Autore: Gadgetblog.it

Nell’immaginario collettivo gli arti bionici rimangono un elemento fantastico a metà tra la fantascienza e il cyber-punk. Nella realtà dei fatti però siamo molto vicini a poter sostituire gran parte dei “pezzi” del corpo umano. Quant’è questa gran parte? Per risolvere questo interrogativo Rich Walker e la sua Shadow hanno creato Bionic Man, un manichino umanoide che fotografa lo stato attuale della tecnologia di costruzione di protesi e organi artificiali. Continua dopo la pausa.

Bionic Man è stato creato per il documentario “Come costruire un uomo bionico” del Channel 4 inglese, ma è esposto da febbraio al Museo della Scienza di Londra. E’ costituito da circa il 70% di organici e protesi sostitutive più o meno complesse in grado di svolgere il lavoro della loro controparte originale. Più della metà e oltre i due terzi del totale del corpo, questo è quanto siamo in grado di fare il campo medico e tecnologico a livello pratico.

Tutti i componenti del progetto sono stati reperiti dai migliori laboratori specializzati di tutto il mondo, e alcuni sono proprio quelli impiegati con successo su decine di migliaia di pazienti. E’ tanto ma non è abbastanza, sia perchè alcuni di questi elementi sono ancora troppo grezzi e approssimativi, ma anche perchè quello quel 30% che rimane sono organi vitali impossibili da riprodurre. Uno su tutti: il cervello.

Altro grande assente è lo stomaco, ma ci sono già organi artificiali sufficientemente evoluti da essere efficienti. Troviamo infatti cuore e sistema circolatorio completo, polmoni, reni, pancreas, milza, ma anche arterie sintetiche, retine, coclea (un componente dell’orecchio), arti e articolazioni più o meno complete.

Alcuni di questi impianti funzionano in modo ancora limitato, come quelli per per i non udenti o non vedenti che riescono solo in parte a sostituire gli organi reali e forniscono un input troppo grezzo e poco raffinato. Meglio di niente.

I più efficaci sono quelli relativi al mondo delle articolazioni, fino ad ora “i pezzi di ricambio” più vicini a quelli reali, e alcuni di questi sono di uso ormai così comune (come le protesi al ginocchio o all’anca) che nemmeno ci stupiamo più quando ne sentiamo parlare.

Per ora il manichino di Rich Walker è ancora un abbozzo di uomo bionico, ma considerati i passi avanti fatti negli ultimi cinquant’anni di tecnologia medica, robotica e hi-tech generico è plausibile aspettarsi organi e protesi artificiali sempre più completi e affidabili, anche se la strada migliore forse sarà ancora quella della riparazione dell’organo originale. E nel campo delle cellule staminali ci sarà ancora tanto da scoprire.

Via | Corriere.it | Shadow Robot Company

Foto: Wired.co.uk