Scie chimiche in Mongolia

Author: Rosario Marcianò === Tanker Enemy ====✈

L’attualità italiana è egemonizzata dal dibattito inerente alla formazione del nuovo esecutivo (rabbrividiamo al solo pensiero…): in questo modo rischiano di passare in secondo piano, se non di essere eclissati, temi cruciali che possiamo riferire ad una trinità blasfema, esecranda, costituita dalle vaccinazioni mortali, dall’inquinamento elettromagnetico catalizzato dall’incombente implementazione del cosiddetto 5G e dalla micidiale geoingegneria clandestina. Infatti, mentre l’opinione pubblica è frastornata da estenuanti e spesso oziose polemiche circa il reddito di cittadinanza, le possibili alleanze per la creazione del nuovo governo, le controversie sulle nomine di presidenti di Camera e Senato (che Dio ci liberi da figure come l’illustrissima Laura Boldrini…), continua la devastazione del pianeta, come ci rammenta Koenig in questo recente articolo dedicato alle calamità ambientali che, da alcuni lustri, affliggono la Mongolia.

La Mongolia resta uno fra gli obiettivi primari degli ignobili ingegneri del clima, rendendo questo paese un tempo fertile, una landa secca ed inospitale. Lo denunciai già nel 2015 con questo articolo e le cose da allora, come potete leggere, sono tristemente peggiorate.

Più di 700.000 animali sono morti in Mongolia quest’anno a causa del dzud, un brutale disastro che di naturale non ha alcunché. Per dzud s’intende un’anomalia meteo-climatica con cui la siccità estiva si alterna ad inverni rigidi ed asciutti sicché numerosi capi di bestiame muoiono per la fame o per il freddo. […]

I responsabili dell’Agenzia nazionale mongola per la meteorologia ed il monitoraggio ambientale, hanno dichiarato che un totale di 710.740 animali è morto finora quest’anno. Tra le province, Khovd ed Uvs ad ovest, Khuvsgul nel nord-ovest, così come Khentii nell’est, hanno registrato i più alti tassi di moria.

Un periodo prolungato di tempo secco tra metà maggio e fine luglio 2017, intensificato da temperature molto alte in giugno, ha danneggiato vaste aree coltivate e causato un grave deterioramento dei pascoli.

Si stima che l’80% del paese sia stato colpito da condizioni di aridità, con conseguenti gravi flessioni del raccolto cerealicolo. La produzione di grano del 2017 è stata stimata in circa 231.000 tonnellate, quasi la metà rispetto all’anno scorso ed oltre il 40% in meno rispetto alla media quinquennale. […]

Dal 20 dicembre 2017, la mappa dei rischi connessi al fenomeno denominato dzud e relativi all’inverno 2017-2018, mappa pubblicata dall’Agenzia sopra citata, mostra che circa il 40% del paese è in condizioni di notevole depauperamento ambientale e produttivo. […]

Le giustificazioni ridicole a questo crimine governativo si sprecano. La vera causa è sempre la stessa: la scellerata aggressione agli ecosistemi tramite la geoingegneria bellica alias scie chimiche.

Fonte: koenig2099

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Scie chimiche in Mongolia ultima modifica: 2018-03-21T18:00:36+00:00 da admin

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