Opera passa al motore WebKit per il suo browser Android
Autore: IlSoftware.it
Seppur in versione beta, Opera rilascia la prima versione del suo browser per Android basata sul motore WebKit, lo stesso utilizzato per il rendering delle pagine web da Google Chrome ed Apple Safari. Già pubblicata su Google Play, la versione WebKit del browser Opera è un’anteprima del prodotto che nei prossimi mesi andrà a sostituire il noto “Opera Mobile” (fatta eccezione per gli utenti del browser “Opera Mini” che lo impiegano sui device Android più vecchi).
Il nuovo browser presenta un’interfaccia rinnovata che appare maggiormente integrata con quella che caratterizza le applicazioni Android. In testa alla finestra di Opera vi è la barra degli indirizzi che consente anche l’effettuazione di ricerche sul web ed oltre ai pulsanti che permettono di spostarsi tra i vari siti aperti ed accedere alle impostazioni del prodotto, il resto dello schermo viene tutto destinato alla visualizzazione della pagina web.
Off-Road sembra poi essere il nuovo nome della tecnologia derivata da Opera Mini (“Opera Turbo”) e destinata soprattutto a chi utilizza in mobilità connessioni dati lente oppure piuttosto dispendiose. Attivando la funzionalità Off-Road, diversamente da ciò che accade impiegando un browser di tipo tradizionale, le pagine web richieste vengono prima elaborate dai server di Opera e compresse al massimo in modo da ridurre nettamente (sino al 90%) il quantitativo di dati scaricati attraverso la connessione “mobile”.
Gli sviluppatori di Opera hanno poi migliorato la schermata con l’elenco dei siti web più visitati (funzionalità “Speed Dial”): d’ora in avanti è possibile raggruppare più siti web in modo da risparmare spazio prezioso. Il nuovo pulsante “Discover”, invece, consente di ottenere tutte le notizie d’interesse nella propria lingua e sulla base dell’area geografica di residenza.
Per la sincronizzazione dei dati, anche con i sistemi desktop, viene offerto il servizio Opera Link, già integrato nella nuova versione del browser per Android.



C’è stata nella storia una persona, che nessuno mai ricorda e tanto meno ringrazia ed è il monaco amanuense medievale, che trascorreva la vita a trascrivere i testi dei classici antichi, greci e latini; lo dobbiamo a quella umile e modesta ma importantissima figura, se le grandi opere di quelle culture sono arrivate sino a noi; pratica che è durata per oltre mille anni.
Lavorava nel buio della cella, alla luce spesso della sola fiammella di una candela, unica testimone “visibile” di quelle fatiche e capolavori, con in mano la penna d’oca; spesso all’angolo della scrivania sostava un teschio, a ricordare il prossimo grande appuntamento…sorella morte, come la definivano quei monaci, fiduciosi nella provvidenza divina; unico svago, il momento delle laudi comunitarie.
Ci hanno lasciato in eredità miniature, così chiamate per l’uso del minio, (il rosso cinabro famoso tra gli alchimisti di ogni epoca)…tanto belle e perfette, da essere considerate delle vere e proprie opere d’arte. Se fate un giro su Internet, e se amate “volare alto” o rincorrete anche solo il “gusto del bello”, assicuro che vi scorderete di andare a pranzo o a cena. Potete partire da qui:
http://images.google.it/images?sourceid=navclient&hl=it&rlz=1T4GPTB_itIT298IT299&q=miniature+medievali&um=1&ie=UTF8&ei=DW6kSfDuHtiS_gaioo2RBQ&sa=X&oi=image_result_group&resnum=1&ct=title
Sentite con che stile questo monaco amanuense veronese, qualche secolo prima di Dante, descriveva, con un ironico ritornello in volgare, la sua arte: “Se pareba boves, alba pratalia aràba, albo versorio teneba, negro semen seminàba”…”Spingeva avanti i buoi (le dita), arava un campo bianco (il foglio di carta), teneva il bianco aratro (la penna d’oca), seminava un seme nero (l’inchiostro)”.
Con simpatia, nonno Eugenio.
Cara Mimì,
bella la tua ricerca; come sa di antica tradizione e memoria, quando i valori e i rapporti sociali erano improntati a reciproco sostegno. Quell’”ora et labora” che risuona ancora oggi nei conventi dei Francescani e di altri Ordini monacali, ci porta a riflettere sulla nostra vita tarantolata, spesso alla ricerca del superfluo, che rèlega in secondo piano la semplicità del vivere. Grazie di cuore. Nonno Eugenio.