[Recensione] Dedicato ai fan di Dark Souls: ecco Nioh

Dopo gli errori commessi con la creazione di Ninja Gaiden 3, Team Ninja aveva bisogno di ritagliarsi nuovo spazio e recuperare quella credibilità che si era sciolta come neve al sole con l’uscita di scena di Tomonobu Hitagaki. Per farlo era necessario plasmare una proprietà intellettuale di alto livello, mettendo insieme un prodotto solido e allo stesso tempo al passo con le tendenze attuali del panorama videoludico. Non c’era più spazio per ulteriori passi falsi. Per raggiungere questo scopo il team ha attinto a piene mani dal genere action RPG nella sua declinazione Soulslike, sdoganato con grande sagacia da Hidetaka Myazaki e dai ragazzi di From Software.

Ninja Gaiden è stato a lungo paradigma del genere hack’n’slash proprio per la qualità dell’interazione, per non parlare del livello di sfida che lo rendeva appetibile ad un pubblico appassionato e di nicchia (soprattutto se parliamo del primo capitolo uscito su Xbox)

Titoli come Dark Souls e Bloodborne sono quindi diventati un punto di riferimento e una fonte d’ispirazione sulla cui base ripartire per mettere insieme un’opera solida, con un occhio di riguardo per la dinamica che, più di tutte, ha fatto la fortuna del Team Ninja in passato: il combat system. Ninja Gaiden è stato a lungo paradigma del genere hack’n’slash proprio per la qualità dell’interazione, per non parlare del livello di sfida che lo rendeva appetibile ad un pubblico appassionato e di nicchia (soprattutto se parliamo del primo capitolo uscito su Xbox). Ora, considerando la provenienza creativa dello studio giapponese, il concept alla base di Nioh aveva, almeno sulla carta, tutte le capacità di affermarsi e fare breccia su un target di pubblico che in questi anni è andato consolidandosi sempre più.

Nel caso non lo sapeste, Nioh è anche un progetto partito da molto lontano, finito nell’oblio per poi risorgere dalle sue stesse ceneri in una forma completamente diversa dall’idea originaria. Stiamo infatti parlando di un concept nato quasi tredici anni fa da un’idea del produttore Kou Shibusawa. Koei Tecmo presentò per la prima volta Oni, questo il titolo originario del progetto, nell’ottobre del 2004. Nelle intenzioni originarie si sarebbe dovuto trattare di un gioco di ruolo giapponese, ma Shibusawa non era persuaso del fatto che il genere si adattasse a dovere al tema trattato. Si preferì allora virare sul classico genere musou – quindi su un prodotto ispirato al filone dei vari Dynasty Warriors e Samurai Warriors – da sempre molto apprezzato in Sol Levante. Il progetto venne ribattezzato Nioh al Tokyo Game Show del 2006, prima di scomparire dai radar per alcuni anni. Non ci furono novità fino al 2010, quando Koei Tecmo annunciò che lo sviluppo del gioco sarebbe stato affidato al Team Ninja. Una parte del team che aveva già lavorato su Oni, incluso il game director Fumihiko Yasuda, proseguì il proprio lavoro mantenendo il totale riserbo sull’andamento del progetto. Il resto è storia recente, con il reveal definitivo effettuato in occasione del Tokyo Game Show 2015, dove venne anche mostrato un primo trailer incentrato sul protagonista William.

Memori delle difficoltà vissute con il loro ultimo progetto, gli sviluppatori hanno preferito procedere per gradi, preferendo condividere con largo anticipo i contenuti e raccogliere quindi preziosi feedback, grazie ai quali è stato possibile correggere alcuni aspetti centrali dell’esperienza di gioco. La scorsa primavera è stata pubblicata una versione alpha, successivamente aggiornata con la beta di settembre 2016. Infine è stata la volta della demo “Last Chance Trial”, con la quale è stato possibile effettuare un’ultimissima prova su strada prima della pubblicazione definitiva avvenuta l’8 febbraio. Qualora abbiate avuto occasione di provare le versioni provvisorie di Nioh, vi sarete resi conto della notevole quantità di interventi e correzioni che sono state compiute nei mesi finali dello sviluppo, con particolare attenzione al bilanciamento della difficoltà. Come vedremo, il gioco mantiene fede alle sue caratteristiche Soulslike richiedendo una certa dedizione per essere completato in ogni sua parte, ciò nondimeno è stato svolto un attento lavoro di adattamento che lo ha reso complesso ed appagante, senza arrivare ad essere brutalmente punitivo. Un’opera di affinamento che è scaturita dall’umiltà dimostrata dallo studio di sviluppo, dalla sua capacità di saper ascoltare prima di tutto le esigenze e i desideri dei fan.

Autore: GAMEmag – Videogames

[Recensione] Dedicato ai fan di Dark Souls: ecco Nioh ultima modifica: 2017-03-21T04:49:50+00:00 da admin

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