War of Cash – Guerra al contante

War of Cash – Guerra al contante

Autore: Byoblu.com

Beppe Scienza War Cash Contanti

di Beppe Scienza, intervistato da Valerio Valentini

In Italia allignano sentimenti antitedeschi, fomentati dai politici e dai giornalisti. È comprensibile che ai politici italiani quelli tedeschi non piacciano, dal momento che nel Parlamento tedesco non c’è un solo inquisito, un solo indagato, un solo condannato: è certamente gente antipatica.

E anche ai giornalisti italiani si capisce che non possano piacere quelli tedeschi: se guardiamo Der Spiegel, c’è un mare di giornalisti, tutti pronti a cercare le notizie, a informare i lettori, anziché dedicarsi a fare i favori a questo o a quell’amico, insomma a fare marchette. È naturale che il giornalismo tedesco, quello di alto livello soprattutto, sia inviso a quello italiano. Quindi si capisce perché vengano fomentati sentimenti antitedeschi.

Però, pensando invece ai cittadini, e non ai potenti, ci sono delle cose che, soprattutto nel campo di cui mi occupo – risparmio, previdenza e anche fisco –molti Italiani meriterebbero di sapere, mentre non vengono dette chiaramente.

Incominciamo con una. In Italia, le lire non valgono più niente, innanzitutto perché era previsto che dopo dieci anni sarebbero andate in prescrizione, e in secondo luogo perché con una grande manovra politica degna di un Roosevelt, Monti anticipò la prescrizione, di punto in bianco nel novembre 2011 con la manovra “Salva Italia”, anziché lasciarle scadere, dopo circa due mesi, alla fine di febbraio 2012. Grande mossa geniale, grande politico, grande economista, bocconiano, certo. Il problema era registrare a bilancio, togliere quella posta passiva nel 2011 e non 2012, perché tanto dopo due mesi-tre mesi, le banconote sarebbero scadute comunque. Ora, questo è capitato in Italia.

In Germania è molto diverso. In Germania la Bundesbank, la banca centrale, ha sempre cambiato le banconote da essa emesse, e ancora quelle emesse nel ’48 dalla Bank Deutscher Länder, che l’ha preceduta; le banconote in marchi non scadranno mai, saran sempre convertibili in euro. E lo stesso vale – leggiamo nel sito della  Bundesbank  – per il Belgio, l’Irlanda, per l’Austria, addirittura per l’Estonia. Perché mai uno Stato dovrebbero non riconoscere e non cambiare le sue monete? Si vuole forse colpire la criminalità organizzata? Be’, la criminalità organizzata, essendo organizzata, in Italia ha avuto tempo, dall’inizio del 2002 all’autunno del 2011, per cambiare le banconote in contanti. Quindi non è per quello. Si colpiscono dei poveracci, dei distratti, dei pasticcioni insomma, gente con problemi di lucidità; qualcuno che magari pensava “Me le tengo fino all’ultimo momento e le vado a cambiare a fine febbraio 2012”. No, tie’, fregato! Quindi 1 a 0 in favore della Germania (per i risparmiatori).

Passiamo ai consumatori. La Banca Centrale Tedesca ritiene una cosa che sembrerebbe logica, che il contante e la moneta elettronica vadano di pari passo. Cioè, uno usa quello che vuole: è libero di scegliere. Tant’è che la Banca Centrale Tedesca ha addirittura organizzato un convegno, il Bargeldsymposium, di cui ho riferito nel blog di Beppe Grillo , un convegno del 10 ottobre del 2012, sul contante. Un convegno dove studiosi della Banca Centrale e di atenei tedeschi hanno spiegato quali erano i vantaggi del contante.

Per esempio, un vantaggio innegabile del contante è che dà il senso della spesa. Cioè, se una preleva 300, 400 euro una volta, li spende e poi ne ripreleva altri, si rende conto di quanto spende. Non altrettanto bene si rende conto uno che paga 10, 30 euro, 40, 50, una volta con la carta di credito, una volta col bancomat eccetera. Altri vantaggi del contante sono l’immediatezza e il funzionamento sicuro: si paga anche se manca la corrente elettrica, che collega l’apparecchio alla rete telefonica; e soprattutto si paga in modo anonimo. Ecco, magari anche se uno non è un mafioso, anzi proprio se non è mafioso, non ha piacere che si sappia di tutte le spese che ha fatto, che la banca o CartaSì abbia l’elenco di quanto ha speso, quello che ha comprato, quando, come, con che frequenza, a che ora eccetera. Ecco, la riservatezza, per importi piccoli. Poi in Italia col contante ormai si può pagare solo sotto i mille euro: non si comprano i Cézanne, non si comprano i diamanti coi contanti, si fanno spese normali, quotidiane. Lo sanno quelli che pochi mesi fa non riuscivano a entrare nei Musei Vaticani, perché era bloccato il sistema di pagamento con bancomat e carte di credito. Addirittura un dirigente della Banca d’Italia,  Carlo Pisanti, ha riconosciuto in un convegno che il vantaggio del contante è che dà il senso della spesa.

In Italia invece la banca centrale si dà da fare per collaborare alla cosiddetta – bel termine inglese! – War-on-Cash, la guerra al contante, dove l’ABI, l’associazione bancaria italiana, viene a dire che è una lotta di civiltà (termini che magari andrebbero usati a proposito, non così da sbruffoni). Ora, non è una lotta di civiltà, la guerra al contante, è un interesse delle banche, che vogliono avere tutti i soldi sui conti correnti, quindi a interessi circa zero, e lucrare su commissioni varie a carico del consumatore o del commerciante. E quindi direttamente a carico del consumatore, perché gli verranno rigirate addosso. Ecco quindi anche qui, anche sul contante, alla Banca Centrale Tedesca e alla Germania, va un altro punto. E quindi siamo 2-0 a favore della Germania.

Al che uno potrebbe pensare che i Tedeschi con questo difendono gli evasori, fanno vita facile agli evasori, perché si dice in Italia – è una tesi che ha qualche fondamento, ma molto limitato – che la lotta al contante serve a debellare l’evasione fiscale, ma su questo si è già proceduto ottenuta abbassando moltissimo la soglia massima di pagamento con denaro liquido. Ora non si può proprio dire che in Germania ci sia un atteggiamento di connivenza, di tolleranza, di simpatia o di incuria nei confronti degli evasori fiscali. Anzi è esattamente il contrario.

E questo è il 3° caso, il 3° punto: il caso dei conti clandestini in Svizzera, o comunque all’estero, ma soprattutto in Svizzera, visto che sia l’Italia che la Germania confinano con la Svizzera; e la Svizzera è stata per decenni il luogo dove si arrivava con la valigetta in contanti e si versava nella banca svizzera, dando il proprio nome, ma con un conto cifrato – e poi il problema non è il conto cifrato, il problema è che la Svizzera per decenni non ha fornito informazioni al fisco estero. Ebbene, su questo ci sono state due impostazioni: una è l’impostazione dell’Austria e della Gran Bretagna, che han fatto un accordo con la Svizzera, siglato e ratificato per la fine dell’anno scorso (2012). Con l’accordo, chi aveva un conto clandestino pagava una tassa, una sanzione, dal 20 al 40% circa, e poteva tenerlo lì: una sorta di scudo fiscale, ma molto più oneroso, che prevede che la Svizzera si impegni, nei confronti del Regno Unito e nei confronti dell’Austria, a non accettare più soldi sul nero dai suoi cittadini. Sono accordi molto complicati, tanto che sono stati chiamati  Rubik, in ricordo del cubo di Rubik, complicatissimo gioco di molti anni fa. E però –  ripeto – Regno Unito e Austria li hanno siglati, e in effetti l’Italia ha trattato per mesi, anni, senza poi fare nulla.

Poi c’è il sistema tedesco, che in Italia conoscono pochissimi, perché pochissimi ne parlano e addirittura certi giornalisti negano di sapere che ci sia, quando è documentato da centinaia di articoli sulla stampa tedesca, interrogazioni parlamentari, commenti vari ecc. È insomma fuori discussione che la Germania, e in particolare i Länder (le regioni) con maggioranza socialdemocratica e verde, applichino questo metodo da alcuni anni, che consiste nel corrompere – sì, proprio corrompere – impiegati di banca svizzeri e comprare a caro ma congruo prezzo, elenchi di conti clandestini nelle banche svizzere. Questi dati vengono poi elaborati dal fisco tedesco, che convoca gli interessati. Sul piano giuridico studiosi di diritto tedeschi hanno stabilito che questo comportamento da parte dello stato è lecito. Con la conseguenza che, anche se qualche cd – e in un caso fu così – è stato pagato 5 milioni di euro, poi dopo, recuperando le imposte con tutte le sanzioni, le imposte per tutte le autodenunce – perché la gente a quel punto è preoccupata, e molti vanno ad autodenunciarsi temendo di essere identificati – c’è stato un guadagno per il fisco tedesco, o meglio per quei Länder (quelle regioni) che usano questo sistema, molto di più di quanto hanno pagato. Quindi siamo totalmente in attivo.

Ecco, in Italia questa ipotesi non è stata neanche presa in considerazione. Mai nessun politico ne ha parlato. Addirittura mi ricordo una vicenda interessante, che merita di essere riferita. Ero intervistato da Radio Anch’io, di Radio1, cioè della Rai, il 9 gennaio 2013. Ero intervistato in quanto collaboratore del blog di Beppe Grillo, e mi si chiese il mio parere su fatti fiscali. E io feci notare che questa via qui, che la Germania percorreva – e fra l’altro continua a percorrere – poteva far arrivare soldi nelle casse italiane, dello Stato italiano. Teniamo conto che in uno studio della Banca d’Italia, precisamente   Questioni di Economia e Finanza n. 97, si stima, con una metodologia valida (anche se, certo, son delle stime) che siano tra i 164 e i 194 miliardi i soldi clandestini italiani all’estero, in gran parte in Svizzera, data la vicinanza, ovviamente, e data anche la lingua del Canton Ticino. E feci anche notare che un accordo con la Svizzera permetteva di ottenere comunque delle entrate. E anche l’altra forma, quella di comprare gli elenchi di evasori, era da prendere in considerazione, se non altro.

Ebbene, mi sentii dire, da Ruggero Po, che conduceva la trasmissione, e da quello che era stato chiamato come esperto, Fabrizio Forquet, uno dei vicedirettori del Sole 24 Ore, che di questo loro non sapevano assolutamente nulla;  salvo, forse, un caso, una certa lista Falciani, che era finita sulle prime pagine dei giornali italiani, e quindi non si poteva negare che ci fosse. Questo è il livello del giornalismo italiano: poi ci si lamenta se gli Italiani non comprano giornali. E certo che non comprano giornali.

Oltretutto, questo Fabrizio Forquet evidentemente è come Ruby Rubacuori, soffre di amnesia, perché nel suo giornale stesso, il bollettino della Confindustria, di cui è vicedirettore, un po’ di notizie erano comunque uscite su questa attività dei tedeschi per stanare i soldi dei loro cittadini clandestinamente in Svizzera.

Già, i tedeschi… mi viene in mente un dettaglio d’attualità e lo dico: pochi giorni fa – è un fatto politico, storico – in Germania il Partito Social-Democratico, la SPD, ha festeggiato i 150 anni di storia. Ora, in Italia si trova a stento un partito, di quelli attualmente esistenti, che abbia 20 anni: forse la Lega Nord, non so. Comunque sicuramente nessun partito risale a 25 anni fa. Ma 150 anni sono tutt’altra cosa. Insomma la situazione in Germania è molto diversa, e molte volte in positivo, tralasciando il fatto che i cinquantacinquenni che perdono un lavoro trovano lavoro, e tante altre cose così.

Soprattutto quello che è fuori luogo sono le caricature in cui si vede Angela Merkel con i baffetti alla Hitler. Faccio notare che il Terzo Reich è finito nel 1945 e dal 1948 c’è la Repubblica Federale di Germania, non più il Terzo Reich. E in tema di democrazia, di difesa dei diritti dei cittadini e di stato sociale, l’Italia ha certamente poco da insegnare alla Germania.

11 thoughts on “War of Cash – Guerra al contante

  1. Ho visto il contattore del debito pubblico italiano , ma vale anche per il francese, etc.).
    Domande:
    1)In quali tasche vanno a finire quei soldi?
    2)Come mai la velocità è costante?
    3) chi sta contraendo debiti in questo momento?
    ………….è una stima suppongo, ma allora :
    4) perchè pagare in base ad una stima senza verificare i debiti realmente contratti dallo Stato verso la Banca centrale?

  2. Cosa ne pensate?

    North Dakota, il miracolo fatto in casa

    di Marcello Foa

    Qual è lo Stato che può vantare una disoccupazione al 4,4%? E aumenti del Pil a due cifre con incrementi dei redditi delle persone fisiche pari al 23% tra il 2006 e il 2009? Uno pensa: non può essere che la Cina. Sbagliato. Anche nell’ansimante America c’è chi va alla grande. L’autore di questo miracolo è il North Dakota, ovvero uno dei piccoli e in apparenza marginali tra i 50 che compongono la federazione statunitense.
    La sua fortuna? Aver dato retta, tra il 1915 e il 1920, alla Nonpartisan League, un movimento locale che l’establishment tentò di fermare bollandolo come populista, ma che in realtà era lungimirante. Quel movimento indipendente propose agli elettori del North Dakota di non aderire al Federal Reserve System ovvero al circuito finanziario imperniato sulla Fed, la Banca centrale americana. Pensavano, i contadini dello Stato, che non ci si potesse fidare dei banchieri di Wall Street e che fosse più saggio avvalersi di un Istituto indipendente. Il tempo ha dato loro ragione.
    Il successo del North Dakota è tutto qui: pur usando il dollaro come valuta di scambio, oggi è l’unico Stato americano che non dipende dalla Federal Reserve. A garantire le sue riserve sono i cittadini, i quali, in caso di dissesti finanziari non potrebbero avvalersi dell’assicurazione federale sui depositi. Lo Stato corre un rischio, ma ipotetico: in oltre 90 anni di vita l’istituto non è mai stato in difficoltà ed è passato indenne attraverso ogni crisi.
    Per legge lo Stato e tutti gli enti pubblici devono versare i fondi nelle casse della Banca centrale del North Dakota, che li usa non per ottenere utili mirabolanti, né per oliare indebitamente le banche private, ma per aiutare la crescita dello Stato. Di fatto agisce come un’agenzia di sviluppo economico e dunque sostiene progetti d’investimento, concede finanziamenti a tassi molto bassi, nonché un numero impressionante di prestiti agli studenti a condizioni eque.
    Sarà per la mentalità contadina di quella gente o per le virtù civiche sia degli amministratori della banca che dei cittadini, ma il tasso di spreco e di inefficienza è bassissimo. Per dirla in altri termini: quegli investimenti non sono sprecati in progetti insensati o improduttivi, dunque non producono carrozzoni parapubblici con interessi e prospettive clientelari, ma producono ricchezza nel territorio e dunque nuovo gettito fiscale, nuovi fondi per la banca; insomma, generano un ciclo virtuoso.
    Sembra l’uovo di Colombo, ma altro non è che il trionfo del buon senso. In ultima analisi lo scopo della banca centrale di un Paese dovrebbe essere quello di agevolare uno sviluppo economico armonioso e senza squilibri finanziari o inflazionistici.
    La Bank of North Dakota ci riesce a tal punto da chiudere ogni anno in utile (nel 2009 per 58 milioni di dollari), denaro che torna ai legittimi proprietari ovvero ai contribuenti. Il sistema funziona così bene che diversi Stati americani vogliono imitarlo.
    E mica solo staterelli, anche colossi come California, Ohio, Florida, stufi di un meccanismo che negli ultimi trent’anni ha creato una ricchezza illusoria.
    La Federal Reserve, infatti, non appartiene ai cittadini americani, ma alle banche, che pertanto sono i suoi azionisti di riferimento, così come, peraltro, avviene per la Banca d’Italia. Il liberista Ron Paul da anni sostiene, inascoltato, che una Banca centrale non è nemmeno contemplata dalla Costituzione americana e che di fatto tradisce lo spirito dei fondatori degli Stati Uniti d’America. Furono gli ambienti di Wall Street, nel 1914, a indurre il presidente Wilson a creare la Fed, la quale, però, nel corso dei decenni ha assunto compiti e generato dinamiche devianti, sottraendo al popolo la sovranità finanziaria.
    Contrariamente alla Fed, la North Dakota Bank non ha bisogno di considerare interventi straordinari a sostegno di un’economia asfittica, né di comprare i Buoni del Tesoro invenduti, per la semplice ragione che lo Stato non ha debiti ed è addirittura in surplus. La North Dakota Bank non ha seguito la moda dei subprime, né della cartolarizzazione dei debiti, né delle altre diavolerie finanziarie escogitate negli ultimi anni dai dissennati e avidissimi manager delle grandi banche d’affari. Ha continuato ad essere una banca centrale al servizio della comunità, capace di mettere a disposizione dei privati le risorse necessarie per avviare imprese che poi non vivono di sussidi, ma secondo le regole di mercato. È la rivincita di un’America semplice e vincente, ma di cui nessuno parla mai.
    —————————————
    In Italia invece i portavoci della questione “morale” propongono un filo-sionista come draghi o uno come montezemolo alla guida della nostra economia, due traditori dell’Italia entrambi fautori del sistema sionista globalista lo stesso che ha causato questa cristi. E’ ovvio che se una banca fa gli interessi dei privati e non quelli dei cittadini, poi alla fine scoppiano le crisi economiche.

    Le cose vanno viste per quello che sono, il North Dakota è uno stato bianco cristiano dove gli ebrei non hanno le mani nella borsa tutto qui e infatti la gente vive bene i giovani possono farsi una vita.

  3. Perchè la voce BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE nel bilancio della banca d’Italia è al passivo visto che per la Banca centrale, al contrario, costituisce un incremento patrimoniale?…grazie a questa posta messa nel passivo, mi sono chiesto, perchè lo Stato dovrebbe indebitarsi pagandolo con titoli del debito pubblico? ( si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito?)

  4. Devo fare una tesina per un esame di Politica Economica sulla Banca Centrale Europea, con particolare riferimento all’andamento dei tassi di interesse e dell’inflazione negli ultimi anni.
    Mi sapreste consigliare qualche libro da poter leggere e soprattutto come la potrei organizzare?
    grazie dulbecks e daniele….ma qualcosa di un pochino più divulgativo, piuttosto che tecnico?
    Poi, mi sapreste consigliare su come strutturarla, quali argomenti devo trattare ecc?
    scusate ma di economia non capisco un tubo.

  5. Si puo’usare la mastercard my cash per giocare a betfair?
    Il sito dice che accetta la mastercard, ma non precisa quale.
    Qualcuno mi saprebbe dire di più?

  6. Come e possibile? Se tutti i soldi che circolano in giro sono prestati dalla banca centrale con un signoraggio elevatissimo quindi con alti interessi dove li prendiamo questi valori in piu? Dovremmo sempre farceli riprestare dalla banca centrale e quindi è un ciclo infinito anche aumentando tasse al massimo un paese non riuscirebbe a risarcire il debito a meno che un paese non guadagni talmente tanto con i commerci e affari esteri andando a scapito di un altro paese che va in fallimento?
    Rispondete per favore, per me è importante saperlo, ma è una cosa che dovrebbe interessare tutti dato che qui siamo tutti sulla stessa barca e se nn interveniamo potremmo ritrovarci tutti schiavizzati dal sistema che fa il bene di pochi e il male di tanti

  7. Se ho ben capito la banca centrale emette a debito supponiamo 100 euro che cede allo stato in cambio di 100 euro in titoli di stato. La banca centrale ottiene interessi su questi titoli e li può anche vendere sul mercato. Poi se ho ben capito, quando le banconote rientrano alla banca centrale vengono distrutte in un altoforno, alla fine del ciclo, mentre una volta che lo stato salda il debito la banca centrale rimette a credito i 100 euro e smette di guadagnare sugli interessi. In pratica l’unico guadagno dovrebbero essere gli interessi nel periodo in cui i 100 euro sono in circolazione. Mi spiegate meglio tutto questo giro?

  8. Lo stato paga gli interessi sui titoli di stato che vende, ed è una grande fregatura.In pratica noi quest’ anno senza interessi sul debito pubblico saremmo andati in attivo di circa 100 miliardi, invece pagando gli interessi sui quasi 2000 miliardi di Euro di debiti fatti di titoli di stato, siamo andati in passivo di 15 miliardi di Euro.
    Ma perché vendere i titoli di stato? Se l’ italia avesse la sovranità monetaria potrebbe fare a meno di venderli.Li vende perché vuole liquidità, ma se gli servisse piquidità potrebbe benissimo stampare i soldi avendo la sovranità monetaria.Invece no, ottengono i soldi con dei prestiti sui quali pagano gli interessi (i titoli di stato), e il denaro lo fanno stampare alla banca centrale europea.E’ un gran furto, bisognerebbe arrestare tutti i banchieri che sono i fautori della crisi.

  9. Buondì
    Dal momento che da tempo ho l’idea di fondare (insieme ad altri, magari in forma cooperativa, io ho pochi soldi) una banca, perchè immagino che sia un business potenzialmente molto redditizio, vorrei sapere, da chi si intende di economia, quali potrebbero essere, una volta creato l’istituto, i fattori determinanti il suo successo o meno.
    Mi piace l’idea di lucrare sul lavoro altrui, di guadagnare con l’interesse su una pura convenzione sociale quale è il sistema del denaro (che si regge, così come gli altri sistemi, sul fatto che coloro che ne sono oppressi lo accettino e lo alimentino), di poter legalmente ricattare e magari alienare le ricchezze di chi è insolvente, di emettere denaro nel sistema dal nulla per un controvalore molto maggiore ai depositi presenti, ed altre perversioni del genere. L’ideale sarebbe poi diventare azionista della banca centrale, in modo tale da beneficiare direttamente dalla creazione di moneta a debito e con interesse (signoraggio privato) parassitando il popolo; ma mi risulta che sia piuttosto improbabile che gli attuali azionisti permettano l’ingresso di altri entrare nel capitale di bankitalia-bce, no?
    Riguardo alla forma sociale della banca, la più naturale nella mia situazione potrebbe sembrare quella di credito cooperativo, ma in realtà io miro ad una configurazione più adatta ad agire in modo spregiudicato e predatorio. Che ne dite di una banca offshore? Non ho mai avuto occasione di dover lavare dei soldi ‘sporchi’ (come se ce ne fossero di puliti…), ma mi risulta che una consistente parte del denaro passi e risieda in questi circuiti poco controllati, attraverso i quali eludere le regole che vengono imposte alla gran parte dei cittadini, riciclando, lucrando e speculando pesantemente.
    Accenno solo minimamente al potere di discrezionalità che deriverebbe dal poter emettere credito potendo scegliere chi finanziare e chi no, magari escludendo iniziative e progetti umanitari, solidaristici, caritatevoli, ambientalisti per privilegiare invece attività…. che eventualmente menzionerò successivamente.
    Oltre a sperare che qualcuno risponda al mio questito, soprattutto in termini pratici e realistici, faccio appello a coloro i quali siano interessati ad investire un po’ del loro patrimonio per la fondazione di una società o di un istituto nel campo bancario, creditizio o finanziario a contattarmi direttamente.
    Che ne dite, non è una buona idea ed un progetto esaltante?
    Was ist ein Bankraub im Vergleich zu einer Bankoeffnung? BB

  10. BERLINO – Un test per valutare il livello di intelligenza degli immigrati e decidere se possono essere ammessi in Germania: l’idea, immediatamente bocciata dal governo, e’ di due parlamentari conservatori, che hanno riaperto cosi’ una polemica di vecchia data alimentata soprattutto dall’esponente socialdemocratico Thilo Sarrazin

    Il deputato ha quindi fatto l’esempio del Canada dove – ha detto – i figli degli immigrati ”devono avere un quoziente d’intelligenza piu’ alto rispetto ai bambini nati nel Paese’

    Tuttavia, proprio un esponente della Spd, Sarrazin, membro del consiglio direttivo della Banca centrale tedesca, aveva sostenuto che il minore livello di istruzione degli immigrati che provengono ”dalla Turchia, dal vicino e Medio Oriente e dall’Africa” ha un impatto negativo sulla Germania. E poi aveva commentato: ”E’ naturale che in media diventiamo tutti piu’ stupidi”

    Cosa ne pensate di questa notizia?Trovate giusto un test per gli immigrati anche se l’idea è stata bocciata? Una selezione potrebbe favorire un’immigrazione migliore e quindi anche meno delinquenziale?

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