Feyenoord-Roma | Diretta | Europa League | Formazioni Ufficiali

Autore: Calcioblog.it

Feyenoord-Roma | Formazioni Ufficiali

20:05 – Ecco le formazioni ufficiali di Feyenoord-Roma. Rudi Garcia ha deciso di concedere un turno di riposo a Nainggolan, puntando a centrocampo su Keita, De Rossi e Pjanic. In attacco Totti giocherà dal primo minuto affiancando Gervinho e Ljajic.

FEYENOORD (4-3-3): Vermeer; van Beek, Boulahrouz, Kongolo, Nelom; Clasie, de Vilhena, El Ahmadi; Toornstra, Kazim-Richards, Karsdorp. Allenatore: Rutten.

ROMA (4-3-3) Skorupski; Torosidis, Manolas, Yanga-Mbiwa, Holebas; De Rossi, Keita, Pjanic; Ljajic, Totti, Gervinho. Allenatore: Garcia.

Feyenoord-Roma | Europa League 2014/2015

A Rotterdam per centrare la qualificazione. La Roma di Rudi Garcia scenderà in campo questa sera per superare i sedicesimi di finale di Europa League e continuare la sua avventura in campo internazionale. In appena 4 giorni i giallorossi si giocheranno un’intera stagione perché lunedì prossimo c’è in programma anche lo scontro diretto contro la Juventus, attraverso il quale i capitolini potrebbero rilanciarsi nella corsa Scudetto. Rudi Garcia e Francesco Totti, presente in conferenza stampa al fianco del suo allenatore, hanno assicurato che la squadra non si farà distrarre dall’impegno di lunedì sera contro la Juve, ma anzi punterà alla vittoria in Olanda per caricarsi in vista della partita contro i bianconeri.

D’altra parte un risultato negativo ed una conseguente eliminazione segnerebbe ancora di più nel morale i giallorossi, già alle prese con una crisi di identità dopo gli 8 pareggi nelle ultime 11 partite giocate tra campionato ed Europa League. Solo una bella vittoria in trasferta potrebbe risollevare l’ambiente che in queste settimane ha man mano perso fiducia nei propri mezzi. Gli olandesi non rappresentano certamente un ostacolo insormontabile, anche se non vanno sottovalutati quando possono contare anche sulla carica dello Stadio de Kuip; nelle ultime 4 partite casalinghe giocate in Europa hanno infatti sempre vinto.

Feyenoord-Roma | Precedenti e statistiche

Le statistiche sorridono agli olandesi, mai sconfitti da una squadra italiana nel proprio stadio (2 vittorie e 3 pareggi). Anche i precedenti della Roma in Olanda non sono positivi: due sconfitte su altrettante partite giocate in Olanda (mai contro il Feyenoord). L’unico precedente tra le due squadre in un match ufficiale è l’1-1 della scorsa settimana all’Olimpico di Roma.

Feyenoord-Roma | Le formazioni

Feyenoord-Roma

Per questa partita Rudi Garcia ha inserito nella lista dei convocati anche Iturbe e Florenzi: i due giocatori però non sono al meglio ed al massimo si accomoderanno in panchina. Il tecnico giallorosso ha comunque deciso di convocare tutti i calciatori a disposizione, anche per ricompattare il gruppo alla vigilia di questa settimana molto delicata. Sulla formazione che scenderà in campo non ci sono particolari indiscrezioni. L’unica cosa sicura è che verrà impiegata la migliore formazione possibile.

In porta dovrebbe comunque venire confermato Skorupski, già titolare all’andata. Sugli esterni difensivi dovrebbero giocare i greci Torosidis e Holebas, mentre al centro della difesa Manolas e Yanga-Mbiwa sono favoriti su Astori. Il terzetto di centrocampo dovrebbe invece essere composto da Nainggolan, Keita e De Rossi, in vantaggio sul bosniaco Pjanic. In avanti Gervinho, Totti e Ljajic dovrebbero formare il tridente offensivo.

Nessun giocatore squalificato nella Roma a differenza del Feyenoord, che dovrà fare a meno di Luke Wilkshire e Lex Immers.

Feyenoord-Roma | Le probabili formazioni

FEYENOORD (4-2-3-1): Vermeer; Karsdorp, Boulahrouz, Kongolo, Nelom; Clasie, Vilhena, El Ahmadi; Toornstra, Kazim-Richards, Boetius. Allenatore: Rutten.

ROMA (4-3-3) Skorupski; Torosidis, Manolas, Yanga-Mbiwa, Holebas; De Rossi, Keita, Nainggolan; Ljajic, Totti, Gervinho. Allenatore: Garcia.

Feyenoord-Roma | Diretta | Europa League | Formazioni Ufficiali é stato pubblicato su Calcioblog.it alle 20:20 di giovedì 26 febbraio 2015.




Roma – Juventus, Orsato l’arbitro

Autore: Calcioblog.it

La Lega Calcio comunicato pochi minuti fa le designazioni per il venticinquesimo turno di Serie A (la sesta giornata di ritorno) in programma a partire da sabato 28 febbraio con l’anticipo tra Chievo e Milan. Il big match della giornata, fissato a lunedì sera, tra Roma e Juventus, sarà arbitrato da Daniele Orsato di Schio. Assistenti di linea Tonolini e Manganelli, arbitri di porta Tagliavento e Banti. Quarto uomo Nicoletti.

Si tratta di una partita delicata per ragioni più che note, anche alla luce delle polemiche per quanto accaduto all’andata dopo l’arbitraggio di Rocchi.

Orsato in questa stagione ha diretto i bianconeri e i giallorossi tre volte nel complesso. Bilancio positivo per la Signora che ha superato in trasferta l’Atalanta 3-0 lo scorso 27 settembre e ha vinto il derby contro il Torino del 30 novembre. Per la Magica, invece, solo un pareggio con Orsato direttore di gara: 2-2 nel derby contro la Lazio dell’11 gennaio. In queste occasioni le decisioni dell’arbitro non hanno provocato particolari polemiche, tranne il mancato fischio per il presunto fallo di Manolas su Djordjevic all’inizio dell’azione del primo gol di Totti. Da segnalare inoltre che Orsato ha concesso all’Atalanta un rigore discusso, ma è stato parato da Buffon.

Nel complesso, Orsato ha diretto 11 gare della Juventus (2 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte, due rigori contro e zero a favore) e 8 della Roma (2 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, 1 rigore contro e zero a favore).

In chiusura trovate tutte le designazioni arbitrali per il 25esimo turno di Serie A.

Sabato, ore 20:45 – Chievo-Milan (Calvarese)

Domenica, ore 12:30 – Cagliari-Verona (Valeri)

Domenica, ore 15 – Atalanta-Sampdoria (Damato)

Domenica, ore 15 – Cesena-Udinese (Doveri)

Domenica, ore 15 – Genoa-Parma (Gavillucci)

Domenica, ore 15 – Palermo-Empoli (Cervellera)

Domenica, ore 15 – Sassuolo-Lazio (Russo)

Domenica, ore 18 – Inter-Fiorentina (Massa)

Domenica, ore 20:45 – Torino-Napoli (Irrati)

Lunedì, ore 20:45 – Roma-Juventus (Orsato)

IF

Roma – Juventus, Orsato l'arbitro é stato pubblicato su Calcioblog.it alle 13:34 di giovedì 26 febbraio 2015.




El porqué del enfado de Jesé Rodríguez con Carlo Ancelotti

Autore: Goal.com News – Español – España

El técnico del Real Madrid, señalado dentro del vestuario por el desigual reparto de minutos y su política de sustituciones y rotaciones esta temporada. Los datos, palmarios

Por Alberto Piñero | Madrid | @pineroalberto

El Real Madrid jugó este pasado domingo ante el Elche un partido crucial para sus aspiraciones al título de Liga. Un partido que resultó más plácido de lo esperado, pero que no se resolvió hasta que Cristiano Ronaldo marcó el 0-2 definitivo, alrededor del minuto 70. De ahí que se diera la extraña circunstancia de ver a Carlo Ancelotti hacer sus tres cambios no antes del minuto 84 de encuentro. Lo que dejó a Jesé Rodríguez participando apenas 25 segundos, y sin ni siquiera tocar un único balón en el Martínez Valero. Una situación que no le gustó en absoluto al canario después de estar calentando durante casi toda la segunda parte, como demostraron varios vídeos de la secuencia cuando dieron orden desde el cuerpo técnico de que debía ingresar en el campo, ya prácticamente en el descuento.

Una secuencia que no es sino la representación y verbalización del ligero descontento generalizado que existe en parte de la plantilla del Real Madrid por la gestión de las rotaciones y las sustituciones que está llevando a cabo este año Carlo Ancelotti, según pudo saber Goal. Una situación que hasta el propio técnico italiano no ha dudado en reconocer de puertas hacia fuera. “Me cuesta hacer los cambios, no sé por qué, pero es cierto que me cuesta decidirme a alterar el once que está en el campo si no tengo una razón clara para hacerlo”, vino a decir ahora hace aproximadamente un año a los periodistas. Y el mismo domingo incluso se disculpó públicamente con sus jugadores por esas sustituciones tan tardías en el Martínez Valero.

Es de las pocas asignaturas pendientes de Carlo Ancelotti en el Real Madrid. Principalmente, porque es una cuestión no sólo de consumo interno en el propio vestuario, sino que está calando en la afición. Después de una temporada pasada donde las rotaciones fueron predominantes, este año hay un once tipo apenas modificado por las numerosas lesiones, y la sensación entre el aficionado es que apenas se utilizan los recambios y que, llegado el caso, siempre es con el partido casi finalizado además. Es por ello que Goal ha querido analizar meticulosamente la política de sustituciones que viene siguiendo el técnico madridista esta campaña para así dar base a algunas leyendas urbanas y, de paso, desmitificar otras:

¿CUÁNDO HACE LOS CAMBIOS ANCELOTTI?

El pasado domingo, Jesé no saltó al césped hasta los minutos de descuento. Asier Illarramendi y Álvaro Arbeloa habían salido apenas unos minutos antes también (a partir del 84). Sin embargo, esta situación no es ni mucho menos habitual en el Real Madrid. En tan sólo tres partidos en total este curso, Carlo Ancelotti esperó tanto para hacer la primera sustitución: ante Barcelona, Almería y Elche. De igual manera, el técnico madridista tan sólo hizo cambios en el descanso en otros tres partidos: ante Cornellá y en la Supercopa de España. Nunca hizo ninguno por decisión técnica antes del minuto 45. Lo normal, sea como fuere, no es ni un extremo ni otro, sino que Ancelotti haga sus sustituciones mediada la segunda parte.

Concretamente, como promedio, el primer cambio lo suele hacer en torno al minuto 68 de partido. El segundo, alrededor del minuto 76. Y el tercer cambio, ya sí rondando el minuto 82, sin apenas tiempo por delante. Sólo en el 10% de los 40 partidos disputados hasta el momento, Carlo Ancelotti no hizo todos los cambios a su disposición. Esto es, en cuatro: ante Atlético en Copa y Supercopa, así como ante Real Sociedad y Almería en Liga.

¿QUÉ POSICIONES ALTERA MÁS CON LAS SUSTITUCIONES?

Otra de las cuestiones que más sorprende en el Real Madrid de esta temporada es que Ancelotti parece dar prioridad a la salida de defensas por delante de jugadores en otras posiciones, aun cuando los respectivos partidos no pidan a priori la incorporación de más defensas. De forma que haya encuentros en los que se reúnan más de dos laterales jugando a la vez en el equipo, como pasara por ejemplo en Elche este mismo domingo, con Arbeloa, Marcelo y Carvajal. Y ya sea porque en ocasiones, el técnico blanco contaba con más defensas en el banquillo que otro tipo de jugadores, o porque algunos de esos defensas tienen bastante más arraigo en la plantilla que jugadores en otras posiciones y crea que merecen más minutos que otros, lo cierto es que los datos son nítidos en este apartado.

Y es que en los 40 partidos disputados esta temporada, Ancelotti ha dado entrada a mediocampistas desde el banquillo en 46 ocasiones. Lógico, habiendo más mediocampistas en plantilla que de cualquier otra línea del campo. Pero luego, la diferencia es abismal entre los defensas y atacantes como Jesé Rodríguez. Pues el técnico blanco ha dado entrada a zagueros en 40 ocasiones (a una media de uno por partido), por las 29 veces que ha introducido a atacantes. Cuando éstos son de hecho los cambios de fichas más habituales en el fútbol. A ojos de las estadísticas, en el Real Madrid esta temporada no es así en absoluto.

¿QUIÉNES SON LOS MÁS SUSTITUIDOS?

Así las cosas, hasta el momento parece que Ancelotti sigue el canon más o menos impuesto en el fútbol mundial con respecto a los tiempos para hacer sustituciones, pero quizás no tanto en lo que a las piezas en cuestión se refiere. ¿Y esto cómo afecta a los jugadores, especialmente a esos que suelen partir desde el banquillo? Pues a priori, no mucho, según los datos. Y es que los tres jugadores que más veces han salido son precisamente Asier Illarramendi (18 veces en 40 partidos), Jesé Rodríguez (12) y Chicharito Hernández (12). Jugadores que encajarían en un principio en el prototipo de gestión de la plantilla. Tras ellos, están Álvaro Arbeloa y Sami Khedira (10), Raphael Varane, Isco Alarcón y Nacho Fernández (8), Marcelo y Fabio Coentrao (4).

Por otro lado, atendiendo a los jugadores que más veces han abandonado el terreno de juego en este curso, todo parece encajar también. Pues los tres más sustituidos son Karim Benzema (22 veces en 40 partidos), James Rodríguez (19) e Isco (12). Tres jugadores del mediocampo en adelante para dejar espacio, entre otros, a atacantes como el propio Jesé Rodríguez. Tras ellos aparecen Toni Kroos y Luka Modric (9), Sergio Ramos (7), Marcelo, Carvajal y Gareth Bale (6). 

¿CÓMO ES EL REPARTO DE MINUTOS ENTRE LA PLANTILLA?

Con los datos en cuestión, sólo queda por comprobar cómo es el reparto total de minutos en la plantilla para intentar entender si toda la política de rotaciones y sustituciones encaja equitativamente, o hay desigualdades en el equipo blanco. Y lo cierto es que, con las estadísticas en la mano, cabe corroborar lo que algunos dentro del vestuario madridista piensan: que muy pocos se reparten casi todos los minutos. De hecho, con los once jugadores con más minutos entre todas las competiciones se puede elaborar la que podría ser perfectamente la alineación tipo de Carlo Ancelotti hoy, lesiones aparte: Iker Casillas (5º con más minutos con el 80% del total); Carvajal (10º, con el 60%), Sergio Ramos (8º, con el 66%), Varane (11º, con el 58%), Marcelo (6º, con el 77%); Kroos (1º, con el 88%), Isco (7º, con el 70%), James (9º, con el 66%); Gareth Bale (3º, con el 81%), Cristiano Ronaldo (2º, con el 82%), y Karim Benzema (4º, con el 80%).

Tras estos primeros once jugadores con más minutos en el Real Madrid aparece Pepe, quien ha pasado por lesiones, pero muy cerca de los que le preceden: 2038 minutos, apenas setenta menos que Varane, que es el que marca la frontera. Pero eso sí, detrás de estos doce hay un abismo considerable. Y hay un dato palmario: el decimotercer jugador con más minutos en el equipo blanco es Modric, que lleva sin jugar desde noviembre (1402 minutos). Y tras él, todavía quedan otros diez: Arbeloa (1402, esto es, 700 menos que Varane), Illarramendi (1156), Nacho (887), Coentrao (717), Keylor Navas (630), Khedira (571), Chicharito (560), Jesé (278), Lucas Silva (193) y Fernando Pacheco (90). Diferencias más que notables entre los doce primeros y el resto de la plantilla, como se puede ver. Y con Jesé como el tercero con menos minutos, a punto de ser adelantado por el recién llegado Lucas Silva, se entienden en parte las consabidas reivindicaciones del ’20’ madridista.

Pedona, un pokerissimo da sogno

Autore: TuttoSport.com – Calcio

giovedì 26 febbraio 2015

I borgarini si sbarazzano agevolmente della Saviglianese, mentre nel girone D il Cuneo la spunta sul Colline Alfieri e va in fuga

Pedona, un pokerissimo da sogno 

Il Cuneo ha messo la quarta e ora può davvero volare verso la vittoria del campionato. La squadra di Elia Fanelli, dopo la splendida vittoria contro il Chieri di sabato scorso, centra un altro successo importante liquidando agevolmente la pratica Colline Alfieri. La doppietta di Baldracco e le reti siglate da Brungaj e Massucco non hanno lasciato scampo agli astigiani, sempre più lontani dalle zone nobili della classifica. Ora i biancorossi sono in vetta da soli, avendo staccato di tre lunghezze il Chisola di Mercuri. Nel girone C, invece, si rilancia per la corsa al secondo posto la Pedona, che annienta la Saviglianese con un perentorio 5-0: decidono la sfida contro i “maghi” le marcature di Paladino (autore di una tripletta), Bonelli e Barale.

RECUPERI ALLIEVI FASCIA B

Girone C

Saviglianese-Pedona 0-5

Girone D

Colline Alfieri-Cuneo 1-4

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30 anni di gratitudine?

Autore: Milan Night

25 febbraio 2015 | Di | 69 risposte Di più

BENISSIMO i primi dieci anni. E GLI ALTRI VENTI??????

BENISSIMO i primi dieci anni. E GLI ALTRI VENTI??????

Settimana scorsa il Milan ha “festeggiato” il ventinovesimo anno di proprietà della famiglia Berlusconi. Saggiamente (realisticamente direi) la Comunicazione Rossonera, solitamente molto attenta a queste cose e pronta alle cerimonie di regime, non ha fatto grandi celebrazioni. Realisticamente, visto che la classifica non permette di stappare bottiglie di “bollicine”; saggiamente perché l’aria che tira intorno alla società non è delle migliori. Anzi, senza mezzi termini, la gran parte dei tifosi è furibonda e la grande stampa sembra finalmente essersi svegliata dal proprio torpore iniziando a muovere le prime, seppur timide, critiche alla gestione scellerata della più gloriosa squadra di calcio italiana. Grandi festeggiamenti infatti avrebbero scoperto il fianco esponendolo al facile tiro incrociato che ormai imperversa per strada, sui giornali, in televisione e nella tanto temuta “rete”.
Ovviamente qualche zelante menestrello ha provato ad essere più realista del re per guadagnarsi la propria dose di tramezzini assortiti al buffet della “Real Casa (Milan)” ed ha giocato le carte della riconoscenza e della gratitudine.
Una volta per tutte, BASTA CON QUESTA STORIA!

E’ fuori di dubbio che l’epoca berlusconiana abbia portato una grande messe di trofei rendendo il Milan una delle squadre con il palmares più ricco del pianeta. Ma è altrettanto vero che, negli anni precedenti, il Milan ha vinto tanto. Tantissimo. E quei trofei contano, contano tantissimo, a meno di non voler dimenticare una decina di scudetti, quattro Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, una Coppa Intercontinentale. Io, che do peso ad ogni competizione ufficiale, conto anche due Campionati di Serie B, 1 Coppa Mitropa e due Coppe Latine…
C’è un altro aspetto importante da sottolineare. Ammesso e non concesso che ci sia da essere grati (e vedremo in seguito che, a mio avviso, non ci sono motivi per esserlo), dovremmo essere immensamente grati per i primi dici anni, grati per i secondi dieci e moderatamente soddisfatti per l’ultima decade. Facciamo i conti della serva da Febbraio 2005 a Febbraio 2015: 1 Scudetto, 1 Supercoppa Italiana, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea ed 1 Coppa Intercontinentale. Il resto, semplicemente, è un grosso cumulo di escrementi. Sotto ogni profilo: risultati, gioco, dignità. Se poi volessi essere davvero cattivo potrei ricordare che gli ultimi otto anni sono un autentico disastro intervallato da UNO SCUDETTO. Non saprei proprio di cosa essere grato a meno di non volerlo essere per i punti di penalizzazione che ci hanno fatto “guadagnare” dopo Calciopoli…

Facciamo dunque finta che l’ultimo decennio non esista e proseguiamo. Purtroppo (per loro) il confronto con i primi dieci anni di gestione Fininvest è impietoso. Sotto le gestioni Sacchi e Capello il Milan ha dominato il calcio mondiale sotto molti aspetti. Da lì in poi si registra la sola eccezione del Milan Ancelottiano 2003 – 2005, un triennio eccezionale ma isolato. In questo caso dovremmo fare lo sforzo di barattare i vari “Sacchi bis”, Tabarez, Terim e le grame del periodo zaccheroniano con la finale di Manchester?
Scolpiamo nella pietra un concetto: calcisticamente parlando le lacrime che Lippi e la gobbaglia hanno pianto quella sera sono state una soddisfazione infinita, un fatto storico che non potranno mai più cambiare. Ma un prezzo quelle lacrime ce l’hanno e lo abbiamo ripagato con interessi da “strozzo” negli anni successivi.

Usciamo dalla “matematica dei sentimenti” (bella questa, vero?) perché rischia di essere sempre soggettiva ed opinabile. Il punto è un altro.
Non risulta che Silvio Berlusconi sia stato obbligato a comprare il Milan in forza di una sentenza o di un obbligo morale. La storia è semplice e, quasi, universalmente nota: Fininvest cercava una squadra di calcio (e nessuno ha mai smentito i tanti articoli che hanno parlati di un serissimo interessamento per l’Inter di Fraizzoli) ed il Milan aveva i libri in tribunale. E’ stato, e solo i più irreggimentati non lo ammettono, un matrimonio di interesse.
Con l’acquisto del Milan la carriera del “palazzinaro” Berlusconi (quello faceva, ci sono due intere cittadine nell’hinterland milanese a testimoniarlo) subisce una brusca accelerazione. Le sue televisioni, anche grazie al calcio, diventano un colosso, gli si aprono importanti conoscenze in Italia ed in Europa, la sua popolarità balza alle stelle. Il proprietario di quella macchina vincente, perfetta e conosciuta in tutto il mondo chiamata Milan può, proprio in virtù di quella popolarità, creare un partito in poche settimane nonché vincere un’elezione politica in pochi mesi. Possiamo dire che se fosse stato il proprietario del GasserSpeck di Bressanone o dell’Upea Capo d’Orlano (pallamano e basket) non avrebbe avuto la stessa popolarità? Possiamo, possiamo…

Viene meno, in una sorta di corollario, anche il secondo principio della gratitudine messo in giro ad arte dalla “Tifosi Evoluti Corporation”: dobbiamo essere grati al Presidente perché ha speso tanto. Oggi la situazione è cambiata, bisogna prenderne atto.
Questa mi manda letteralmente fuori di testa.
Quindi, quando c’erano i soldi e tutto andava bene (quando faceva comodo al padrone della ferriera, ndr) si compravano i giocatori; oggi che non serve più spendere per gli interessi del gruppo tiriamo i remi in barca e andiamo avanti a “parametri zero”. Che politica imprenditoriale avanzata! Che coraggio! Che lungimiranza! Per uno che ha un patrimonio personale (non parliamo delle aziende ma “solo” degli spicci che ha in tasca il presidente) stimato intorno ai 7 miliardi di euro non è niente male…
E, ancora. Ma siamo proprio sicuri che li abbia spesi e basta?
Qui si contano solo le uscite mentre le entrate nel bilancio degli evoluti non vengono conteggiate. Non solo fanno finta di non contare i vantaggi “indiretti” di cui abbiamo parlato prima ma si ignorano bellamente le entrate monetarie. Sponsorizzazioni, diritti televisivi, incassi delle partite, vendita dei calciatori, merchandising, amichevoli super pagate. Magari non andiamo in pareggio ma, a casa mia, se si contano le spese vanno contati anche gli incassi. Ricordo, en passant, che anche se male in arnese questa è una squadra che l’anno scorso ha fatturato quasi 250 milioni di euro…

Non è finita qui. Riassumendo: siamo d’accordo che la Famiglia Berlusconi ha messo dei soldi nel Milan ma siamo anche d’accordo che nessuno li ha obbligati, ne hanno ricavato dei vantaggi “indiretti” e non ci hanno perso e basta.
I tifosi in tutto questo? Abbonamenti allo stadio, abbonamenti alle pay-tv, merchandising. I soldi che abbiamo speso noi non contano? Dato il nostro potere d’acquisto decisamente più limitato di quello di Silvio Berlusconi quei soldi contano. Eccome se contano.
Ma nessuno mi è grato per quello, non ho mai ricevuto un bigliettino di ringraziamento da parte della proprietà…

Per finire.
Non metto in dubbio che all’inizio di questa gestione sia stato fatto un egregio lavoro. Anche io, quando mi alzo al mattino e vado in ufficio, faccio un buon lavoro. Ma nessuno mi è grato per quello, mi pagano apposta. Allo stesso modo Fininvest, Berlusconi, Galliani e compagnia cantante sono stati ampiamente ripagati, per gli sforzi profusi nel corso degli anni, a vario titolo ed in varie misure tutte ampiamente sufficienti. Non ci sono stati sforzi extra, beneficenze o carità varie per cui sia necessario accendere dei ceri o rendere grazie.
Piuttosto è probabile che certi menestrelli confondano la gratitudine che a loro avviso dovremmo noi con quella che invece, ad avviso di ogni persona dotata di cervello, devono loro per essere stati messi a suonare il violino pur non essendo nemmeno in grado di accendere uno stereo. Gente senza arte né parte piazzata in posti assai remunerativi in virtù di una obbedienza cieca e di un leccaculismo oltranzista degno di certi regimi totalitari del terzo mondo.
Loro devono essere grati, i tifosi no.

Non abbiamo nessun motivo per essere grati a questa proprietà ed a questa dirigenza. Il rapporto tifosi-proprietà è piuttosto semplice: tu mi dai, io ti do. Ma se decidi di non darmi io non ti do niente a mia volta. E se tu mi dai prese in giro io ti ripago con gli insulti. Si chiama contestazione e la fanno in ogni parte del mondo. Gli ultimi esempi sono due piazze fino a poco tempo fa felici come Roma (sponda giallorossa) e Dortmund. Solo per i pagliacci del regime gianninesco una pratica simile non è concepibile.
I tifosi del Milan (quello che ne rimane) non hanno nessun motivo per essere grati a questa dirigenza, al massimo è questa dirigenza che deve esserci grata per la passione (ed i soldi) che ci abbiamo messo.
E per la pazienza con cui oggi sopportiamo la vergogna che questi indegni arrecano alla storia del Milan.

Pier

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan, Squadra