Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Per la prima volta da 4 anni il prezzo dei moduli FV è in rialzo. A marzo per i moduli cinesi importati in Europa è cresciuto del 4%. Ci si aspettano ulteriori aumenti del 5-6% entro fine maggio. Colpa della minaccia dei dazi antidumping Ue, ma anche di un riequilibrio tra domanda e offerta a livello mondiale. Ma la ripresa non prima del 2015.

È al prima volta che succede negli ultimi quattro anni: da gennaio 2009 il prezzo dei moduli fotovoltaici era sceso senza soluzione di continuità, addirittura dimezzato nell’ultimo anno e mezzo. A marzo il prezzo medio di vendita dei moduli cinesi sul mercato europeo è cresciuto del 4%. La previsione, emerge dall’ultima edizione del iSuppli PV Module Price Tracker di IHS, è che l’aumento prosegua nei prossimi mesi. Entro fine maggio, secondo al società di consulenza, i prezzi saliranno del 5-6% rispetto a quelli rilevati a marzo, toccando gli 0,69 $ /W, cioè 0,53 euro/W. Un aumento che tra l’altro riguarda i moduli FV di tutti i livelli di qualità provenienti dal gigante asiatico.

Le cause di questa inversione di tendenza, spiegano da IHS, sono diverse. Una è che inizia ad attenuarsi quella crisi da oversupply che portava i produttori a vendere sotto prezzo pur di restare vivi; si è cioè parzialmente corretto lo squilibrio rispetto all’offerta.

Un’altra è l’ombra delle possibili misure antidumping che l’UE potrebbe imporre sui prodotti cinesi. Nell’ambito del procedimento antidumping in corso dal 6 marzo l’Unione Europea ha imposto la registrazione obbligatoria di moduli, celle e wafer made in China e di conseguenza, spiegano gli analisti, mercati importanti come la Germania e la Gran Bretagna hanno sofferto una carenza di moduli. Molti fornitori cinesi stanno tagliando le spedizioni in Europa in attesa della decisone preliminare sulle misure antidumping che l’UE prenderà in via preliminare a giugno. Come sappiamo infatti misure antidumping provvisorie sul FV cinese potranno essere applicate già a partire da quel mese e altri dazi antisubsidies entro agosto (mentre le misure definitive potrebbero arrivare entro dicembre 2013) e questi provvedimenti avrebbero un effetto retroattivo sulle importazioni registrate a partire da marzo 2013.

A far salire il prezzo dei moduli cinesi poi c’è la crescente fame del mercato interno: sembra che l’annunciato taglio della tariffa feed-in cinese sarà meno consistente di quel che si pensava e ci si aspetta che Pechino riveda al rialzo per l’ennesima volta il suo obiettivo sul fotovoltaico. Tutti elementi che spingeranno verso l’alto il prezzo dei moduli cinesi in Europa, con un riflesso sul prezzo dei moduli a livello mondiale.

“Per anni, i produttori di moduli FV si sono misurati con condizioni di mercato che impedivano ogni profitto, caratterizzate da eccesso di offerta e prezzi in caduta libera – commenta Glenn Gu, senior analyst di IHS – ora con segnali chiari che lo squilibrio tra domanda e offerta si sta correggendo, i prezzi hanno smesso di scendere e iniziato a salire.”

Insomma, quello descritto da IHS è chiaramente un primo segnale di sollievo per l’industria del fotovoltaico. Anche se va detto che difficilmente una ripresa arriverà prima del 2014-2015. Se infatti la domanda nei mercati emergenti, Cina in testa, sta compensando la contrazione del mercato europeo (e italiano), la capacità produttiva resta ancora troppo alta: circa 45 GW rispetto ad una domanda che per il 2013 si prevede arrivi a 35 GW (è stata di 31,5 GW nel 2012). L’ultima stima di un’altra società di consulenza, NPD Solarbuzz, ad esempio, prevede ancora tempi duri per il 2013 con una riduzione del fatturato del 20%, dai 25,5 miliardi di dollari del 2012 a 20,5 miliardi, mentre ritiene possibile una ripresa per il 2015 fino ad arrivare a 32 miliardi all’anno al 2017.

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