Autore: nocensura.com


Bancarelle e mazzetti di prezzemolo che passano di mano in mano, al costo di 20 dinari (circa 10 euro) l’uno, tra clienti soddisfatti e venditori che promuovono ‘l’insolita offerta’. Non ci troviamo nel suk di Tunisi e non è una conseguenza dell’inflazione o del rincaro dei prezzi.di Jacopo GranciLa scena si svolge nelle contrade di epoca coloniale della capitale – precisamente in avenue de la liberté, di fronte alla sede del canale Al Hiwar Attounsi – e l’ortaggio non è divenuto un bene di lusso ma un simbolo della libertà di espressione.Succede anche questo nella Tunisia della rivoluzione (in pericolo).“Sostenere un’informazione libera, indipendente e impegnata al fianco del cittadino è un dovere di tutti i tunisini. Guardo questo canale dalla caduta del vecchio regime e non posso immaginare che stia per chiudere i battenti. Sarebbe una perdita enorme per il paese e per il suo consolidamento democratico e pluralista”, afferma uno dei primi acquirenti.In gravi difficoltà finanziarie, senza sovvenzioni pubblicitarie dall’ottobre 2012 e con stipendi e produzioni arretrate ancora da pagare, la direzione della rete ha lanciato un appello al pubblico – il 21 febbraio scorso – per una raccolta fondi necessaria a garantire la sua sopravvivenza, almeno nel breve periodo.LEGGI TUTTO»»