Agenzie di rating: ricordati che devi morire perché hai un debito elevato! (di Claudio Pisapia)

Quando si parla di agenzie di rating bisognerebbe sempre ricordare un paio di cose. La prima: che la Lehman Brother crollò il lunedì del 15 settembre 2008 (debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi) senza essere mai scesa sotto un rating di A. La seconda: che le agenzie di rating, chiamate a rispondere del loro operato davanti ad una Commissione del Parlamento americano, sottolinearono che i loro giudizi erano da considerarsi “giudizi di agenzie private” e che quindi, si potrebbe dedurre, facciano interessi privati e (magari) avulsi dagli interessi degli Stati e dei suoi cittadini.

Ma tant’è… questi rinomati e seri istituti ci hanno declassato, praticamente tutti, e l’ultima agenzia a farlo sembra sia stata la DBRS (agenzia con sede a Toronto e uffici a New York, Chicago e Londra) che ha tagliato il rating da “A-low” a “BBB high” con prospettive stabili.

La nota a corredo della stessa ne ha spiegato le motivazioni: “una combinazione di fattori, inclusa l’incertezza rispetto alla abilità politica di sostenere gli sforzi per riforme strutturali e la continua debolezza del sistema bancario, in un periodo di fragilità della crescita”. “Dbrs – prosegue la nota –ritiene che, in seguito al referendum bocciato sulle modifiche costituzionali che avrebbe potuto fornire una maggiore stabilità di governo e la successiva dimissioni del primo ministro Renzi, il nuovo governo ad interim può avere meno spazio per passare ulteriori misure, limitando così il rialzo delle prospettive economiche”.

E continua citando ovviamente il male di tutti i mali “…una crescita lenta ha portato a un persistente ritardo nella riduzione di un debito pubblico molto alto, lasciando il paese molto più esposto a colpi sfavorevoli…

Eh già, pensavate avessimo dimenticato lo sgarro del referendum dove avete chiaramente sbagliato a votare… e poi … il debito pubblico… è bene ricordarlo sempre.

Un po’ come in “Non ci resta che piangere” dove il Savonarola di turno ricordava a Troisi, con la famosa frase: “ricordati che devi morire”, ripetuta per ben tre volte e lui, alla fine, rispondeva “va buò, adesso me lo segno”. Così i mastini della finanza internazionale ci ricordano periodicamente che se ci stanno succhiando tutte le nostre ricchezze è solo per colpa nostra, e che il nostro destino è al di sopra delle nostre volontà. Quindi: silenzio e accettazione!

Una conseguenza pratica e immediata di questo giudizio è che le nostre banche avranno maggiori costi quando vorranno finanziarsi, ovvero che aumenta l’haircut per i prestiti alla BCE. Questo infatti viene determinato proprio in relazione al rating dei titoli detenuti dalle banche come contropartita del prestito eventualmente richiesto e concesso. In questo caso la contropartita sarebbero i Titoli di Stato (BTP) detenuti dalle banche che vengono, appunto, declassati. Come se la garanzia che io presento per richiedere un prestito valesse di meno.

In sostanza aumentano i problemi per le banche e quindi, di conseguenza, anche per chi volesse un prestito da queste ultime (aziende e famiglie – un grazie alle agenzie di rating da parte del popolo italiano!).

Ci sono altri perché? Proviamo a cercarli…

Leggiamo dal Corriere della Sera del 22 aprile 2017: “Baretta: è un’operazione che non convince, vengono mosse critiche inadeguate. Il sottosegretario all’Economia respinge al mittente le valutazioni dell’agenzia Fitch.” Questo il titolo dell’articolo, poi:

«Un’agenzia di rating non equivale alla generalità dei mercati. Aggiungo che in queste ore stiamo varando una manovra economica da 3,5 miliardi per fare fronte alle richieste della Ue. Richieste che abbiamo accolto per evitare una procedura di infrazione. Ricordo che si tratta di una manovra di rientro senza aumentare le tasse. Un’operazione che dovrebbe pesare positivamente ai fini della valutazione del rating, eppure è completamente ignorato. Siamo di fronte a un’operazione che non convince».

In effetti anche noi non siamo proprio convinti e rimaniamo un po’ confusi.La prima cosa che si nota è che il Governo è sorpreso dalle valutazioni di Fitch, quindi indirettamente lo si accredita come giudizio da tenere in conto, degno di considerazione anche se non si è d’accordo con la tripla B attribuita; la seconda che viene ribadito il concetto che l’Italia continua e continuerà a fare i compiti a casa e a soddisfare le richieste della UE; la terza che Baretta dichiara che non si stanno aumentando le tasse.

Ma non sarebbe più corretto considerare le agenzie di rating per quelle che sono? E non sarebbe più corretto fare le manovre economiche per gli interessi dei cittadini italiani e non per andare incontro alle esigenze dell’UE dettate dagli interessi dei gruppi finanziari? E non sarebbe più corretto smettere di confonderci con continue dichiarazioni quanto meno “discutibili”? … e a tal ultimo proposito (tasse che diminuiscono) lasciamo la parola a ilsole24ore che ‘scrive’ il 23 aprile 2017:“L’anno prossimo l’aumento del 3% dell’Iva su beni di largo consumo che è attualmente previsto si dimezza a un +1,5%, spalmando l’altra metà dei rincari nel 2019 (+0,5%) e nel 2020 (+1%). Più articolata la rimodulazione dell’aliquota ordinaria del 22 per cento. Secondo il testo inviato al Capo dello Stato per la firma il prelievo crescerebbe di tre punti come previsto dalle norme attuali, per poi aumentare solo dello 0,4% e non più dello 0,9% l’anno successivo. Nel 2020, poi, l’Iva ordinaria scenderà di mezzo punto per attestarsi nuovamente al 25% a partire dal gennaio del 2021. Infine il nuovo articolo 9 del decreto sposta direttamente al 2019 i previsti aumenti per 350 milioni delle accise sulla benzina…

Ma come?… l’aumento dell’IVA non è aumento di tassazione (indiretta)? E la benzina… la mettiamo tutti.

Ultimissima nota: si paventa e si stressa la popolazione sull’aumento del 3% dell’IVA e quando tutti lo danno per certo e protestano lo si fa scendere all’1,5% esaltando la bravura di chi lo fa. A quel punto sembra quasi che l’aumento non ci sia perché l’attenzione si sposta sul fatto di averlo dimezzato.

Addirittura poi potrebbe passare inosservato il fatto che il restante aumento dell’1,5% scampato nel 2018 venga spalmato nei due anni successivi con tanto di corredo di aumento della benzina. Ma siamo davvero così anestetizzati?

Claudio Pisapia

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WALL STREET: lateralità nei movimenti dei derivati

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Quadro di stallo dei mercati che viene confermata anche questa settimana. E’ finita sicuramente la fase euforica di inizio anno, ora si naviga a vista in attesa degli eventi. [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le tensioni geopolitiche sono alquanto scemate ed i mercati finanziari internazionali sono tornati a focalizzarsi sull’evoluzione dello scenario macroeconomico globale.

Anche in quest’ottica non mancano comunque i fattori d’incertezza, ed i mercati non riuscendo completamente a decifrarli appaiono al momento in stallo. Lo scenario intermarket, in particolare, sembra esprimere molte perplessità e dubbi sulla tanto sbandierata reflazione dell’economia globale. Da alcuni mesi, infatti, si registra uno strisciante indebolimento del dollar index, sceso in settimana sotto quota 100. A ciò si accompagna una debolezza ancor maggiore del mercato delle commodities, stornate negli ultimi 2 mesi di circa il 6 % in termini reali. Del tutto coerentemente, i mercati obbligazionari registrano un costante arretramento dei propri rendimenti. I bond decennali Usa, sono infatti passati dal 2,60 % di metà dicembre al 2,24 % di oggi. Tutti questi elementi sembrano decisamente smentire l’ipotesi di un’imminente reflazione dell’economia globale, e testimoniano che il pericolo opposto, ossia il rigurgito delle tendenze deflazionistiche non è ancora scongiurato. Lo scarto fra aspettative e realtà sembra peraltro trovare riflessi anche sul mercato azionario, che da un paio di mesi appare letteralmente in stallo. In particolare, il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, staziona da alcune settimane intorno a quota 2.350 punti, ossia il 2 % in meno rispetto ai massimi storici registrati ad inizio marzo.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

cftc-cot-report-spx

Commercial Traders : – 59.488

Large Traders : + 55.734

Small Traders : + 3.754

Lo stallo trova, peraltro, conferme anche sul mercato dei derivati azionari Usa. Anche in quest’ultima ottava  registriamo, infatti, variazioni esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 3.417 contratti. In particolare, i soli Large Traders sembrano ancora nutrire un certo ottimismo, acquistano infatti l’intero lotto dei 3.417 contratti long, e consolidano la loro già pingue posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, si confermano cauti, cedono 980 contratti long, ma riconfermano la loro esigua posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono i residui 2.437 contratti long, e rimpinguano la loro già consistente posizione di copertura Net Short. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, non annunciano particolari variazioni, e sembrano voler confermare l’interlocutoria situazione delle più recenti ottave.

Purtroppo, come temevano, sembra materializzarsi l’ipotesi di una prolungata fase laterale dei mercati azionari sia Usa che mondiali. Lateralizzazione che rischia di rilevarsi estremamente improduttiva sia per i grandi gestori che per i singoli traders. Speriamo pertanto che presto intervenga qualche novità di rilievo in grado di far assumere ai mercati azionari una direzionalità ben chiara e definita. In caso contrario, bisognerà affidarsi unicamente alle proprie capacità nell’arte dello stock picking.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora molto incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 6,39 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 4,41 %. Conseguita, quindi, una sovra-performance dell’ 1,98 %, inferiore alle nostre attese, che non fa tuttavia venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, non cambio la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’80 % di posizioni long, e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

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Autore: Lukas Finanza.com Blog Network Posts

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PRE­VI­SIO­NI SUL MER­CA­TO ITA­LIA­NO – Ana­li­sta Marco Ma­gna­ni

LINGUA DI BAYER ALLA TERZA
Che cosa sia una lingua di Bayer, o test secondario, non starò a spiegarlo in questo contesto consapevole del fatto che è già cosa conosciuta per chi segue i miei report.

Oggi vorrei, invece, parlare del rapporto di relazione esistente tra una lingua di Bayer ed il rialzo successivo ad essa, nello specifico un rapporto di relazione tra la durata e l’ampiezza della lingua e la durata e l’ampiezza del rialzo successivo.

Dopo aver analizzato differenti mercati in molteplici decenni di storico è emerso che una lingua di Bayer si sviluppa su una durata matematicamente proporzionata al nuovo ciclo in partenza e su una ampiezza anch’essa relazionata alla durata che i prezzi impiegheranno ad arrivare al massimo assoluto, in tale relazione esiste uno scarto massimo pari a circa il 10%.

Questo rapporto di relazione è pari ad uno a tre, sia in durata che in ampiezza, quindi se una lingua dura due mesi la durata che il mercato impiegherà ad arrivare al massimo saranno circa 6 mesi, inoltre se l’ampiezza sarà di 1.000 punti, il massimo sarà a circa 3.000 punti dal minimo della lingua.

Vediamone un esempio, sul minimo del 2012 ho proiettato questo concetto in un report con il disegno a riquadri nella destra nell’immagine e si può notare come il mercato è arrivato, con un leggero scarto sia in durata che in ampiezza verso l’ultimo angolo, in alto considerato il punto di arrivo.

Ora sulla nuova lingua ho sviluppato la stessa proiezione e nell’angolo in alto a destra in area 27.000 circa c’è il target di arrivo.

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Ovviamente questa previsione conferma ed aiuta ad aumentare le probabilità di correttezza della previsione del ciclo Ventennale, composto da sei cicli Economici, ciascuno di tre anni, come visibile nell’immagine.

Una conformazione ciclica che considero molto probabile e che pare rispecchiare l’andamento del mercato molto bene.

Se si avverasse sarebbe la prima volta che si manifesta sui mercati Occidentali, ma in Borsa come si sa …   i cambiamenti sono all’ordine del giorno.

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Autore: Il Respiro del Grafico Finanza.com Blog Network Posts

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MACRON LE PEN ALL’ULTIMO VOTO!

Risultati immagini per macron lepen

Alla fine nulla da dire, ha vinto Monti, ops scusate Macron l’uomo delle istituzioni europee.

ImmagineE’ evidente a chiunque abbia un minimo di razocinio, che la Francia ha letteralmente spazzato via i partiti tradizionali, votando in minima parte il banchiere Macron, un prodotto riciclato del vecchio governo Hollande. La LePen ha surclassato i precedenti, prendendo oltre 7,5 milioni di voti, un risultato che dovrebbe far riflettere.

I cosidetti sondaggi segreti in questo caso ha fatto decisamente flop e per una volta i sondaggi demoscopici hanno avuto ragione.

Come ho scritto nel fine settimana, le vere elezioni francesi saranno quelle parlamentari di giugno, se si mettono insieme i partiti euroscettici compreso Dupont Aignan, si rischia  addirittura di arrivare al 50 %.

Il  movimento di Macron,  En marche! avrà “pochi deputati alle legislative di giugno, quindi nessuna maggioranza, dovrà trattare sempre e ovunque, anche se ha dichiarato che non vuole coalizioni. Il sollievo istituzionale sa tanto da scampato pericolo, come in Olanda, ora provino a governare con i numeri che si ritroveranno.

Fillon e Hamon hanno dato chiara indicazione di votare Macron al secondo turno, Mélenchon invece ha lasciato liberi i suoi elettori, o meglio vuole fare il solito sondaggino prima di decidere.

Noi nel fine settimana abbiamo provato a ragionare in maniera pragmatica, utilizzando le dinamiche dell’ineguaglianza francese, le cartine che segnalavano il disagio sociale della periferia profonda, ma non avevamo fatto i conti con Parigi e la Ile de France. A Parigi per la LePen è stata una debacle, solo il 5 %, meglio nella Ile, ma nulla di particolare.

Qui sotto una dimensione della realtà, il voto francese e la disoccupazione.

Franciaclicca sull’immagine per ingrandire

Prima delle grandi città soprattutto Parigi e la Ile de France, no Marsiglia,  nella periferia profonda, la LePen era in vantaggio 26/21, lo spoglio delle regioni è stato fatto un’ora prima delle città, poi la situazione si è capovolta.

Ora non resta che attendere cosa decideranno i francesi nel segreto dell’urna senza tante illusioni, ci sarà chi sarà costretto a votare un candidato che non esprime la sua preferenza, la dinamica non cambia, ci penserà il tempo e la storia a fare il suo corso.

Una sorpresa è sempre possibile, soprattutto alle elezioni legislative di giugno.

Non c’è dubbio che da queste elezioni l’asse Parigi Berlino esce notevolmente rafforzato, visto che Macron ha più volte detto che serve fare i compitini per rispetto della Germania.

Dimenticavo…! Nel fine settimana Fitch, l’agenzia del senno di poi francese, ha ridotto il rating dell’Italia, giusto per distrarre l’attenzione, sai «I rischi di un governo debole o instabile in Italia sono aumentati», la solita minestrina, nulla di particolare.

Per quanto riguarda il resto, direi che i mercati avevano già scontato questo esito, restando praticamente immobili sui massimi, il solito rally e poi di nuovo i conti con la realtà a partire dal dato del primo trimestre sulla crescita americana atteso per venerdì. La nostra visione non cambia, ribadiamo quello che abbiamo condiviso nel fine settimana, altro appuntamento interessante saranno ovviamente le elezioni inglesi del prossimo mese.

Contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta, l’informazione indipendente…

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MACRON LE PEN ALL’ULTIMO VOTO!, 10.0 out of 10 based on 6 ratings

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