Festival dell’Energia 2017

L’energia spiegata – Festival dell’Energia

La manifestazione del settore energia compie 10 anni e torna a Milano, dal 7 al 10 giugno, con un’edizione speciale.

Con oltre 1.000 relatori, 90.000 presenze, 80 aziende sponsor, 5mila articoli di stampa e oltre mezzo milione di contatti in rete totalizzati nelle precedenti edizioni, il Festival dell’Energia presenta l’edizione 2017.

Quest’anno il Festival, con il supporto di partnership di primissimo piano quali la Psia, Paris School of International Affairs, declinerà il tema dell’energia seguendo tre importanti filoni: geopolitica, sostenibilità e innovazione.

Imprese, politica, scienza e informazione a confronto sulle tematiche chiave del futuro dell’energia: dal mercato elettrico alla mobilità sostenibile, dalla transizione energetica alla geopolitica.

Pper informazioni: www.festivaldellenergia.it

Autore: redazione QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

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L’economia circolare italiana ha 107 campioni

economia circolare italiana

(Rinnovabili.it) – Sono  aziende, cooperative, start-up, associazioni, realtà territoriali e Comuni. Ognuna di loro ha saputo investire su un nuovo modello produttivo,  “chiudendo il cerchio”. Sono i 107 campioni dell’economia circolare italiana premiati da Legambiente e la cui esperienza è approdata oggi all’Europarlamento, a Bruxelles, ultima tappa del Treno Verde 2017. La destinazione non è casuale dal momento che proprio i deputati europei si ritrovano fra le mani, in questi mesi, il potpourri di norme che compongono il Pacchetto Economia circolare.

>>Scopri il nuovo Pacchetto Economia Circolare europeo<<

L’Unione Europea è alle prese con la revisione delle principali  direttive in materia di rifiuti, riciclo e discariche, definendo nuovi obiettivi per i Ventisette che dovranno poter cambiare radicalmente il sistema economico comunitario. Legambiente è oggi a Bruxelles, insieme ai campioni dell’economia circolare italiana proprio per sostenere la necessità di un accordo ambizioso tra Parlamento e Consiglio, affinché la riforma della politica europea dei rifiuti divenga al più presto realtà.

“È fondamentale che in sede di Consiglio l’Italia sostenga una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti – insiste il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – Il nostro governo deve fare la sua parte affinché si realizzi quella che è una strategia moderna e sostenibile per uscire dalla crisi, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni Stati membri che contrastano gli obiettivi sostenuti dal Parlamentoe”.

L’economia circolare italiana ha ottimi numeri

Come dimostra bene l’Atlante, l’Italia ha oggi tutte le carte in regola per fare da capofila nell’Europa dell’economia circolare. Le 107 esperienze – consultabili anche sulla mappa interattiva sul portale della campagna itinerante di Legambiente e Ferrovie dello Stato – portano avanti gestioni sostenibili dei rifiuti fondate su riciclaggio, raccolte differenziate domiciliari, tariffazione puntuale, riuso, prevenzione e innovazione industriale.

Il 33% lavora su scala nazionale, il 41% su scala regionale o locale, il 24% a livello internazionale. I tre settori su cui operano principalmente sono i rifiuti nel 62% dei casi, il riuso e il riutilizzo di beni (31%) e il sociale (27%), l’agricoltura (20%), l’industria (19%), il design (16%) e start up e ricerca (15%).

Il 65% contribuisce all’economia circolare riducendo l’utilizzo di materie prime vergini, il 53% previene la produzione di rifiuti e il 48% risparmia risorse (acqua, energia e materie prime) nella sua attività. Il 43% produce materie prime seconde, il 34% le utilizza. Il 38% ricicla rifiuti in altri cicli produttivi, e il 26% nello stesso. Il 36% svolge attività di riuso e riutilizzo dei prodotti, evitando che diventino rifiuti. Infine, rispetto ad ambiti più specifici, il 14% dei campioni lavora sullo spreco alimentare, il 13% produce biometano da scarti agricoli o zootecnici o da frazione organica dei rifiuti urbani.

Autore: stefania Rinnovabili

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How to modernise ageing switchgear

Ageing switchgear can hamper continuity of services in industrial facilities, and thus impact customers in terms of reliability, affect employee safety, and cause financial losses. In addition to potential risk to human lives, the cost of downtime is now calculated in millions of Euros per hour, according to Contingency Planning Research.

Whatever the age of switchgear network and switchboards in a power system, reliable performance and proper maintenance are more critical than ever.

The lifespan of medium voltage switchgear often exceeds three decades, which means industrial facilities may have outmoded systems that are challenging to maintain. Engineers and electrical distribution stakeholders have to decide when it’s time to update or replace ageing equipment. What drives that decision? It may be safety concerns, rising maintenance costs – or simply a need for better network visibility and management.

But here’s a common dilemma: A conflict exists between the older technologies that are in place and the industry standards that are evolving at a much faster rate. Most power plants were designed for a 30-year life span. However, energy generation companies are launching initiatives to maintain operation for 40 to 60 years. In addition, industrial facilities often have a mix of power distribution technologies that span two to three generations and use several different technology architectures (e.g., air, oil, SF6, vacuum).

The central question is how to modernise an antiquated system and ensure reliability.

The choice is whether to upgrade or replace. Once a business has examined the current state of its switchgear and considered future plans, it needs to evaluate these factors:

  • Spare parts availability
  • Maintenance costs
  • Degree of equipment wear
  • Urgency of upgrade
  • Criticality of the processes affected

In most cases, there’s no need to rip out all the equipment and start over. A retrofit solution is the least disruptive to business and the most cost-effective. The advantages of an upgrade include:

  • Asset optimisation, thus extending equipment lifespan and increasing ROI
  • Minimal downtime, which lessens the effect on production
  • Improved cash flow through scheduling an upgrade over time
  • Digitisation for better energy consumption monitoring
  • Less environmental impact, due to fewer discarded materials

What’s the biggest benefit of upgrading rather than replacing switchgear equipment? Certainly the cost savings in terms of equipment, time, labour, and production are exceptional. As a bonus, leveraging the expertise of an established manufacturer and its tested, proven solutions can give utility stakeholders peace of mind in planning and executing retrofit projects.

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RE+Build 2017

Edilizia off-site è il concetto chiave del cambiamento proposto negli appuntamenti del 2017: la produzione si sposta in fabbrica, mentre il cantiere diviene il luogo dell’assemblaggio di parti prodotte industrialmente.

Già in atto in diversi paesi europei, l’ibridazione dei processi produttivi tra fabbrica e cantiere ha impatti economici e sociali profondi: superiore efficienza, minori costi, più alta affidabilità nei tempi di consegna e negli standard produttivi, nuovi luoghi di produzione con maggiore sicurezza e comfort.

L’edilizia che ibrida fabbrica e cantiere si avvale di tecnologie diverse: può intervenire sul riuso come nella nuova produzione e rappresenta una rivoluzione capace di tenere insieme non solo superiori standard tecnologici ed economici, ma anche ambientali e sociali.

Perché la transizione rappresenti un’opportunità per tutta la filiera, REbuild si propone di presentarne tutti gli aspetti: dalle soluzioni ispirate all’automazione robotizzata e al nuovo artigianato evoluto, a quelle economiche, evidenziando le opportunità per investitori, developer e professionisti, a quelle sociali con la possibilità di interventi a valori e condizioni prima irraggiungibili.

Per informazioni: RE+Build 2017

Autore: redazione QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

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Generazione distribuita, la rivoluzione è nei piccoli impianti rinnovabili

Generazione distribuita

(Rinnovabili.it) – Potere ai piccoli. Anzi, potere dai piccoli. La crescita della generazione distribuita italiana premia infatti ancora una volta gli impianti verdi con capacità sotto i dieci megawatt. A riferirlo è il documento di monitoraggio con cui l’Autorità per l’Energia AEEGSI fa aggiorna i dati sulla generazione distribuita (GD) al 2015. Nel nostro Paese ci sono poco meno di 700 mila centrali di GD allacciate alla rete, che contribuiscono per oltre un quarto alla produzione di elettricità nazionale totale (pari un apporto di ben 62,8 TWh). Ovviamente più la scala è ridotta più il contributo delle energie pulite risulta maggiore. Nel dettaglio, dei circa 700mila impianti citati, il 79% è alimentato a fonti rinnovabili. In particolare oltre un terzo fa affidamento all’energia solare che sta conducendo anche il trend di crescita delle istallazioni (+39.987), mentre più ridotto risulta l’aumento degli impianti eolici (+880), termoelettrici (+458) e idroelettrici (+259 ).

La generazione distribuita italiana trainata dal fotovoltaico

Il dato è in netta crescita rispetto al 2014, quando dai conti dell’AEEGSI “mancavano” oltre 41 mila impianti. Malgrado ciò il clima più secco del 2015 ha determinato un calo nella produzione degli impianti idroelettrici (-3,2 TWh) che si è fatto sentire anche nella generazione totale.

Cosa è cambiato da un anno all’altro? Oltre al numero delle istallazioni, si registra un lieve incremento della potenza installata totale, +208 MW, dovuto principalmente all’aumento degli impianti eolici (+309 MW), fotovoltaici (+141 MW) e idroelettrici (+ 127 MW), controbilanciato dal decremento della potenza relativa agli impianti termoelettrici (-368 MW). In media circa il 22% di quanto prodotto viene autoconsumato (+0.6 TWh rispetto al 2014), mentre la parte restante viene immessa in rete. Nel dettaglio, per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili la percentuale autoconsumata è del 9,7%, mentre per gli impianti alimentati da fonti non rinnovabili (in particolare gli impianti termoelettrici alimentati da fonti fossili) la percentuale di autoconsumo è del 71,2%.

Le rinnovabili alimentano il 97% della microgenerazione

Se si scende di scala, vale a dire se si esaminano le istallazioni con capacità di generazione inferiore a un megawatt, nel 2015 in Italia, la produzione lorda di energia elettrica risulta pari a 29.213 GWh (circa il 57% dell’intera produzione nazionale di energia elettrica da generazione distribuita) con un incremento, rispetto all’anno 2014, di circa 599 GWh. Gli impianti, ben 695.885 impianti per una potenza efficiente lorda pari a circa 17.425 MW, premiano soprattutto le rinnovabili, che in questo caso sono la fonte d’elezione nel 97% dei casi.

Autore: stefania Rinnovabili

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