Autore: nocensura.com

Il tribunale di Trento ha stabilito che la positività dell'esame urine alla cannabis non è sufficiente per dimostrare che un conducente sta guidando sotto l'effetto della sostanza stupefacente. Nelle urine le tracce di cannabis rimangono presenti per un periodo di molti giorni, pertanto la positività potrebbe essere dovuta ad un'assunzione risalente a diversi giorni prima. Tuttavia fino ad oggi l'esame urine era ritenuto sufficiente per essere accusati di "guida in stato di alterazione"…

Staff nocensura.com

Articolo di Carlo Alberto Zaina  Il Giudice Monocratico di Trento precisa, con una sentenza che si fa apprezzare per chiarezza e puntualità, (quale quella resa all’udienza dell’8 maggio 2013, nel procedimento penale Rg. 10038/13 Trib.), il limite che caratterizza il valore probatorio dell’esame dei liquidi biologici (nella fattispecie delle urine), svolto allo scopo di accertare, la sussistenza – al momento della guida – dello stato di alterazione determinato dall’assunzione di sostanza stupefacenti, in capo al conducente di un’autovettura.Tale esame, infatti, di per sè non può assumere valore di decisività e concludenza.Decisiva, infatti, risulta la assenza di ulteriori verifiche tossicologiche, quale  appare l’indagine ambulatoriale ematica, oppure l’omissione di eventuali preliminari verifiche empiriche cognitive dirette da parte delle forze dell’ordine, che permettano la sicura percezione di uno stato di alterazione psico-fisica (consistente nei noti e più volte ribaditi parametri offerti da comportamenti  spiccatamente anomali, marcia irregolare e pericolose del veicolo, assenza di equilibrio nei movimenti, sudorazione, loquacità eccessiva, aggressività ingiustificata, incapacità di connettere il discorso etc.) 
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