Autore: Il Fatto Quotidiano

I futuristi come non l’avete mai visti. Scordatevi “i cantori della velocità e delle macchine, dei bombardamenti e degli aerei da combattimento”: da sabato 14 luglio a Capri, negli spazi della Certosa di S. Giacomo, si potranno conoscere 200 disegni inediti realizzati da Enrico Prampolini tra il 1946 e il 1948. La mostra è la prima tappa di un progetto pluriennale intitolato “L’isola futurista” e centrato sui rapporto tra il futurismo e Capri.

Protagonista inedito il paesaggio. “A Capri, grazie al patrocinio di Edwin Cerio, i futuristi cambiano pelle e rotta: Sembra che abbiano trovato nell’immobilità del sud un loro luogo dell’anima”, spiega Gianluca Riccio, curatore della mostra, insieme all’Associazione per l’arte e la cultura contemporanea Il Rosaio e autore di Prampolini. I taccuini capresi 1946-48 (edizioni La Conchiglia).

Perché inaugurare il progetto sull’ “Isola futurista” proprio con le opere di Prampolini? “Tra i futuristi – ricorda ancora Riccio, docente di Storia dell’arte contemporanea all’università L’Orientale di Napoli – Prampolini è stato quello che ha frequentato Capri dall’inizio degli anni Venti fino alla morte nel ’56, stabilendo con l’isola un forte legame anche dal punto di vista creativo. Prampolini, inoltre, è un artista che più di altri opera un progressivo sganciamento ideologico sia dal regime, sia dal marinettismo, cominciando un’operazione autonoma, anche dal punto di vista del linguaggio, che lo porterà a confrontarsi anche con un dibattito internazionale”. Già nel suo lungo periodo di residenza a Parigi, d’altronde, Prampolini aveva tessuto rapporti con le altre avanguardie, dai surrealisti ai dadaisti, da Picasso e Fernand Léger.

Molto interessante, oltre al cambio di soggetto, è il tipo di sguardo che l’artista porta sui capresi: sguardo che segnala una novità nel tono e nel registro con cui sono rappresentati i tipi umani. Come si legge nel libro “la carica testimoniale, di denuncia, gridata delle inquietudini e delle angosce proprie del periodo bellico, che sostiene buona parte della sperimentazione artistica italiana degli anni Quaranta e arriva a toccare la produzione prampoliniana, si stempera spostandosi su un registro d’ironia grottesca, immediata, attraverso il cui filtro l’artista osserva e traduce, deformandoli, gli innumerevoli spunti provenienti dalla variegata umanità che abita l’isola azzurra in questi anni di rinascita postbellica”. Sempre nello stesso periodo, Capri fu per molti artisti e scrittori un’oasi creativa e un rifugio rispetto al clima pesante degli anni Quaranta: ad esempio per Alberto Moravia e Elsa Morante, che qui concepì Menzogna e Sortilegio.