altro passo in avanti per l’ape volontaria e la Rita

Con la pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 settembre 2017, n. 150 sulla GU 17/10/2017, l’Ape volontaria fa un altro passo in avanti. Mancano solo le convenzioni con le banche e le assicurazioni, la circolare Inps e poi finalmente si potrà andare in pensione prima o integrare il reddito mensile continuando a lavorare.
Quella dell’ape volontaria è la classica invenzione all’italiana per salvare capra e cavoli, necessitata dalla richiesta sempre più pressante dei lavoratori dipendenti di poter andare in pensione prima dei limiti imposti dalla legge Fornero e dalla politica di austerity imposta dalla Ue che non avrebbe tollerato nessun ulteriore “splafonamento” oltre quello concesso per le leggi di bilancio 2016/2017 e anche 2018. L’invenzione è stata quella di poter concedere a tutti una cessione del V° dello stipendio a certe condizioni. Questa fu la pensata di Nannicini sottosegretario del governo Renzi confermata dal consigliere economico dell’attuale governo,Stefano Patriarca.
Finalmente, seppure con notevole ritardo, è stato portato a compimento un altro pezzo del complesso puzzle dell’Anticipo pensionistico, pensato come uno strumento indolore ( per lo Stato) ma oneroso per gli interessati, anche se non tutti.
I fruitori dell’ape presumibilmente si divideranno in due grosse categorie, coloro che una serie di motivazioni individuali non reggono più allo stress del lavoro e accettano qualsiasi capestro pur di poter andare “virtualmente” in pensione e quei dipendenti fruitori di un reddito medio alto o membri di un nucleo familiare plurireddito che sceglieranno di approfittare della possibilità di avere un prestito a tasso agevolato, continuando a lavorare.
L’operazione pensata nel 2016 e consacrata con la legge di bilancio 2017 doveva partire lo scorso maggio, ma meglio tardi che mai. L’atteso decreto tuttavia, anzicché calmare gli animi, per il periodo temporale in cui ha visto la luce, proprio in concomitanza del varo della manovra 2018, il rifiuto del blocco dell’ aumento dell’età pensionabile, il rinvio delle nuove norme sulla perequazione delle pensioni dal 2019 ed infine la bocciatura quasi totale di tutte le domande di ape sociale, il tutto condito dall’affermazione che la previdenza non è una priorità, li ha ulteriormente rinfocolati. Le risultanze dell’ape sociale poi supera ogni pessimistica previsione previsione. Il direttore generale dell’Inps Gabriella Di Michele, durante l’audizione alla commissione Lavoro della Camera, ha dichiarato che delle 39.721 domande presentate , ne sono state accolte solo 13.601, mentre quelle respinte sono state 25.895. Ci sono poi 425 domande che sono ancora in istruttoria. Per quanto riguarda l’Anticipo pensionistico per i precoci, le domande presentate sono state 26.251, quella accolte 7.356 e quelle respinte 18.411, con ancora 484 domande in istruttoria. Complessivamente, quindi, le domande respinte sono più della metà  e nel caso dei lavoratori precoci si supera il 70% dei casi di respingimento.

Andrà meglio cone l’ape volontaria? Come si sa possono chiedere l’ape i dipendenti che al 30 aprile 2017 avevano 20 anni di contributi e 63 di età. Coloro che hanno maturato i requisiti in una data compresa tra
il 1° maggio 2017 e la data di entrata in vigore del presente decreto ( 18/10/2017, come certificata dall’INPS ai sensi dell’articolo 5, possono richiedere, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del  decreto attuativo, cioè entro il 17/4/2018, la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere dalla data di maturazione dei requisiti. Ricevuta la domanda l’Inps certifica ciò che il lavoratore avrà di pensione in futuro e, su queste basi. comunicherà il minimo e il massimo che l’interessato potrà richiedere. Su questo’ultimo fronte, se l’importo minimo richiedibile sarà di 150 euro mensili, quello massimo non potrà superare il 75% se intercorrono non meno di 36 mesi fra la data di presentazione della richiesta di certificazione e l’età di pensionamento di vecchiaia, l’80% se intercorrono da 24 a meno di 36 mesi, l’85% da 12 a meno di 24 mesi, il 90% se intercorrono meno di 12 mesi.
C’è un ulteriore paletto: la rata di ammortamento non deve essere superiore al 30% della pensione, calcolando anche eventuali altri prestiti in corso, debiti erariali, assegni divorzili o di mantenimento dei figli. Il calcolo si effettua al netto dell’imposta sui redditi e dell’addizionale regionale, e al lordo dell’addizionale comunale.
Sul sito dell’INPS verrà pubblicato uno strumento per simulare gli importi dell’APe spettante in base alla pensione maturata.

Il decreto dettaglia poi le regole per la non cumulabilità con pensioni dirette. Chi percepisce un trattamento previdenziale diretto non può accedere all’Ape volontaria (e questo era già previsto dalla norma primaria). Se la pensione viene maturata invece durante l’Ape, si interrompe il beneficio, di ridetermina la rata di ammortamento, e la compagnia assicurativa restituisce la parte di premio non goduta.
E’ stata inoltre confermata la clausola di allungamento qualora fossero modificati i requisiti di pensionamento, nel 2019. Come sappiamo dal 2019 l’età di vecchiaia per andare in pensione potrebbe slittare a 67 anni in virtù dell’adeguamento dalla speranza di vita. In tal caso la rata di ammortamento del prestito potrà essere rideterminato. Il lavoratore potrà, al momento della domanda, indicare se avvalersi o meno di tale facoltà.
E’ prevista anche la possibilità, per il lavoratore che ha sottoscritto l’ape volontaria, di estinguere il prestito bancario prima del tempo.
La partenza dell’Ape fa partire anche la cosiddetta Rita, la rendita anticipata integrativa temporanea.
Infatti coloro che hanno diritto all’ape volontaria e sono iscritti ad una forma di previdenza complementare possono chiedere congiuntamente o alternativamente l’anticipo della rendita complementare così da ridurre i costi ed avere complessivamente un assegno maggiore.

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Autore: clinguella@finanza Finanza.com Blog Network Posts

Oltre mille denunce per Napolitano: reati contro il popolo! (la denuncia dell’avv. Mori)

Qui di seguito l’articolo pubblicato su Libero di oggi, 20 ottobre 2017:

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13266454/giorgio-napolitano-class-action-oltre-mille-denunce.html

La tenacia dell’avv. Marco Mori ha portato i quotidiani nazionali, che su questo argomento hanno sempre fatto silenzio, a dare la notizia della denuncia/querela contro chi ha tradito il Paese cedendo la sovranità nazionale alla sovrastruttura europea. 

Nei prossimi giorni, sempre su questo blog, l’ordinanza del Tribunale di Cassino che chiarisce lo stringente perimetro delle limitazioni di sovranità, atteso che le cessioni sono in ogni caso illegittime. Anche in tal caso l’avvocato nella causa era il collega Mori.

lacostituzioneblog.com 

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CATALOGNA: LA SCINTILLA NELLA CAMERA A GAS EUROPEA!

Loro fanno finta di nulla, nessuno problema, continuano ad introdurre gas soporifero in Europa, ma prima di incominciare, facciamo un piccolo giochino, una serata con Juncker a chi trova per primo uno squarcio di notizia sulla crisi spagnola sulle testate online dei due principali giornali italiani…

Cliccare sull’immagine per ingrandire…

Qualcosa troverete in fondo alle pagine, in qualche angolino, ciò che importa agli italiani è il finto tonto Gentiloni che non sapeva nulla della mozione contro Visco e ad un manipolo di ignoranti far credere che l’indipendenza della Banca d’Italia è un altare e trasformare Visco in un martire, quando in realtà non ha fatto bene il proprio lavoro e visto quello che è successo, si può tranquillamente dire che dormiva.

Tornando a noi, la sintesi è tutta qui, per loro non è una notizia interessante, noi invece pensiamo che da qui non si torna più indietro con tutte le conseguenze relative per l’Europa…

Il presidente catalano in risposta a secondo ultimatum: «Se applicate l’articolo 155 della Costituzione dichiareremo l’indipendenza». Il governo: «Noi avanti, risponderemo con ogni mezzo». Convocato per sabato il consiglio dei ministri straordinario

La Catalogna ha proclamato l’indipendenza e la Spagna ha avviato la revoca dell’autonomia della stessa Catalogna dando via all’approvazione del famigerato articolo 155…

Catalogna, cosa prevede l’articolo 155

COSA DICE L’ARTICOLO – L’articolo 155 della Costituzione spagnola, mai utilizzato finora, è una misura di carattere eccezionale che implica il controllo politico delle comunità autonome da parte dello Stato centrale. Il testo dice infatti che se un governo regionale non rispetta i suoi obblighi o “agisce in modo da minacciare seriamente l’interesse dell’intera Spagna”, allora Madrid “può intraprendere le necessarie misure per obbligarla in modo coatto ad adeguarsi o a proteggere tale generale interesse”.

COME SI ATTIVA – La procedura stabilita dallo stesso articolo 155 prevede che innanzitutto il governo debba inviare una richiesta al presidente della comunità in questione. In questo caso, lo stesso premier Mariano Rajoy deve avvertire direttamente il presidente catalano Carles Puigdemont (come ha praticamente fatto). In secondo luogo, il governo deve presentare la sua proposta di misure di controllo dell’autonomia al Senato, che le può approvare con maggioranza assoluta. A sua volta, la procedura di applicazione del 155 al Senato è regolata dall’articolo 189: il governo deve presentare una proposta chiara per ciascuna delle misure specifiche che intende adottare e la relativa possibilità di emendamenti.

MARGINI DI MANOVRA – L’articolo 155 concede molto margine al governo centrale, a condizione che abbia l’approvazione del Senato. Il governo può infatti controllare le finanze della Generalitat, può dare ordini e assumere il controllo dei dipartimenti, può licenziare all’interno della pubblica amministrazione e può sciogliere il Parlamento.

I LIMITI – Quello che l’articolo 155 non può fare è implementare misure che presuppongano cambiamenti dello Statuto o della propria Costituzione. Ecco perché esperti ritengono che il 155 non prevede una sospensione né, ancora meno, una soppressione, dell’autonomia. Tuttavia, è ovvio che questa sarebbe molto limitata dal controllo totale o parziale dell’amministrazione statale. L’applicazione dell’articolo non ha limiti temporali: quello che indica la Costituzione è che si debba applicare fino a che non verrà ripristinata “la normalità costituzionale”.

A noi non interessa se il referendum era legale o no, a noi non interessano le questioni giuridiche che stanno dietro alla questione, di fronte al volere popolare, questi sono dettagli di poca importanza, la storia non chiede mai il permesso, non credo che guerre, guerre civili, guerre di indipendenza o rivoluzioni, siano mai nate chiedendo il permesso a qualcuno, tra le altre soluzioni che consente l’articolo 155 c’è quello di poter imporre alla polizia catalana, i Mossos d’Esquadra  di mettersi agli ordini diretti del ministero dell’Interno o addirittura scioglierli, manderanno loro ad arrestare tutti gli indipendentisti e loro cosa faranno?

O si certo, cosa vuoi mai che facciano quattro gatti in Catalogna, nessuno li vuole, finirà tutto come una bolla di sapone! Davvero, ne siete certi, le avete viste le piazze catalane, no sono mica come quelle italiane, dove ci trovi qualche formica che dialoga con tante cicale.

La dichiarazione di indipendenza è inevitabile ormai, l’ha chiesta che l’altro partito che fa parte della coalizione al governo, Esquerra republicana per non parlare di quelli della Cup che appoggiava il governo catalano dall’esterno.

Pensavano di far indire nuove elezioni, giusto per truccare qualche voto, per chi non conosce gli eventi,  prima di far uscire aria dal cervello, consiglio di studiare la storia, non sarà facile uscire da questo “incidente di percorso” come lo chiamano alcuni, state sintonizzati, non è una tempesta in un bicchiere d’acqua.

Domenica c’è il referendum consultivo in Veneto e Lombardia, auguri!

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Autore: icebergfinanza Finanza.com Blog Network Posts

PREVISIONI FONDAMENTALI SUL MERCATO ITALIANO – Analista Marco Magnani

Tornando ai principi fondamentali, che possono schiarire le idee in momenti di difficile di interpretazione dei mercati finanziari come l’attuale, possiamo vedere la curva dei tassi che evidenzia una situazione tutt’altro che preoccupante, dal punto di vista delle possibilità future di crescita dei mercati; lascia infatti ancora ampio margine di crescita prima dell’arrivo in area Sell.

Va considerato tuttavia che la curva dei tassi lavora approssimativamente sul ciclo Economico dei mercati Occidentali, che dura tra i quattro e i cinque anni.

All’interno di questo periodo sono possibili, quindi, ovvi ritracciamenti del mercato su cicli inferiori, quali ad esempio l’Annuale.

Indubbiamente comunque la curva dei tassi indica che il ciclo Economico è ancora ampiamente rialzista ed è ancora nella prima fase.


La proiezione dell’Indice attraverso al massa monetaria sembra dare la stessa indicazione, con un ritracciamento del mercato italiano ipotizzato dai primi mesi del 2018, per quella che dovrebbe essere la fase ribassista del primo ciclo Biennale.

I prezzi tornerebbero nuovamente sopra il massimo di inizio 2018 sul secondo ed ultimo ciclo Biennale del ciclo Economico in corso.


Per quanto concerne il target di arrivo del ciclo Biennale in corso, dovrebbe attestarsi tra quota 23.500 e 24.000 del future, con un test tra tutti i canali di lungo periodo ed i prezzi.


In sintesi test tra canali e prezzi e raggiungimento del target dovrebbe avvenire sul massimo del ciclo Intermestrale in corso secondo la previsione dei fondamentali.

Resta comunque un aspetto dubbio in questa previsione, ossia la non simmetria tra il minimo del quarto ciclo Intermestrale secondo l’indicatore di ciclo ed i Battleplan, i due indicatori evidenziano il minimo in periodi differenti, questo evidentemente è segnale che uno dei due strumenti dà un’indicazione errata.

Al momento attuale non è possibile sapere quale dei due è errato.


Disclaimer: Le valutazioni e le informazioni esposte in questa sezione non costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio, né alcun genere consulenza, sono frutto dell’analisi dell’autore e devono essere considerate semplici elementi di studio, approfondimento e informazione.



Per info sul Percorso Tecnico Ciclico Predittivo e Analisi Visiva del Battleplan:
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Autore: Il Respiro del Grafico Finanza.com Blog Network Posts

[943] Tackling The Krack Hack


There’s a new Wi-fi hack called Krack and it is whack. Morgan Wright is back to discuss this new problem with host Lindsay France. Bianca Facchinei is looking to China once again as we examine its role in the global economy. Lionel from Lionel media is back and we’re taking a look at Apple and its stock. Follow us on Twitter:
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