Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

In Italia, Germania e Spagna nei prossimi anni esploderà il mercato del fotovoltaico ‘senza incentivi’. Anche grazie alla diffusione dei sistemi di accumulo verrà tagliata decisamente la domanda di elettricità dalla rete e per le utility saranno dolori e margini di profitto ridotti fiino al 50 per cento. Lo prevede uno studio della società di consulenza Ubs.

Il fotovoltaico senza incentivi nei prossimi sette anni decollerà e per le utility saranno dolori, dato che l’energia solare, autoconsumata o immessa in rete, eroderà una quota rilevante del merctao elettrico, soprattutto allorché i sistemi di accumulo saranno economicamente più convenienti, forse nel giro di due anni. È questa la previsione contenuta nello studio appena pubblicato dalla società di consulenza Ubs e non a caso intitolato “The unsubsidised solar revolution” (vedi allegato, pdf).

In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico ‘non incentivato’ con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.

“Sulla base di mere considerazioni economiche – si legge nel rapporto – siamo convinti che entro la fine del decennio quasi ogni edificio residenziale e commerciale in Germania, Italia e Spagna sarà dotato di un impianto fotovoltaico su tetto”. Secondo le stime Ubs, nel 2020, tagliando la bolletta elettrica del 20-30%, i tempi di ritorno del’investimento di un impianto fotovoltaico su tetto e non incentivato si aggireranno intorno ai 5-6 anni per il commerciale e sui 10-11 per il residenziale. Non sarà ovviamente una crescita lineare, ma concentrata nella seconda metà della decade. Una simile rivoluzione provocherà profonde ripercussioni sulla domanda, via via più marcate con la discesa del prezzo delle batterie, che, secondo la previsione dello studio, cominceranno ad essere convenienti tra il 2014 e il 2015 (vedi grafico sotto, clicca per ingrandire).

Una famiglia dotata di impianto FV da 4 kWp con batteria da 3 kWh ridurrà gli acquisti dalla rete del 50-60% e le attività commerciali di una percentuale ancora maggiore. Di qui al 2020 l’autoproduzione da solare non incentivato, dunque, potrebbe soddisfare fino al 18% del fabbisogno elettrico, tagliando la domanda del 6-9%. In Italia il FV potrebbe coprire fino al 17% del fabbisogno (industria 5%, settore domestico 25%, settore commerciale 28%) grazie ad ulteriori 11 TWh di produzione da FV (equivalente ad una riduzione del 6% della domanda) che andrebbero ad aggiungersi agli 18,3 TWh di produzione annua del 2012.

Importante sarà l’impatto che tutto ciò avrà sui bilanci di chi vende elettricità: un duro colpo che si aggiunge ad una contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica. I sussidi alle rinnovabili inoltre pesano sempre di più sulla bolletta dei consumatori, spingendoli maggiormente all’autoconsumo. Al contrario il contributo dell’energia pulita (prodotta a costi marginali nulli) spinge in basso i prezzi del MWh all’ingrosso: tra meno di 8 anni si prevede che il prezzo dell’elettricità in Borsa scenderà del 10% e con la diffusione degli accumuli il prezzo calerà anche nelle ore del picco serale, durante il quale finora gli operatori delle fossili hanno recuperato gli introiti erosi dal contributo del FV che produce a costo marginale zero (vedi QualEnergia.it).

L’effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche precipiterà dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest’anno scenderà sotto al 20% (vedi grafico sotto). Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report Ubs, potrebbe ridursi anche del 50%.

A pagare maggiormente le conseguenze di questa situazione, come detto, saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, le aziende più esposte in Europa centro-settentrionale. Ma nel lungo-termine saranno danneggiati anche i bilanci di Enel e Iberdrola, protagoniste nei mercati dell’Europa meridionale dove il solare senza incentivi conoscerà probabilmente un forte sviluppo se si allenterà la morsa crisi economica e del credit crunch. Quali saranno le loro mosse per ritardare questa evoluzione?

Il report UBS “The unsubsidised solar revolution” (pdf)