Autore: Il Fatto Quotidiano

Non credo che la protesta delle Femen, le ragazze ucraine che protestano a seno nudo in diverse città europee, sia efficace in Italia.
Il corpo nudo è un potente strumento di lotta contro le discriminazioni là dove il corpo è tabù, dove il corpo è oscurato.

Ricorderete la coraggiosa lotta della giovanissima egiziana che si fotografò nuda e mise poi la foto sul suo blog rischiando molto in un Paese che impedisce la libertà delle donne: in quel caso fu un gesto di eccezionale potenza.

Quando qui da noi le Femen  furono invitate al programma di Chiambretti, l’effetto fu contrario a quanto si voleva ottenere probabilmente. In un Paese come l’Italia, che utilizza in televisione il corpo delle donne in modo oggettivizzato  e dove i nudi vengono ampiamente utilizzati come contenuto di programmi tv insulsi, il messaggio provocatorio si perse completamente.

Oggi domenica 24 febbraio, al seggio elettorale dove vota Silvio Berlusconi, alcune ragazze rappresentanti del movimento Femen sono rimaste a seno nudo come protesta nei confronti dell’ex premier.

Ciò che lascia incredule e indignate è la reazione spropositata degli agenti di polizia, che eseguono ordini dettati da politici che ben rappresentano il Paese ipocrita in cui viviamo.

Da 30 anni su 5 reti vanno in onda riprese ginecologiche che, ci ricorda il Censis, non hanno uguali in alcun Paese europeo per povertà di contenuti e quantità. Ad ogni ora bambini e bambine guardano sederi, seni cosce ripresi come in un film ****o. E dunque cosa ci indigna guardando i seni nudi delle Femen esposti nella loro verità e senza intenzione pruriginosa come nelle immagini tv? L’unica differenza è che in tv i corpi servono uno scopo mercantile.

Paese ipocrita il nostro, che ancora rimane ancorato  ad una rappresentazione dei corpi peccaminosa, con la telecamera che funge da buco della serratura come nei b movies degli anni sessanta.

Lo stesso Paese che si vergogna però se ci si trova ad entrare nudi nelle saune o alle terme provocando lo stupore e l’ironia dei cittadini di qualsiasi altro Paese europeo.