Fotovoltaico, oltre le elezioni e verso la fine del conto energia


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

A fronte di una spesa di incentivazione secondo alcuni troppo alta, il fotovoltaico ha dato e sta dando innegabili benefici al sistema-paese. Ora, con il conto energia agli sgoccioli il settore si prepara ad un futuro senza incentivi, ma chiede più semplificazione e misure di sostegno differenziate. Ne parliamo con Valerio Natalizia, presidente Anie-Gifi

A fronte di una spesa di incentivazione secondo alcuni troppo alta, il fotovoltaico ha dato e sta dando innegabili benefici al sistema-paese. Ora, con il conto energia agli sgoccioli, mentre le aziende chiudono, ricorrono alla cassa integrazione o ristrutturano, il settore si prepara ad un futuro senza incentivi, ma chiede più semplificazione e misure di sostegno diverse dagli aiuti economici. Ne parliamo con Valerio Natalizia, presidente di Anie-Gifi.

Natalizia, avremo presto, almeno si spera, un nuovo governo. La settimana scorsa Assoelettrica è uscita con l’ennesimo comunicato in cui si mette in evidenza il peso delle rinnovabili in bolletta. Con quali dati risponderebbe per far comprendere a chi governerà i benefici che le rinnovabili e il fotovoltaico in particolare portano al sistema paese?

Assoelettrica, parlando dei miliardi di euro investiti negli incentivi alle rinnovabili ha mostrato solo un lato della medaglia, quello negativo. Considerare questi soldi solamente come costi è una visone assolutamente parziale; come è una visione di parte imputare alle rinnovabili l’alto prezzo dell’energia in Italia. Una visione forse mossa dalla volontà di proteggere i propri interessi: si pensi a come le rinnovabili stanno erodendo la quota di produzione delle fossili. Il prezzo dell’elettricità in Italia era alto anche prima dello sviluppo delle rinnovabili e tra i motivi c’è l’alto costo dei combustibili, gas in particolare, che l’Italia paga più degli altri paese. Invece andrebbe notato come il PUN, il prezzo unitario nazionale dell’energia, in questo ultimo anno sia calato del 20%, scendendo soprattutto nelle ore del picco diurno, per il contributo del fotovoltaico. Grazie alle rinnovabili in un anno, il 2011, in Italia – dicono dati del MiSE – c’è stato un risparmio di 2,5 miliardi sulle importazioni di gas. Il solo FV, conta 100mila occupati, tra diretti e indiretti. Ma gli incentivi, oltre a produrre questi e altri benefici economici, sono serviti ad accompagnare il settore al momento in cui potrà camminare sulle sue gambe, senza più bisogno di sostegno. Questo significa che i benefici continueranno senza altri costi. Detto questo, la gente non crede più ad attacchi come quelli portati da Assoelettrica: diversi sondaggi ci mostrano che c’è un’accettabilità altissima. Il fotovoltaico non si può fermare: abbiamo 450mila impianti. Occorre mettersi attorno ad un tavolo, trattando tutti gli attori alla pari e organizzare nella maniera più efficiente possibile la transizione da un sistema elettrico centralizzato a uno basato sulla generazione distribuita.

Lei ha parlato del momento in cui il FV sarà capace di reggersi sulle proprie gambe senza incentivi. Con l’imminente fine del quinto conto energia il settore dovrà affrontare presto quel momento, che sia pronto o meno. Quanto stima durerà ancora il conto e come sta vivendo questa fase il settore?

Sulla durata del conto energia è difficile fare previsioni. C’è la spada di Damocle del decreto sulla pubblica amministrazione, cui siamo sempre stati contrari, perché porta altra incertezza e confusione e un avanzamento del mercato a scatti, con terreni che vengono venduti al pubblico per realizzare grandi impianti. Il conto potrebbe finire a maggio o giugno, ma c’è anche chi dice fine marzo, è difficile da capire. Quel che è certo è che non si può continuare così; le aziende sono in grande difficoltà: si ricorre alla cassa integrazione, si chiude, si ristruttura.

Cosa può fare la politica per aiutare il settore?

Ci serve assolutamente un supporto che deve venire da una regia politica, visto si tratta di una scelta strategica per il paese. Non servono tanto altri incentivi, quanto una diversa regolamentazione. Dal 2010 in avanti il settore è stato turbato da numerosi cambiamenti normativi al di là dei diversi conti energia. Una serie di ostacoli che sembrano fatti apposta per ostacolare gli operatori e che si aggiungono a procedure burocratiche incredibilmente complesse, che arrivano a pesare molto sul prezzo degli impianti.

In concreto che provvedimenti suggerite?

Oltre alla semplificazione burocratica, ad esempio stiamo attendendo da troppo tempo la delibera sui SEU, i sistemi efficienti di utenza, che chiarisca come questi sistemi possono funzionare, in modo da dare un’alternativa al conto energia. Per lo stesso motivo abbiamo chiesto un chiarimento all’Agenzia delle Entrate in merito alla possibilita per gli impianti FV di accedere alle detrazioni del 50%. L’Agenzia ha riposto in maniera positiva ad alcuni singoli, ma ancora manca un chiarimento ufficiale, nonostante che come Anie-Gifi si sia fatta un’istanza già a inizio ottobre. Nel caso della semplificazione normativa si tratterebbe di una misura che non ha alcun costo per lo Stato o la collettività, ma che anzi toglie costi i agli utenti. La detrazione ha sì un costo, ma potrebbe sostituire temporaneamente il conto energia, e basterebbe che durasse per un periodo relativamente breve, ad esempio fino a fine giugno 2014.

Oltre a questo tipo di regolamentazioni?

Penso a misure specifiche che facilitino l’accesso al credito, a sgravi fiscali per chi investe. Poi c’è la necessità di adeguare le strutture di rete: abbiamo la possibilità di influire molto positivamente sul costo dell’energia elettrica e questa influenza sarà tanto maggiore quanto più la rete sarà in grado di accogliere e gestire in maniera efficiente l’energia da FV. Si tratterà anche di potenziare lo storage, sia per la gestione di rete che per le utenze: abbiamo visto che la Germania ha già messo in campo incentivi per tale scopo. L’altro giorno Obama ha fatto una dichiarazione chiara, dicendo che gli Usa punteranno sulla green economy per uscire dalla crisi, l’Italia invece rischia ancora una volta di perdere un treno, perché si continua a litigare per interessi di parte e non si riescono a prendere decisioni di medio-lungo termine per il bene del paese.

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