Autore: Il Fatto Quotidiano

Era il primo settembre del 2004. Mazara del Vallo, via La Bruna, estrema periferia della città, a pochi metri dal camposanto e dalla scorrimento veloce che conduce all’autostrada per Palermo. Una strada stretta, da qui non passa quasi nessuno se non quando nelle giornate in cui si svolge il mercato in un paio di parallele vicine. E quel giorno c’era mercatino. Sul marciapiede di via La Bruna gioca con i cuginetti Denise Pipitone, 4 anni da compiersi ad ottobre. I genitori sono al lavoro, la nonna, Francesca Randazzo, la tiene sott’occhio. Ma in un attimo la bimba scompare. Non si trova più. Non si trova più da 9 anni. Sequestrata dalla sorellastra Jessica Pulizzi, secondo i pm, che non si sa che fine le avrebbe fatto fare.

Oggi a Marsala, in Tribunale, i pm Sabrina Carmazzi e Francesca Rago hanno esposto la requisitoria nel processo dove è imputata Jessica, la conclusione è stata la richiesta di condanna a 15 anni. Rapimento per vendetta. “L’atteggiamento di Jessica Pulizzi è stato simile a quello di una moglie gelosa più che di una figlia”. Una ragazzina che nutriva “astio” nei confronti di Piera Maggio per la relazione avuta con suo padre, Piero Pulizzi. Piera Maggio è stata ritenuta da Jessica responsabile della fine del matrimonio dei suoi genitori, al punto che Jessica ammette di avere detto “che Piera Maggio doveva soffrire come aveva sofferto lei”.

Jessica Pulizzi, che oggi ha 26 anni, ha ascoltato impassibile la richiesta dell’accusa, con lei c’era la madre Anna Corona, indagata in un secondo filone d’inchiesta sulla cui richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura si attende la decisione del gip dopo l’opposizione avanzata da Piera Maggio attraverso il suo difensore di parte civile Giacomo Frazzitta. Ha disertato oggi l’aula invece l’altro imputato, l’ex fidanzato di Jessica, Gaspare Ghaleb, accusato solo di false dichiarazioni al pm. Per lui l’accusa ha chiesto una condanna a 5 anni.

Una indagine andata avanti tra alti e bassi, possibili avvistamenti della bambina, risultati infondati, la comparsa sulla scena di pentiti risultati bugiardi, risvolti tragici rimasti solo raccontati, Denise morta durante il sequestro e gettata in mare, scoop pieni di dubbi come quello di un sordomuto che il primo settembre avrebbe visto la bambina in braccio a un suo nipote – se ne è ricordato solo a marzo scorso – ma dinanzi al giudice ha preferito non rispondere. Mesi e mesi in cui spesso Piera Maggio ha accusato la Procura di Marsala di inerzia. Oggi i pm Carmazzi e Rago (ultimi magistrati in ordine di tempo a succedere ad altri che si erano occupati dell’indagine) hanno difeso l’indagine, “condotta nel segreto istruttorio, spesso scambiato per inerzia”. Non sono però mancati momenti investigativi dubbi, come quando il procuratore del tempo, Antonino Silvio Sciuto dispose addirittura l’assunzione della testimonianza di una veggente.