Autore: IlSoftware.it

Gatta da pelare per Microsoft che in Francia si trova a dover gestire una contestazione avanzata dalla ARCEP (Autorité de Régulation des Communications Électroniques et des Postes). L’autorità svolge Oltralpe la stessa funzione della “nostra” AGCOM (L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) monitorando la corretta competizione sul mercato tutelando pluralismo e libertà fondamentali dei cittadini nell’ambito delle telecomunicazioni.

ARCEP ha puntato il dito dritto contro Skype: secondo l’autorità francese Skype opererebbe, di fatto, come un operatore di telecomunicazioni proponendo agli utenti del servizio tutta una serie di pacchetti commerciali molto simili, nello loro caratteristiche, alle soluzioni offerte dalle aziende di telefonia.

La magistratura francese, su indicazione di ARCEP, inizierà quindi ad indagare sul comportamento di Skype per verificare se la società acquisita da Microsoft sia seguendo una condotta non permessa dalle leggi vigenti e, di conseguenza, sanzionabile.

Se Skype venisse riconosciuto come un operatore di telecomunicazioni, la società sarebbe tenuta a permettere l’effettuazione delle chiamate di emergenza ed a mettere a disposizione delle forze dell’ordine una serie di strumenti, direttamente accessibili, per l’avvio di attività di intercettazione.

A stretto giro è arrivata la risposta di Skype. L’azienda ribadisce la convinzione che la sua attività non possa essere equiparata a quella di un operatore telefonico, anche stando a quanto prevede la normativa francese. “Continueremo comunque a collaborare con ARCEP in maniera costruttiva cercando di trovare un accordo che permetta agli utenti, indipendentemente dalla loro località di residenza, di continuare ad utilizzare Skype così come è oggi conosciuto“.

Inutile dire che un’iniziativa come quella francese desta non poche preoccupazioni. C’è davvero l’esigenza di imbrigliare un servizio che, nel corso dell’ultimo decennio ha completamente rivoluzionato il modo di comunicare? Se si dovesse prendere provvedimenti nei confronti Skype, lo stesso “trattamento” dovrebbe essere riservato anche agli altri servizi VoIP alternativi. Il rischio è quello di imboccare una strada molto pericolosa che, probabilmente, avrà un impatto negativo proprio sugli utenti finali.
Perché non concetrarsi su iniziative che guardino invece ad una maggiore trasparenza (Privacy e Skype: la lettera aperta indirizzata a Microsoft)?