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Due fratelli, un solo gamepad
Invitati a Londra da Halifax, abbiamo provato Brothers, interessante opera prima del regista svedese Josef Fares

Se fino a qualche mese fa lo sviluppatore svedese Starbreeze sembrava aver imboccato un vicolo cieco, dopo i pessimi risultati fatti registrare dal tentativo di reboot di Syndicate sotto l’ala di Electronic Arts, oggi il futuro appare decisamente più roseo per i ragazzi di Uppsala. Certo, la ristrutturazione attuata al fine di rendere indipendente la compagnia ha richiesto un ridimensionamento, tanto nelle ambizioni dei progetti in sviluppo quanto nel personale, che da oltre cento dipendenti è passato a soli trentotto.
Il vantaggio, non indifferente, è che oggi Starbreeze si muove come uno sviluppatore indipendente, e, probabilmente “scottata” dalla brutta esperienza ricavata dal lavoro commissionato su licenza, la casa ha deciso di lavorare d’ora in poi solo ed esclusivamente su proprietà intellettuali di cui detiene i diritti, così da poter esercitare la massima libertà creativa. Un recente viaggio a Londra organizzato dal publisher italiano Halifax ci ha permesso di mettere per la prima volta le mani su Brothers: A Tale of Two Sons, una produzione destinata al solo digital delivery che è riuscita ad attirare su di sé un buon numero di attenzioni, sia per le sue originali caratteristiche, sia per il nome alla guida del progetto. Josef Fares (classe 1977, libanese di origine ma con cittadinanza svedese) è un giovane regista che si è portato all’attenzione del grande pubblico per gli ottimi incassi generati dai suoi film e per i premi vinti. Da grande appassionato di videogiochi, ha deciso di “saltare la staccionata” e provare a unire la sua esperienza dietro la macchina da presa al suo hobby prediletto, ottenendo risultati apparentemente molto interessanti.

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