Autore: Hardware Upgrade RSS

Nel corso di recenti articoli avevamo sottolineato una certa “anomalia” nel settore SSD per quanto riguarda SanDisk, uno dei produttori più importanti di memorie Solid State. A differenza di altri big di prima grandezza nel panorama SSD, SanDisk aveva optato per una soluzione tutto sommato ordinaria per i propri dischi della serie Extreme, equipaggiati con un controller SandForce SF-2281 dalle limitazioni ormai chiare.

Insomma, di Extreme non c’era poi molto; il fatto poi che a proporlo fosse un’azienda come SanDisk ci aveva colpito in modo particolare, poiché il nome è di prima grandezza quando si parla di memorie, settore nel quale siamo abituati a posizionarla a ragione su livelli di eccellenza.

Per tradurre il tutto in parole più semplici, poiché non tutti sono appassionati di informatica al punto di conoscere bene i controller dei Solid State Drive, possiamo affermare che SanDisk aveva scelto la via più semplice ed economica, andando ad adottare un controller datato e che non permette personalizzazioni particolari a livello di firmware (eccezione Intel, ma che in temi recenti sta abbandonando a sua volta i controller SandForce).

Se l’adozione di questa soluzione non sfigura in Solid State Drive di produttori taiwanesi più o meno improvvisati per il settore, le attese per quanto riguarda SanDisk erano oggettivamente più elevate. Ecco quindi che sul mercato appare una nuova serie, che prende il nome di Extreme II: quel “II” fa una differenza enorme, come vedremo nel corso dell’articolo. Cambio di controller e gestione personalizzata del firmware hanno fatto i miracoli che tutti si aspettavano, realizzando finalmente un prodotto in grado di competere con la migliore concorrenza.

Passiamo quindi all’analisi del nuovo SanDisk Extreme II nella versione da 240GB, messo a confronto con le unità finora testate e soprattutto con la generazione precedente. Nella pagina seguente trovate inoltre una tabella comparativa per vedere cosa cambia fra serie Extreme e Extreme II.