Autore: Il Fatto Quotidiano

Fino a qualche mese fa Parma lo accoglieva con gli applausi e l’entusiasmo con cui aveva salutato la vittoria del sindaco Federico Pizzarotti. Ora invece ad ascoltare Giovanni Favia c’è solo una ventina di persone. Non sono però solo i cittadini ad avere voltato le spalle all’ex esponente del Movimento 5 stelle, a fianco di Pizzarotti e dei suoi fin dai tempi delle prime battaglie comuni e poi delle campagne elettorali. Il consigliere regionale lo ammette con amarezza: “A parte casi isolati, dopo la mia espulsione, da Parma non ho più sentito nessuno”.

Dalla sua uscita dal Movimento fino ad oggi di cose ne sono successe: la candidatura al fianco di Antonio Ingroia, la sconfitta di Rivoluzione Civile e l’ascesa del Movimento di Grillo a cui il consigliere regionale, che era considerato l’enfant prodige dei Cinque stelle, alla fine non ha potuto partecipare. Dopo il ritorno in Regione, l’ultimo annuncio dopo la scelta, praticamente obbligata, di passare al gruppo misto, è quello delle dimissioni, anche se le tempistiche sono ancora incerte. “Mi dimetterò da consigliere perché i gruppi locali mi hanno voltato le spalle e così è impossibile lavorare sul territorio”.

Del Movimento però Favia continua a parlare, alternando a un’analisi lucida del fenomeno considerazioni sulla propria esperienza personale come ex rappresentante. Nel dialogo con Daniela Gaudenzi organizzato da Liberacittadinanza, il consigliere commenta l’esito delle elezioni e sul futuro del Movimento lancia la sua previsione: “Dopo Parma, prenderanno tutte le città perché arriveranno secondi ai ballottaggi e raccoglieranno i consensi degli elettori. Ci sono le condizioni sociali e politiche a loro favore, l’Italia si sta preparando a una fase in cui saranno i Cinque stelle a governare”.

Un successo che secondo Favia non è casuale, ma calcolato secondo una precisa strategia di marketing messa in piedi da Gianroberto Casaleggio (“che lo fa di lavoro”) e da Beppe Grillo, “il più grande testimonial con cui veicolare messaggi, per creare una perfetta macchina del consenso”. Favia paragona il metodo a quello utilizzato a suo tempo da Silvio Berlusconi: “Berlusconi ha applicato le regole del marketing aziendale alla politica, Casaleggio ha piegato la politica alle regole del marketing virale che si sviluppa grazie alla Rete”.

L’ex Cinque stelle però non usa mezzi termini per definire “i padroni del Movimento, che non accettano critiche”. Se per Favia “la democrazia è la criptonite di Casaleggio”, sulla propria espulsione come caso di linciaggio mediatico, il consigliere non risparmia dure critiche a Grillo: “il caso è stato montato da lui attraverso il suo blog, a Grillo non interessa se una persona come me, che ha lottato per il Movimento, viene schiacciata nella propria dignità. Ha dimostrato di fregarsene dei valori e del rispetto delle persone”. Torna la critica alla mancanza di democrazia interna, dove a dettar legge è la struttura di vertice rappresentata dal binomio Grillo-Casaleggio, ma di dubbi Favia ne solleva anche sul Movimento in sé (“non fa ridere che la sede del primo partito italiano sia un sito con annunci commerciali, in cui si vendono libri”), e perfino sui neoeletti in Parlamento: “sono persone scelte con un sistema di voti non ancora chiaro, sulla base di video caricati su Youtube”.

Nella sua analisi però c’è anche la constatazione che ora i Cinque stelle a Roma stanno creando uno staff che lavorerà a tempo pieno con i parlamentari per portare proposte al Governo. “La strategia ha funzionato, mentre Rivoluzione civile ha fatto una rivoluzione troppo civile ed è stata schiacciata dallo Tsunami tour, anche grazie allo spazio che gli hanno dato i media – conclude – Ho capito che non ce l’avremmo fatta quando ho visto le televisioni seguire in diretta la prima tappa da Firenze”.