Riunione Pdl: “I pregiudizi dei suoi non condizionino Bersani”

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Riunione Pdl: "I pregiudizi dei suoi non condizionino Bersani"
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Riunione Pdl: “I pregiudizi dei suoi non condizionino Bersani” ultima modifica: 2013-03-06T04:38:38+00:00 da admin

2 opinioni su “Riunione Pdl: “I pregiudizi dei suoi non condizionino Bersani”

  1. Nella Repubblica dei privilegi ogni corporazione ha la sua legge e puo’ fregarsene di tutte le altre. Ma il vero privilegio è di chi nuota in una zona franca del diritto, dove l’unica legge è quella del più forte. O del più furbo, del più lesto di mano ladro..

    Ma che? Serviva davvero il caso Lusi per scoprire l’urgenza di una legge sui partiti? In realtà il Far West non riguarda loro soltanto. Manca altresì una legge sui sindacati. E in entrambi i casi questo vuoto esprime un tradimento della Carta costituzionale. Rispetto ai primi, risuona ancora la domanda che Calamandrei sollevò in Assemblea costituente: come può respirare una democrazia, se i suoi attori principali non sono a loro volta democratici? Ecco perché – aggiunse Mortati – una legge sui partiti sarebbe stata «consona a tutto lo spirito della Costituzione». Per costringerli a osservare il «metodo democratico» di cui parla l’art. 49 della Carta, traducendolo in una griglia di diritti e di doveri. E perché, in sua assenza, i partiti fanno un po’ come gli pare.

    Le prove? Basta rievocare il battesimo dei due protagonisti sulla scena politica italiana, Pdl e Pd. Il primo, sorto nel 2008 dalla fusione di Alleanza nazionale e Forza Italia, ne ha al contempo violato gli statuti. Lo scioglimento di An venne deliberato infatti dall’assemblea nazionale anziché dal congresso; quello di Forza Italia fu deciso in solitudine dal suo presidente davanti alla folla di San Babila. Dopo di che i due gruppi dirigenti firmarono accordi segreti alla presenza d’un notaio: 70% dei posti (e dei soldi) a Forza Italia, 30% per gli orfani di An. Quanto al Pd, venne al mondo nel 2007 dal ventre di un’assemblea elettiva (2.858 delegati). Tuttavia, quando nel giugno 2008 questo pletorico organismo si riunì di nuovo per modificare lo statuto, l’80% dei suoi membri lasciò la sedia vuota. Riunione invalida, per difetto del numero legale. Ma l’assemblea emendò ugualmente lo statuto, nonostante qualcuno protestasse ad alta voce. Chi? Arturo Parisi, lo stesso (unico) uomo che a suo tempo ebbe da ridire sui bilanci della Margherita. Evidentemente è un vizio.

    E i sindacati? In questo caso la legge viene prescritta nero su bianco dalla Costituzione: art. 39. Devono dotarsi infatti di «un ordinamento interno a base democratica», altrimenti i contratti collettivi di lavoro non possono spiegare effetti vincolanti. Ma la legge sulla democrazia sindacale non è mai uscita dal libro dei desideri dei costituenti, perché i sindacati si sono sempre ribellati all’idea che qualcuno ficchi il naso in casa loro. Ciò nonostante, ai contratti collettivi viene riconosciuta ormai da tempo efficacia obbligatoria, con l’avallo della giurisprudenza. Una frode alla Costituzione.

    È in questo vuoto che prospera il potere delle oligarchie, mentre gli iscritti ai partiti e ai sindacati sono senza voce. L’esperienza, d’altronde, è fin troppo eloquente: votazioni truccate, espulsioni contrarie allo statuto, congressi fantasma, iscrizioni fittizie. Non a caso il primo progetto di legge sui partiti fu depositato da don Sturzo nella I legislatura. Ma non è nemmeno un caso che nessun progetto sia mai approdato in porto: quando i riformatori coincidono con i riformati, ogni riforma naviga sempre in mare aperto. Ed è un bel guaio, perché l’autorità delle democrazie si regge sull’autorevolezza dei partiti politici.

    Sennonché dopo il caso Lusi, e il caso Penati, e i cento, i mille altri casi ancora nascosti sotto un’onda compiacente, la nave dei partiti adesso viaggia fra Scilla e Cariddi. O l’autoriforma, la riforma impossibile; o il naufragio elettorale

  2. 4 Settembre Kunduz aerei tedeschi dell’ alleanza militare in Afghanistan uccidono per errore 140 civili
    Il ministro Jung si dimette dopo l’ esonero di un generale capo di stato maggiore e del sottosegretario alla difesa tedesco!
    E’ QUELLO CHE SUCCEDE IN UN PAESE CIVILE LA GERMANIA!!!
    Da noi cosa sarebbe successo?
    Dimissioni?
    Ci credete veramente?

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