Autore: Il Fatto Quotidiano

Consigliere comunale per nove anni, gli ultimi in quota Pdl, ed ex as*****re a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), la città dove ha sede il Tribunale dei processi al clan dei Casalesi. Ma anche usuraio per conto della camorra. Questa la doppia vita di Francesco Cecere, detto ‘Franchino ‘a Belva’. Così almeno è riportata in alcuni lunghi passaggi dell’ordinanza del Gip di Napoli Pietro Carola.

Francesco Cecere, già arrestato in passato con l’accusa di aver indicato alle cosche i cantieri sui quali si poteva andare a chiedere il pizzo, figura tra le 41 persone finite in carcere in seguito al maxi blitz dei carabinieri tra le province di Caserta, Crotone, Avellino, Lecce, Benevento e Salerno che ha sgominato i vertici del clan Amato-Pagano. La Dda di Napoli stavolta lo ha fatto ammanettare per usura aggravata dal metodo mafioso per conto del capoclan Salvatore Amato (già processato in altra sede per questo reato).

“La fonte principale di prova – scrive il Gip – è costituita dall’imponente patrimonio dichiarativo dei collaboratori di giustizia sopravvenuti in epoca recente, a conoscenza dei fatti per esserne stati direttamente partecipi, ovvero per essere figure apicali o comunque di assoluto rilievo all’interno del clan di appartenenza”.

Già pescivendolo e autista dell’azienda Consortile Trasporti di Caserta, in pensione, secondo i verbali di Rosa Amato, ‘Franchino’ “procurava i clienti per l’usura a mio padre a mio zio Antonio, guadagnandoci sulla somma pagata per gli interessi mensili”. Interessi del 20%. Un altro pentito, Angelo D’Onofrio, precisa: “I clienti, invece di consegnare direttamente i soldi a Salvatore Amato, li consegnava a Cecere, era lui che provvedeva a portarli al capoclan. Non so se mantenesse poi per sé una percentuale dei soldi consegnati ad Amato…”.

Domenico Russo, sentito dagli inquirenti nell’autunno del 2009, aggiunge qualche dettaglio: “(Cecere) è persona fortemente indebitata con Salvatore Amato… è molto legato ad Elio Diana, cognato di Francesco ‘Cicciariello’ Schiavone (cugino di Francesco Sandokan Schiavone, lo storico boss dei Casalesi, ndr) ed è proprio attraverso l’intervento di Diana che è riuscito a non pagare gli interessi ai suoi creditori. In realtà con le somme di denaro ottenute in prestito concede a sua volta prestiti a tassi usurai del 20 o 30% mensili a persone di Santa Maria Capua Vetere, San Tammaro, Capua e Libero. In quest’ultimo comune a due vecchietti che hanno perso il figlio per una leucemia e che ha praticamente rovinato”.