Gli orgasmi degli eurofili

Autore: Byoblu.com

Alberto Bagnai Gianluca Garbi

La setta degli eurofili non si scompone di fronte a nessun fallimento. Va avanti sempre e comunque, in nome degli Stati Uniti d’Europa. Anche se nel frattempo il sogno di pochi si è trasformato nell’incubo di molti. Anche se si sapeva da prima, molto prima, che sarebbe finita così. Loro devono integrare. Quando dicono “integration” hanno piccoli orgasmi. Sono onanisti dell’integrazione. Vogliono penetrarsi a vicenda. Ora stanno facendo l’unione bancaria. Alla fine ne resterà uno solo. E chi se non un banchiere, come Gianluca Garbi, può difendere un progetto nato per metterla nelle terga dei cittadini e per salvare le banche? Tutti i miliardi che muove la religione dell’austerity, fatti di fondi salva stati, di svendite, di operazioni LTRO (altri piccoli orgasmi), di spread… tutto questo sono soldi. Non è vero che si bruciano: passano di mano. E loro stanno in mezzo, fanno la cresta. Spolpano bilanci, prendono buoneuscite milionarie, vanno a spolparne altri, poi arrivano i colleghi Draghi a Bruxelles, Papademos in Grecia, Saccomanni in Italia e occupano le istituzioni, ormai ridotte ad assemblee condominiali, tagliano la spesa pubblica, distruggono la domanda interna, vendono tutto, perfino Banca d’Italia, e usano i nostri soldi per ripianare i bilanci, per salvare colossi portati al fallimento, come Monte dei Paschi, rifacendosi sulle nostre case, sui nostri conti correnti, sui risparmi raggranellati per il futuro dei nostri figli. Tutto questo lo chiamano il grande sogno degli Stati Uniti d’Europa. Si rifanno a padri nobili, che volevano evitare un nuovo secolo di guerre. Ma per evitare una guerra contro un nemico reale, ne hanno inventata una che non si può vincere. Con la responsabilità delle più alte cariche istituzionali ci hanno sottratto la capacità di decidere. E Bruxelles si è presa il resto. Il 90% delle leggi ormai sono tutte di derviazione europea. Significa che il Parlamento ormai decide su questioni marginali. Per spezzare il flagello del Fiscal Compact e del Mes bisogna andare alla fonte, dove  uno sparuto gruppetto di anonimi burocrati, passacarte dei grandi interessi finanziari, fatto di ometti che hanno nomi impronunciabili (e qualcuno perfino un ghigno degno del Lombroso), decide se un grande gruppo industriale italiano debba chiudere o delocalizzare, se 60 milioni di persone devono prospere o perdere tutto.

Letta deve andare a casa. Napolitano deve andare a casa, se ne ha una. L’Italia deve prima di tutto avere un portavoce degli italiani. Io non so in nome di chi parla il Presidente del Consiglio quando vuole più integrazione. Non so in nome di chi parla il presidente della Repubblica quando scrive libri sull’Europa e lancia moniti in favore degli Stati Uniti d’Europa. Io parlo a nome di una parte di cittadini che hanno un nome, un cognome e una faccia: economisti, professori, portinai, inservienti che perdono il lavoro, gente disperata. Gente che gli orgasmi ce li ha se riesce ad arrivare a fine del mese. Letta e Napolitano parlano di qualcosa che non c’è, parlano di desideri, di un futuro che avrebbero voluto e che non è mai stato, perciò le élite che rappresentano non sono legittimate da niente e da nessuno: i sogni non distribuiscono incarichi. Ma di sicuro parlano a nome di gente che non ha problemi di soldi. L’Italia è degli italiani. Il Parlamento torni sovrano. Democrazia diretta, se necessario. E sia il popolo a decidere, non quattro cospiratori chiusi dietro a una porta.

Claudio Messora Rocco Casalino

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