Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Nel 2012 un calo del 6,4% a livello europeo. In Italia crollo del 15,4%, anche se le aspettative erano peggiori. In controtendenza il mercato dei grandi impianti per processi industriali e teleriscaldamento e quello di alcuni paesi in cui il solare continua a crescere sostenuto da politiche efficaci. Nonostante tutto il solare termico tiene.

Potrebbe essere uno strumento molto utile per tagliare le bollette di famiglie e aziende, eppure la crisi fa sentire pesantemente il suo effetto anche sul solare termico. Nel 2012 le installazioni sono calate ancora, sia a livello europeo che in Italia. Se continuiamo così non arriveremo che al 55% del contributo previsto al 2020 dall’UE per questa tecnologia. In controtendenza il mercato dei grandi impianti, per processi industriali e teleriscaldamento, e quello di alcuni paesi in cui il solare continua a crescere sostenuto da politiche efficaci. In Italia le detrazioni del 65% assieme al conto termico dovrebbero dare un po’ di ossigeno dalla seconda metà del 2013. A mostrarlo è l’ultimo report di Estif, l’associazione europea del solare termico (allegato in basso).

Nel 2012, vi si legge, in Europa le installazioni sono calate del 6,4% rispetto al 2011, la caduta di questi ultimi anni è ben riassunta dalla linea azzurra dal grafico qui in basso.

Nel nostro paese il calo annuale è del 15,4%, persino superiore al disastroso -15,3% del 2011 sul 2010.

L’anno scorso nei 27 Paesi UE, più la Svizzera, si sono installati nuovi impianti per 2.410 MWth, che hanno portato la potenza complessivamente in funzione a 28.345 MWth. In Europa, si legge nel report, il solare termico è arrivato a produrre 20 TWhth. Anche in una congiuntura particolarmente difficile, dà lavoro a 32.000 persone a tempo pieno e nel 2012 ha registrato un fatturato di 2,4 miliardi di euro.

Da segnalare, come anticipato, che se sono diminuite le installazioni nel settore domestico, c’è stata una crescita degli impianti di maggiori dimensioni (oltre 35 kWth) per usi commerciali e industriali e per il teleriscaldamento (oltre 350 kWth). In prima fila in questo settore la Danimarca che conta per il 65% dell’installato dei grandi impianti.

Tra i pochi mercati che hanno continuato a crescere Polonia, Ungheria e Belgio, a dimostrazione di quanto per questa tecnologia sia fondamentale avere buone politiche di sostegno. Nel grafico sotto l’andamento dei principali mercati.

La classifica delle installazioni 2012 (vedi grafico a lato) vede in testa la Germania, che pure ha visto un calo del 9,4%, con 805 MWth, il 34% del totale europeo. Segue l’Italia con 231 MWth (10% del totale). Al terzo posto la Polonia, segue la Grecia, che, nonostante la crisi che l’ha messa in ginocchio, sul solare termico tiene, a pari merito con Francia, Grecia e Spagna.

Nonostante il crollo del 2011 e del 2012, dunque, l’Italia resta il secondo mercato. “Considerata la stagnazione economica, le rigorose misure del Governo Monti e le incertezze sul futuro degli incentivi al solare, il calo del 15,4% è da considerarsi un risultato di tutto rispetto”, rileva Estif. “I numeri ci dicono che il nostro mercato sta ancora soffrendo a causa della crisi economica che sta colpendo l’Europa e il nostro Paese. Abbiamo accolto con favore il fatto che il governo abbia incluso il solare termico nella proroga delle detrazioni fiscali alzate al 65%, ma per tornare a crescere è fondamentale che il conto termico diventi subito operativo e che si definiscano regole certe, snelle e standardizzate su iter autorizzativi, obbligo e qualificazione degli installatori”, commenta a QualEnergia.it Valeria Verga, Segretaria generale di Assolterm.

Il solare termico nel nostro paese baciato dal sole, infatti, potrebbe dare molto di più: se si guardano i dati sull’installato pro-capite ci si rende conto che siamo quartultimi, superati di gran lunga da nazioni assai meno fortunate in quanto a irradiazione come Danimarca, Austria e Germania.

Il report Estif sul mercato del solare termico in Europa nel 2012 (pdf)

 

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