Formigoni nel 2008, il convegno dei cattolici del Pdl nel marzo del 2009 a Riva del Garda e ancora la partecipazione al convegno di Rimini nel giugno 2010. 

Eppure l’arcivescovo di Milano con alcune dichiarazioni – gennaio 2012 per esempio quando ormai alcuni già sapevano che Ratzinger pensava a dimettersi o almeno lo stava per decidere - sembra aver rinnegato l’appartenenza a Cl e anche la sola vicinanza con Formigoni. “Negli ultimi vent’anni ci siamo visti sì e no una volta all’anno a Natale” aveva risposto. E ammonendo i cronisti a “non confondere verità e verosimile” aveva sottolineato:  “Dicono ‘sono nati entrambi a Lecco, hanno militato entrambi in Comunione e liberazione, sono stati amici per tanto tempo. Sarà mai possibile che Scola non c’entri niente con Formigoni?’ No, non c’entra niente”. Insomma, sulla propria militanza in Cl, Scola si era chiesto ironicamente: “Possibile che uno si debba portare addosso non uno ma due peccati originali?”. Una domanda, la sua appartenenza al Cl, secondo l’arcivescovo senza senso, dovuta alla fissazione dei giornalisti che lo “tirano in ballo” quando si parla dell’organizzazione anche se io, spiegava “non ho più partecipato a riunioni organizzative e ormai non conosco nessuno tra quelli che hann0 meno di sessant’anni”. Una versione confermata dal Celeste: “Siccome siamo stati educati in Cl, sembra che tra Formigoni, Scola e tanti altri, noti e meno noti, ci siano costantemente dei summit in cui si prendono decisioni insieme. Questo non è vero. Negli ultimi 20 anni, ben che vada, per il tradizionale scambio degli auguri di Natale. Io e Scola ci conosciamo e siamo amici da tantissimi anni ma è vero che negli ultimi 20 anni ci siamo visti, ben che vada, per gli auguri di Natale”.  Poi nell’aprile del 2012 Scola a una domanda sbottava: “‘Cosa ne so io di Comunione e Liberazione, non parlo di queste cose, né’ di Cl né di Formigoni né di altro”. 

Quando Scola era arrivato a Milano- su raccomandazione della nuova guida di Cl Julian Carron anche per la vicinanza al centrodestra - sembrava che Cl, un movimento piccolo ma potentissimo per lo più in Lombardia, sembrava aver messo a segno il punto della vittoria. Anche perché al governo della Regione c’era Formigoni e a quello dell’Italia l’ex alunno Berlusconi.  ”Sono convinto che il fatto di provenire da Comunione e Liberazione mi darà una possibilità di apertura, di dialogo, di confronto e di accoglienza con tutte le realtà della mia diocesi; mi darà freschezza e duttilità” diceva Scola, ma era il lontano 1991 e lontano era anche il soglio pontificio.