Un Parlamento senza Governo

Un Parlamento senza Governo

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

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L’intervento di Claudio Messora, ieri su "La Cosa", la tv di Beppe Grillo [click]

di Paolo Becchi

 «Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto», scriveva Baudelaire. Difficile dargli torto. Le prime pagine dei quotidiani italiani – con «La Repubblica» in testa – hanno dato ieri prova del ruolo servile della stampa nei confronti del Regime. Secondo quanto riportano i nostri giornali, infatti, la «base» del MoVimento 5 Stelle sarebbe «insorta» contro la chiusura di Grillo nei confronti di Bersani. Come fanno a non capire? Non capiscono che un movimento forte, di opposizione radicale all’immoralità ed alla disonestà di questo Regime, di questa “casta”, non scenderà mai a compromessi con essa? Non capiscono che deputati e senatori del MoVimento non passeranno mai dall’altra parte? Il MoVimento lo ha ripetuto fin dall’inizio, fin dal suo atto di nascita: è una forza di opposizione al Regime, è contro i vecchi partiti e la vecchia logica politica. Questa è l’essenza del MoVimento, non compromettibile.

 Ora si sta cercando di farla “saltare”, di dividere il MoVimento all’interno in nome della «governabilità», parola d’ordine di questi giorni. Da Bersani a Napolitano, da Berlusconi a Monti, tutte le vecchie forze politiche invocano l’esigenza di garantire governabilità in questo Paese. Ma chi ha detto che serva un nuovo Governo per garantire “governabilità”?

 Il MoVimento 5 stelle ha definito la sua linea:

  1. non parteciperà ad un governo di coalizione;
  2. non voterà la fiducia a Bersani o ad alti esponenti del Pd;
  3. è disponibile soltanto a dialogare sulle singole proposte di legge.

 Cosa significa? Come far stare questi tre aspetti insieme? I partiti non riescono a capire. Significa semplicemente: nessuna coalizione, nessuna fiducia, perché non ci sarà nessun nuovo Governo, ma soltanto un nuovo Parlamento. La mia è un’ipotesi, sia chiaro, un ragionamento personale. Eppure, forse, non così distante da quella che potrebbe essere la strategia per uscire dall’attuale situazione di stallo, senza dover ricorrere a “governissimi” o “inciuci”: mantenere l’attuale Governo Monti in prorogatio (ossia con limitatissimi poteri di ordinaria amministrazione, di disbrigo degli affari correnti), e concentrare tutta l’attività legislativa nel nuovo Parlamento, per almeno i prossimi 6-8 mesi. Tempo per una riforma elettorale, e per l’approvazione delle leggi più urgenti per il MoVimento: riduzione degli stipendi, trasparenza amministrativa, anticorruzione, taglio dei costi della politica, sgravi fiscali per le piccole e medie e imprese, reddito di cittadinanza. Forse si dimentica che, nel 1996, il governo Dini rimase in prorogatio per 127 giorni, e 126 giorni rimase in prorogatio il quinto Governo Andreotti nel 1979. Per non parlare di quanto accaduto nella recente storia del Belgio, il quale è rimasto “senza governo” per 540 giorni, ossia un anno e mezzo, fino al dicembre 2011.

 L’ipotesi è dunque questa: un governo in prorogatio, con poteri di mera amministrazione, ed un Parlamento con pieni poteri legislativi, in cui gli accordi e le convergenze potranno trovarsi solo sulle singole leggi, volta per volta. Mi spiego. La nostra Costituzione prevede, sulla base del principio di continuità delle istituzioni, che il Governo dimissionario (quale è, allo stato, quello di Monti), a partire dall’accettazione delle dimissioni da parte del Presidente della Repubblica, entri in regime di prorogatio, sino alla formazione del nuovo Governo. Per tutto questo periodo, il Governo ha poteri limitati agli “affari correnti”, nel senso che la sua attività sarebbe limitata all’ordinaria amministrazione mentre gli sarebbe preclusa la sfera del cosiddetto «indirizzo politico». In particolare, nel nostro sistema politico si sono sempre emanate circolare dirette a precisare e specificare i compiti ed i poteri del Governo in prorogatio (le più recenti e rilevanti: la circolare Ciampi, quella Amato e la circolare Prodi). Credo che, in questa situazione, occorrerebbe così limitare i poteri del Governo dimissionario:

  1. Convocazione del Consiglio dei Ministri solo per adempimenti costituzionali, internazionali e comunitari o casi particolari di necessità e urgenza;
  2. Esclusione dell’iniziativa legislativa del Governo (se non nei casi di disegni di legge imposti da obblighi comunitari e internazionali);
  3. Esclusione dell’ammissibilità dei decreti-legge;
  4. Astensione del Governo nelle questioni concernenti i poteri di nomina di funzionari, salve le nomine, designazioni e proposte ritenute indispensabili per assicurare la piena operatività dell’azione amministrativa.

 In questo modo, di tutta l’attività legislativa diviene esclusivo responsabile il Parlamento. Un Parlamento, pertanto, dotato di pieni poteri legislativi e di una piena responsabilità politica. Dal punto di vista costituzionale, è dunque possibile un Parlamento senza Governo. E forse, questo è proprio quello che ci vuole in questo momento al Paese, come in fondo sembrano ammettere gli stessi leader di partito: ciascuno si assuma, in Parlamento, la propria responsabilità.

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One thought on “Un Parlamento senza Governo

  1. Io ho questo timore che la sinistra faccia l’ennesima brutta figura. Mi spiego. E’ ora che il governo Berlusconi se ne vada a casa perchè di danni ne ha fatti troppi. L’opposizione sotto sotto vagheggia un nuovo governo senza andare alle urne nel tentativo di fare una nuova legge elettorale e di andare alle urne con quella. Il mio timore è che non si metteranno mai accordo su una legge che permetta di governare il paese cioè una legge che preveda uno sbarramento in modo che in parlamento non ci siano venti partiti diversi con i loro distinguo. Secondo voi correnti politiche che sono accreditate da un bassa percentuale voteranno mai una legge che li tagli fuori. In altre dopo un “tirare a campare” per un certo periodo di tempo andremo a votare con la legge vecchia e l’attuale destra non parrà vero di sfruttare questo clamoroso insuccesso. Io spero che chi sarà chiamato a decidere se andare alle urne o no valuti anche questo punto. Personalmente vedrei prima di sfiduciare Berlusconi mettiamo nero su bianco quello che vogliamo fare. Io temo i salti nel buio pero’ convengo anche che qualsiasi cosa è meglio di questa m….di maggioranza. Ultima osservazione sulla opportunità di andare o meno alle urne: pensate che una coalizione con Vendola Di Pietro Casini e Rutelli potra’ mai andare d’accordo perchè se vogliono fare un governo devono mettersi assieme.

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