Autore: Il Fatto Quotidiano

Non solo Benito Mussolini resta cittadino onorario di Varese, adesso qualcuno ha anche pensato di dedicargli una via. Il cartello dedicato al Duce – ovviamente una provocazione, visto che la toponomastica della città è invariata – è stato affisso domenica in centro città, al palo di via Speri della Chiesa Jemoli e recita testualmente: “Via Benito Mussolini Dux – cittadino di Varese – 1924″. Il riferimento alle polemiche dei giorni scorsi, quando il Pd si è visto respingere una mozione che chiedeva la revoca della cittadinanza onoraria al dittatore fascista (concessa appunto nel 1924), è fin troppo evidente. L’affissione del cartello, dopo la bocciatura della mozione, è uno sberleffo alla Varese democratica, a quella che protesta per il complice silenzio con cui vengono tollerati i raduni neo-neonazisti, che si indigna di fronte all’intitolazione di un giardino a Giovanni Gentile e che non vorrebbe vedersi continuamente accostata al ricordo e alle nostalgie del più doloroso blackout democratico della storia del nostro paese. Se il sindaco Attilio Fontana, commentando la sua scelta di non partecipare al voto sulla mozione presentata dal Pd, aveva detto che “Varese non è orgogliosa di questa cittadinanza”, Stefano Clerici, assessore in quota Pdl (ex An) parla di “un legame storico innegabile e immutabile tra Varese e il fascismo”. Un legame che, a detta sua, è “stato molto positivo, perché ancora oggi godiamo di tutto quello che è successo negli anni ’20 e ’30″. Clerici si riferisce alle caratteristiche architettoniche e a quelle amministrative, che hanno fatto di Varese quello che, secondo lui, è oggi: “Prima del ventennio la città era un insieme di paesotti, con Mussolini è diventata una citta capoluogo di provincia”.

L’assessore Clerici è lo stesso che nel 2011 aveva intitolato un giardino pubblico (di fronte al liceo classico di Varese) al filosofo fascista Gentile: “Oggi – ha detto a seguito dell’”intotolazione” della via al Duce – stiamo tutti parlando del cartello provocatorio e un po’ folcloristico, ma nessuno parla del fatto che nella notte qualcuno ha asportato la targa di Gentile. Purtroppo le strumentalizzazioni – osserva – innescano questi meccanismi, continuare ad aprire capitoli che non sono ancora chiusi perché non abbiamo fatto ancora i conti con il passato non aiuta nessuno”. Insomma, secondo Clerici le simpatie (o le antipatie) fasciste di Varese sono da archiviare come piccolezze goliardiche: “La città è tappezzata di scritte ‘antifa’, ma nessuno ne parla, vengono minimizzate o addirittura giustificate. Eppure il comune di Varese spenderà dei soldi per riposizionare la targa a Gentile, per ripulire i muri dalle scritte. Le provocazioni si fanno da una parte e dall’altra. A me piacerebbe che ci fosse serenità nel giudizio e si riuscisse ad evitare di usare la storia come una clava per guardare finalmente al futuro”.

Affermazione sacrosanta, che stride tuttavia con la volontà di intitolare il giardino di una scuola a un filosofo del ventennio: “Quella di Gentile non è stata una provocazione, noi lo abbiamo fatto con un altro spirito, che esula dal coinvolgimento nel regime – spiega – Comunque non tutto quello che è stato fatto dal fascismo è stato negativo, anzi a mio parere è molto quello che è stato fatto di buono”. Sul cartello per il Duce, l’assessore poi sentenzia: “Nessuno si sarebbe mai sognato di mettere un cartello se il consigliere Luca Conte (Pd), in preda al panico per ritrovare una sua identità politica, non avesse fatto una mozione per revocare la cittadinanza a Mussolini e oggi staremmo parlando di cose più vicine alla realtà”. Insomma, se Varese è fascista, secondo Clerici la è colpa è da cercare negli antifascisti, che chiedono di tagliare i troppi ponti che ancora oggi legano la città al passato, risvegliando così l’orgoglio nero.