Quel manipolo di oligarchi che paralizzano il Paese

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Parlamentarie Pd Legge Elettorale

 di Valerio Valentini

 La cosa più odiosa di questa sinistra (o sedicente tale) non è il fatto che si diverta a perdere. Ognuno ha le sue perversioni, e anche l’autolesionismo deve evidentemente avere i suoi lati esaltanti. La cosa più odiosa di questa sinistra è il modo in cui cerca di giustificare una sconfitta davanti alla quale qualunque persona di buon senso (dunque non Enrico Letta) anziché mostrare il suo bel faccino in TV, rassegnerebbe seduta stante le dimissioni.

 L’ex direttore di Rai News 24, quel Mineo paracadutato capolista al Senato in Sicilia senza neanche passare per le primarie (ah, la democrazia interna nel PD!), ieri pomeriggio diceva che “la formidabile rimonta di Berlusconi” è dovuta all’esistenza “di un’Italia che noi conosciamo poco che crede alle balle dell’IMU”. E, assieme a Mineo, tantissimi esponenti della nomenclatura del PD, ma anche molti semplici elettori e simpatizzanti di Bersani, si lamentano per il fatto che il nostro è un Paese ignorante e stolto che continua ad illudersi dietro alle fandonie di Berlusconi.

 Ora, sul fatto che l’elettorato di Berlusconi rappresenti la parte peggiore dell’Italia, è inutile anche discutere. Si tratta – facciamocene una ragione – di un elettorato politicamente immaturo, che lo vota o per convenienza cinica o per disperata ignoranza. Ma, in entrambi i casi, senza alcuna maturità politica. Va detto, comunque, che si tratta di una parte del Paese. Dire che “l’Italia crede ancora in Berlusconi” è un’amenità. Se andiamo a vedere i dati del Viminale, ci accorgiamo che a votare il PDL sono stati meno di 7 milioni di Italiani (che diventano 9 e mezzo se si calcola l’intera coalizione di centrodestra). Questo significa che a credere in Berlusconi è circa un italiano su 7 degli aventi diritto al voto (e comunque meno di uno su cinque se ci riferiamo a tutto il centrodestra). Significa, cioè, una percentuale decisamente minoritaria. Non trascurabile, ma marginale. Tanto per fare dei paragoni, il Fronte Nazionale Francese, cioè i neofascisti guidati da quell’amabile statista di Marine Le Pen, l’anno scorso hanno raccolto il 18% alle elezioni politiche; “l’accozzaglia di criptofascisti zombie” (cit. Woddy Allen) del Tea Party negli Stati Uniti riscuote le simpatie del 44% degli elettori. Al confronto, non sembra che l’Italia sia, nel suo complesso, un Paese così anomalo e orribile.

 Cos’è, però, che in Italia rende quella parte marginale di elettorato così prepotentemente influente? Il fatto che non sia finora esistita, negli ultimi vent’anni, nessuna alternativa in grado di compattare la maggior parte del resto della popolazione sana e onesta intorno ad un progetto politico credibile. E questa non è colpa di Berlusconi, né dell’Italia. La colpa, piuttosto, deve ricadere proprio su quei tanti presunti strateghi della politica del PD che continuano a guardare tutti dall’alto in basso, con una supponenza insopportabile, e che credono ogni volta di essere compresi e apprezzati da tutti a prescindere. Salvo poi scoprire di non essere affatto apprezzati, e soprattutto, quel che è più terrificante, di non essere capiti.

 È vero che Berlusconi trova il suo consenso nella parte peggiore del Paese, ma è anche vero che il PD non ha fatto nulla, in questa campagna elettorale, per far cambiare idea a quella vasta porzione d’Italia. Durante l’intera campagna elettorale, Bersani ha esplicitamente snobbato quei milioni di persone, rifiutandosi orgogliosamente di cercare “di raccattar voti promettendo il rimborso dei viaggi di nozze”. Un’onestà magari apprezzabile, ma del tutto miope. Non è infatti detto che per sottrarre quelle masse all’attrazione per le facili promesse del berlusconismo fosse necessario raccontar frottole; ciò che quelle persone chiedevano, magari inconsciamente, era di lasciarsi entusiasmare da un progetto.

 E la dimostrazione di ciò non è stato soltanto il successo del Movimento Cinque Stelle, ma anche, per altri aspetti, quello di Renzi alle primarie. Moltissimi dei voti del sindaco di Firenze provenivano da berlusconiani delusi. Peccato che quando Renzi disse di voler raccogliere il consenso degli ex elettori del centrodestra, i geniali statisti del PD, capitanati dalla volpe D’Alema, hanno subito sbraitato sdegnati. Si sono comportati, con quegli elettori immaturi o ignoranti, in maniera razzistica: li hanno ritenuti irredimibili, e hanno volutamente evitato di rivolgersi loro. E, ovviamente, la maggior parte di loro è tornata all’ovile non appena il pastore li ha richiamati.

 Ma ovviamente non si tratta di un problema circoscritto a questa campagna elettorale. In realtà, la vera colpa dell’intellighenzia “de sinistra” degli ultimi vent’anni è stata quella di non aver fornito a quelle persone strumenti critici e culturali per comprendere gli inganni di Berlusconi. La sinistra ha accettato di vivere nel mondo illusorio del berlusconismo, ha lasciato a lui il compito di tracciare il perimetro all’interno del quale discutere e dibattere. Il fatto che Berlusconi recuperi voti comprando Balotelli non è dovuto al fatto che gli Italiani sono ontologicamente stupidi; è dovuto al fatto che la sinistra ha accettato pacificamente, anzi ha collaborato a realizzare, una società in cui il modello dell’uomo vincente è quello del calciatore strapagato. Il fatto che molti elettori apprezzino anziché disprezzare le mirabolanti acrobazie sessuali di un ultrasettantenne collassato non è dovuto al fatto che gli Italiani siano ontologicamente stupidi; è dovuto al fatto che la sinistra ha accettato pacificamente, anzi ha collaborato a realizzare, una società in cui il modello di donna vincente è quello della velina che fa scempio della propria dignità mostrando le cosce e le tette all’occhio vitreo dell’Ezio Greggio o all’Umberto Smaila di turno. Il fatto che molti elettori non considerino disdicevole votare un’accozzaglia di indagati, inquisiti e condannati non è dovuto al fatto che gli Italiani siano ontologicamente stupidi; è dovuto al fatto che la sinistra ha accettato pacificamente, anzi ha collaborato a realizzare, una società in cui il modello del politico vincente è quello che detiene potere e gestisce mazzette (Penati, Lusi ecc). E nel momento in cui accetti di vivere nel mondo di Berlusconi, devi rassegnarti a perdere, perché è evidente che lui in quel mondo, avendolo creato, si trova maggiormente a proprio agio ed è pressoché imbattibile.

 E questo spiega anche il successo vero di Grillo. Che non è stato quello – come sostiene, sempre razzisticamente, il PD – di urlare e parlare alla pancia dei cittadini disperati e disillusi. Il vero successo di Grillo è dovuto in gran parte al fatto che lui ha costruito il suo progetto politico al di fuori del mondo berlusconiano. È il mondo che si informa e discute sulla rete e che non assiste passivamente alle sceneggiate televisive; è il mondo che non crede nello sviluppo a qualunque costo e che non accetta di costruire grandi opere inutili solo perché “portano investimenti e lavoro”; è il mondo che non accetta la dittatura del lavoro, ma propone il reddito di cittadinanza per chi voglia accettare di fare soltanto i lavori in cui si sente realizzato; è il mondo che non ha paura di smantellare un sistema marcio, anziché accontentarsi di fare qualche aggiustamento. E una volta che quel nuovo modello politico radicalmente alternativo si è cementato, ha saputo destabilizzare con tutta la sua prorompente forza anche il mondo berlusconiano.

 Grillo, nel perseguire questo obiettivo, è stato a volte estremo, come quando ha alzato le barricate contro i talk-show e ha generalizzato la condanna contro i conduttori televisivi, includendo nella categoria dei “pretoriani” anche qualche giornalista onesto e coraggioso. Ma resta il fatto che lui ha proposto un altro mondo, dimostrandosi in questo molto più ideologico e utopico di quanto spesso non si lasci supporre. I risultati elettorali hanno dimostrato che molti Italiani, anche fra quelli considerati irredimibili da Mineo e Bersani, hanno voluto credere in quella scommessa rischiosa ma esaltante. Il PD ha fallito perché quella scommessa, semplicemente, ha sempre rifiutato di farla.

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