Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Barbara D'Urso Matteo De Vita

 Cara Barbara D’Urso,

 hai invitato a parlare a nome di otto milioni e mezzo di persone che hanno votato il MoVimento Cinque Stelle un signore che si è iscritto a un MeetUp il 24 febbraio scorso, il giorno prima delle elezioni. Iscriversi a un MeetUp, nel caso la tua redazione non lo sapesse, non è sinonimo di "attivista del Movimento Cinque Stelle". MeetUp è una piattaforma generale, dove ci si riunisce per molti scopi diversi. Gli attivisti del Movimento Cinque Stelle (la base) sono quelli certificati e iscritti al portale del Movimento: http://www.movimentocinquestelle.it/.

 E gira in rete anche un commento, a nome di Matteo De Vita, comparso su sangiovannirotondonet.it appena cinque giorni fa, il 2 marzo, nel quale si capisce che il commentatore non appartiene agli attivisti del MoVimento. Che sia lui?


  Come che sia, io capisco che voi facciate un mestiere e dobbiate portare a casa ogni giorno qualcosa per tenere alto lo share, ma credo anche che, visto che siete giornalisti (voi sì, mica come noi qui in rete), dovreste ricordarvi tutta la storia della verifica delle fonti, magari studiare un po’ quello che non conoscete, risalire a un minimo di storia personale di quelli che fate parlare, specialmente se non parlano a nome di se stessi ma a nome del primo "movimento politico" alla Camera. Se no, capite bene che poi la gente ci rimane male e vi fate inutilmente dei nemici. 

 Ti sei lamentata, Barbara, perché gli attivisti o gli eletti del MoVimento non partecipano ai dibattiti televisivi. Anche qui, mi rendo conto che stiamo parlando del tuo mestiere, e questa decisione a cinque stelle non ti aiuta a chiudere le puntate. Però dovresti fare un minimo di autocritica e ammettere – perché sono sicuro che lo sai – che la televisione si è trasformata ormai da decenni in un pollaio di oche e tacchini starnazzanti dove esprimere un concetto dignitoso è diventato più difficile che pattinare sulla lama di un rasoio appoggiati sulla punta del …naso. 

 Ecco perché il Movimento Cinque Stelle non si presta a questo mercato del pesce. Se i dibattiti fossero più civili, come quelli cui si può assistere in quella Europa che per altri versi tutti inseguono, allora sarebbe diverso. Se non ci fossero tanti giornalisti schierati a priori, che credono che il loro mestiere consista nel cercare di mettere in ridicolo quello che non capiscono o quello che non conviene al loro editore, allora se ne potrebbe parlare. Ma stanti così le cose, essendo questa la televisione italiana, per cercare di riportare un minimo di senso ove non ce n’è più (e lo si può leggere bene nella piega di disgusto che appare sul volto del telespettatore italiano da sempre, ormai quasi impercettibilmente), il Movimento Cinque Stelle sceglie di parlare dove si è conquistato lo spazio, il tempo, e la dignità di farlo: nel Parlamento italiano.

 In quel luogo si confronterà con il Paese. In quel luogo, sia in aula che nelle commissioni, prenderà le posizioni che riterrà di voler assumere. Gli italiani potranno leggere le trascrizioni degli interventi, pubblicate nei siti istituzionali, o guardare la diretta streaming e informarsi direttamente alla fonte, senza essere costretti a districarsi in una foresta di interlocuzioni non-sense, di contraddizioni trash, di concetti terra a terra che già all’asilo che frequenta mio figlio sarebbero considerati acquisiti e poco formativi.

 Lo ritieni un approccio bacchettone, eccessivamente rigido? Mi rendo conto anche di questo. La televisione, inseguendo la logica del divide et impera, ci ha abitutati alla consacrazione del nulla, elevato a feticcio da adorare, per sopperire alla decadenza di valori, principi, idee superiori che possano elevare lo spirito anziché abruttirlo. Nel tentativo di inseguire costantemente il peggio, avete trasformato talk show politici in luoghi dove fotografi poi condannati si spaccavano le mani sulle scenografie, senza per questo essere cacciati, mentre cittadini per bene, rispettosi, educati e con idee civili da scambiare, venivano abbandonati a sprofondare su un divano, con un telecomando in mano, trattati come polli di allevamento a consumare il vostro mangime preconfezionato, prodotto in serie, tanto che lo chiamate "format".

 Quindi mi rendo conto che tu non capisca, altrimenti non avresti partecipato a questo circo per tutti questi anni senza manifestare un solo moto di repulsa interiore. Per questo stesso motivo non ti chiedo di chiedere scusa per avere perlomeno "sbagliato", giornalisticamente parlando, a presentare il tuo ospite come rappresentante di quello che non rappresentava affatto. 

 Però mi piacerebbe che tu non cadessi dal pero, almeno quello, quando presto assisterai alla fine di un mondo e all’inizio di qualcosa di nuovo, di una nuova dimensione della conoscenza e, perché no, anche dell’entertainment. Qualcosa che finalmente possa restituire a tutti il piacere della conversazione, del senso delle cose, la sensazione di appartenere finalmente a una comunità di interessi e non a un’accozzaglia di tanti piccoli e grandi ego in perenne e rumoroso conflitto fra di loro.

 Quel giorno, sappilo, potrebbe addirittura piacerti, e potresti finire per ringraziare tutto quello che oggi ancora non comprendi fino in fondo (se no saresti già scesa dalla giostra).