Autore: Il Fatto Quotidiano

“Boicottiamo la Bridgestone”. La Regione Puglia e il Comune di Bari vogliono fare sul serio. E’ stata presentata questa mattina, durante una conferenza stampa, la campagna istituzionale di comunicazione internazionale contro l’annunciata chiusura del plesso barese dell’azienda produttrice di pneumatici. Il presidente regionale Nichi Vendola, assieme al sindaco di Bari Michele Emiliano, al presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna, all’as*****re al Lavoro Elena Gentile e alle rappresentanze sindacali dei lavoratori, ha mostrato gli stendardi dell’iniziativa. I manifesti – già affissi – che rappresentano uno pneumatico trafitto con un coltello e grondante sangue, con la scritta “Harakiri is not a good business”. E la spilletta “Boycott Bridgestone”.

“Irrevocabile”. Tutto si gioca su questo aggettivo. Il 4 marzo, la Bridgestone ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Modugno entro la metà del 2014, mettendo così a rischio il futuro dei suoi 950 dipendenti che hanno avviato un presidio permanente ai cancelli. Con l’iniziativa degli enti pugliesi, l’azienda ha quarantotto ore di tempo per decidere se tornare sui suoi passi, almeno cancellando la parola “irrevocabile” e aprendo un margine di trattativa. Fino a questo momento, i vertici Bridgestone hanno definito “non percorribili” le alternative allo smantellamento della sede barese. Se la riunione convocata presso il Ministero dello Sviluppo Economico il 14 marzo terminerà con un nulla di fatto, si darà avvio a questa “prova d’orchestra” come lo stesso governatore pugliese l’ha definita.

“La scelta di chiusura – ha affermato Vendola in conferenza stampa – è stata annunciata con violenza e ha creato sconcerto e sgomento tra i lavoratori e tra tutti i cittadini pugliesi. Non si possono cancellare con un tratto di penna cinquant’anni di straordinaria vicenda operaia e industriale”. Il governatore non è per niente convinto dalle motivazioni addotte dal management di Bridgestone per giustificare la decisione che gli stessi operai – come molti di loro hanno raccontato ai giornali – hanno appreso da internet.

Secondo l’azienda, infatti, lo stabilimento di Bari dovrà chiudere a seguito del calo della domanda, ma anche perché è penalizzato a causa di fattori strutturali come la logistica e i costi energetici. “L’azienda – ha aggiunto il leader di Sel – dovrebbe essere un po’ più seria. Esiste un utile certificato di oltre sei milioni di euro. La fabbrica è a pochi metri dal porto, dall’aeroporto, dalla ferrovia e dall’autostrada e ha una posizione logistica perfetta. Credo che dopo cinquant’anni, accorgersi che si è in una collocazione scomoda mi pare che sia soltanto fiction”.

L’altro obiettivo conclamato dell’iniziativa è quello di trasformare la vicenda in un caso diplomatico, per il quale risulta che le ambasciate siano già attivate per fare pressione sul governo nipponico. Il management giapponese – ha concluso Vendola – deve riflettere attentamente. Racconteremo anche in Giappone qual è la superficialità e la violenza con cui alcune imprese pensano di operare, buttando sulla strada migliaia di operai e mettendo sul lastrico tante famiglie senza nessuna ragione economica”.

Al termine della conferenza, a Bari si è celebrato un Consiglio Regionale monotematico sul caso Bridgestone. Durante la seduta, seguita in platea anche da una delegazione di operai e da Michele Emiliano (che nei giorni scorsi si è detto pronto ad occupare la fabbrica), le forze politiche di ogni schieramento hanno fatto fronte comune per ribadire il “No secco” alla chiusura della fabbrica di pneumatici. L’assise ha deliberato all’unanimità un ordine del giorno che prevede di attivarsi presso il Governo Italiano e la Commissione Europea per avviare il confronto con l’azienda.