Autore: Il Fatto Quotidiano

In silenzio, solo con la Costituzione in mano, o con cartelli e striscioni che citano articoli della Costituzione. Il pomeriggio del 15 marzo, su iniziativa di Libertà e Giustizia, a Milano ci sarà un presidio in solidarietà con i magistrati dopo la marcia del Pdl sul Tribunale, e dentro al Tribunale. Inizialmente, l’associazione aveva indetto la manifestazione davanti a palazzo di Giustizia, ma poi ha cambiato idea: sarà in piazza Fontana dalle 16.30 fino alle 19. La scelta di non invitare i cittadini a partecipare davanti al tribunale, ma in un altro luogo simbolo, per la strage avvenuta nel 1969, viene spiegata con il timore di strumentalizzazioni: “Libertà e Giustizia prende atto che il clima generato dalla grave irruzione dei parlamentari del Pdl dentro il Tribunale di Milano è diventato sempre più arroventato per le continue esternazioni di Berlusconi e rischia di mettere a repentaglio la serenità della Giustizia. Anche per ribadire il nostro fermo convincimento che i tribunali devono poter lavorare lontano dalle emozioni e dalla eventualità di pericolose strumentalizzazioni, Leg ha deciso di spostare il sit-in in piazza Fontana”.

Hanno aderito alla manifestazione, tra gli altri, Corrado Stajano, Moni Ovadia, Bice Biagi, Lella Costa, Salvatore Bragantini, Salvatore Veca, Roberta De Monticelli, Articolo 21 e la Camera del lavoro di Milano. La manifestazione di oggi pomeriggio vuole ribadire che “la legge è uguale per tutti”, anche per Silvio Berlusconi, e che i magistrati hanno applicato soltanto la legge, a differenza di quanto adombrato dal presidente della Repubblica nel suo lungo comunicato di martedì quando ha incontrato al mattino una delegazione del Pdl, fresca di marcetta al palazzo di Giustizia milanese, e nel pomeriggio i membri del comitato di presidenza del Csm.

Sandra Bonsanti, presidente di Liberta e giustizia, che sarà in piazza, ha espresso grande preoccupazione per la presa di posizione cerchiobottista del capo dello Stato: “Forse nemmeno lui, il grande malato, si aspettava di ottenere tanto. Ma tanto ha ottenuto: è stato chiamato ‘leader’ mentre una procura lo accusa di aver ‘comprato’ voti in Parlamento; è stato sancito il suo diritto a fare come se nulla fosse e a continuare a infestare la vita politica e istituzionale di questo Paese. E’ stata messa in dubbio l’azione della magistratura. Insomma esultano tutti i detrattori dell’autonomia della magistratura e della giustizia uguale per tutti. Questa ferita, che il capo dello Stato ha pensato di dover infliggere a un Paese dalle istituzioni così fragili, non è davvero comprensibile né giustificabile. Colora tutto il settennato di un grigiore allarmante”.