Di Pietro lascia la presidenza dell’Italia dei Valori: “Dimissioni irrevocabili”


Autore: Il Fatto Quotidiano

La parabola discendente di Antonio Di Pietro è giunta al punto di minimo. L’ex magistrato, in seguito alla sonora bocciatura registrata nell’ultima tornata elettorale nella lista di Rivoluzione Civile, ha lasciato la direzione del partito da lui fondato, l’Italia dei Valori.

Il comunicato del partito non lascia spazio a interpretazioni e annuncia l’apertura di una fase di gestione collegiale, in vista di un congresso “entro il 31 dicembre 2013″. Il futuro dell’Idv, in realtà, è tutt’altro che nitido. La batosta alle urne, unita all’eclissarsi del suo leader, potrebbe aver messo definitivamente fine a un’esperienza politica che per un lungo periodo si era proposta come alternativa credibile ai partiti di maggior tradizione.

D’altra parte, già nello scorso autunno, all’indomani dell’inchiesta di Report che aveva portato alla luce le “spese pazze” dell’ex pm con soldi provenienti da rimborsi elettorali, lo stesso Di Pietro aveva definito “mediaticamente morta” l’Italia dei Valori. Al tempo stesso, però, aveva promesso battaglia, negando di voler abbandonare la vita politica. Ma il partito ormai era spaccato: i principali esponenti avevano lasciato, migrando in gran parte verso altre formazioni del centrosinistra. Di Pietro aveva tentato un timido approccio verso Grillo, venendo però sonoramente respinto dal Movimento.

Qualche tempo dopo la scelta di appoggiare la nuova creatura politica di Antonio Ingroia, Rivoluzione Civile. Un ultimo, disperato, tentativo di ricostruirsi una credibilità politica. Una campagna elettorale condotta nell’ombra, quasi che la sua immagine potesse nuocere alla nuova formazione. Poi, ai seggi, una debacle senza appello. Soprattutto se confrontata ai numeri che l’Italia dei Valori era riuscita a mettere insieme negli anni passati. Dopo aver superato il 4% sia alla Camera che al Senato alle Politiche del 2008, l’Idv aveva registrato un vero e proprio boom alle Europee dell’anno successivo, raddoppiando di fatto i propri elettori. Al successo del partito si accompagnavano le affermazioni dei suoi esponenti, su tutti Luigi de Magistris, eletto due anni dopo sindaco di Napoli. Poi, il lento declino, culminato con lo “scandalo case” denunciato da Report.

3 thoughts on “Di Pietro lascia la presidenza dell’Italia dei Valori: “Dimissioni irrevocabili”

  1. Antonio Di Pietro approva lo stanziamento di fondi per le infrastrutture in Sicilia, non (come han voluto farci intendere le maggiori emittenti nazionali) in vista della costruzione del Ponte sullo stretto (che darebbe lavoro a imprese affiliate alla mafia, le uniche capaci di abbattere i costi)!
    Perchè nessuno ha il potere di estromettere Mastella dal Parlamento?
    Perchè partire dall’abrogazione di questo disegno quando ci sono provvedimenti ben più urgenti da prendere?
    Io avrei votato Di Pietro (ho fatto i 18 anni il giorno dopo le elezioni) ma sin dall’inizio con l’indulto ho capito che qualcosa non andava. Bertinotti si è imborghesito, la legge elettorale è ancora la stessa, Levi addirittura mira a imbavagliare i blogger ! Non mi riconosco in questa sinistra, e mi amareggia constatare che l’unico leader giustizialista e trasparente, venga chiamato in causa solo per essere screditato: chi gli contesta la grammatica, chi lo taccia di tradimento.
    Veramente ci fidiamo ciecamente di questo Governo? Voteresti Mastella?
    Spero che qualcosa cambi… spero di non veder di nuovo Berlusconi al potere. Ci troveremmo nuovamente raggirati senza il tempo di rendercene conto. Saluti

  2. ROMA, 27 GEN – Un ‘Partito dei senza partito’ che si affianchi all’Idv nelle liste per le prossime europee: a lanciarlo e’ lo scrittore Andrea Camilleri. Una idea che ha gia’ ottenuto il via libera da Antonio Di Pietro, disponibile ad aprire ‘fino al 70-75%’ delle sue liste alla societa’ civile. L’idea dell’autore del fortunato ciclo di romanzi sul commissario Montalbano prevede una lista con due simboli che unisca appunto i ‘cittadini senza partito’ e l’Italia dei valori.

  3. Il Tribunale di Milano ha condannato l’avvocato per un bonifico di 600mila dollari
    La tesi dei pm, accolta dalla corte, è che servirono a evitare due condanne a Berlusconi
    “Mills fu corrotto dalla Fininvest”
    al legale inglese 4 anni e 6 mesi
    Di Pietro: “In un paese normale il premier si sarebbe già dimesso”

    L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dal Tribunale di Milano. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi.

    Successivamente, nel corso del dibattimento, Mills aveva poi parzialmente ritrattato quella versione cercando di discolpare il presidente del Consiglio. Il premier era in un primo momento imputato insieme all’avvocato, ma la sua posizione è stata stralciata in seguito all’approvazione del “Lodo Alfano” sull’impunità delle massime cariche dello Stato da parte del Parlamento, norma attualmente al vaglio della Corte Costituzionale. Mills è stato condannato a risarcire anche 250 mila euro alla parte civile Presidenza del Consiglio (paradossalmente al suo coimputato). I giudici hanno inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti la testimonianza di Benjamin Marrache, uno dei testimoni nel processo.

    Anche se Berlusconi è al momento fuori dal processo, la sentenza di oggi getta comunque un’ombra pesante anche sul suo comportamento. Secondo il Tribunale, i 600mila dollari bonificati a Mills dalla Fininvest del ’98 sono serviti infatti a corrompere il legale inglese per testimoniare il falso – così come sostenuto dalla Pubblica accusa – in due processi che vedevano imputato l’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian).

    “In un Paese normale – ha denunciato Antonio Di Pietro – il presidente del Consiglio avrebbe già rassegnato le sue dimissioni”. “Se Mills è stato condannato in quanto ‘corrotto’ – prosegue il leader dell’Idv – significa che abbiamo un corrotto, ma anche un corruttore. Ma si sa come vanno le cose in Italia rispetto agli altri paesi occidentali: in America, Obama ha mandato via i ministri che avevano avuto problemi con il fisco; in Italia, se corrompi un testimone, vai a fare il presidente del Consiglio”.

    Commentando la condanna, la difesa dell’avvocato Mills ha lamentato che la presenza di Silvio Berlusconi
    come coimputato nel processo milanese ha impedito al collegio di giudici presieduto da Nicoletta Gandus un’attenta valutazione dei fatti. “E’ un processo – ha commentato polemicamente l’avvocato Federico Cecconi – che senza l’ombra dell’altro soggetto coimputato sarebbe stato esaminato in modo più sereno”. L’imputato ha limitato invece a definirsi “molto deluso”.

    http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/processo-mills/mills-condannato/mills-condannato.html

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