AIEL a Italia Legno Energia: workshop, seminari e convegni

AIEL sarà a Italia Legno Energia con ricco programma di workshop, seminari e convegni dedicati alla filiera delle biomasse legnose. Da venerdì 24 a domenica 26 marzo, alla fiera di Arezzo.

AIEL – Associazione italiana energie agroforestali, sarà tra i protagonisti di Italia Legno Energia, manifestezione dedicata alla filiera legno-energia, promossa da Progetto Fuoco, che si svolgerà alla fiera di Arezzo dal 24 al 26 marzo 2017.

In qualità di partner tecnico, AIEL proporrà un ricco programma di workshop, seminari di aggiornamento e convegni dedicati ad ogni fase della filiera con focus sull’uso sostenibile di legna, cippato e pellet, sull’efficienza energetica e sugli incentivi per il rinnovamento tecnologico degli impianti.

Si comincia venerdì 24 marzo alle 10, nella sala convegni della fiera di Arezzo, dove sarà presentato il Conto termico 2.0 per la pubblica amministrazione, il processo di efficientamento degli edifici e l’uso sostenibile delle biomasse. Parteciperanno all’incontro ricercatori, amministratori, lavoratori e rappresentanti del settore delle biomasse. A seguire è prevista la visita ad un moderno impianto a biomasse a servizio di edifici pubblici.

Nel pomeriggio si passerà invece alla valutazione del Conto termico 2.0 e dei Certificati Bianchi per le imprese, presso la sala workshop dello stand di AIEL. Si approfondirà il tema dell’opportunità di investimento privato in particolare per agriturismi, alberghi e condomini sull’energia termica a biomasse.

Sabato 25 marzo si terrà dalle 10 il convegno “Politiche, modelli imprenditoriali e certificazioni per rendere più competitivo il settore forestale“. I relatori analizzeranno le maggiori sfide e i cambiamenti che interessano la politica forestale nazionale e tutta la sua filiera.

Nel frattempo, (ore 10) nella sala workshop AIEL si parlerà del quadro normativo che regola gli investimenti nel settore e delle nuove tecnologie pronte ad affermarsi sul mercato come la cogenerazione e la gassificazione con il cippato. Nel pomeriggio è previsto un workshop di aggiornamento tecnico per installatori, manutentori e costruttori di impianti termici a biomasse.

I tre giorni di confronti, seminari e aggiornamenti si concluderanno domenica 26 marzo (sala workshop AIEL ore 10.30) con un incontro dedicato ai consumatori nel corso del quale saranno ricordate le buone pratiche della combustione intelligente per un uso corretto e sostenibile di stufe e caldaie a legna e pellet e sarà fatto il punto sugli incentivi per il ricambio tecnologico, come il Conto Termico 2.0 e le detrazioni fiscali. Informazioni utili e consigli che si possono trovare anche sul www.energiadallegno.it il portale dedicato agli utilizzatori finali: famiglie, imprese e pubblica amministrazione.

Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

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In Veneto i rifiuti si trasformano nella buona economia

In Veneto i rifiuti si trasformano nella buona economia

(Rinnovabili.it) – La green economy veneta ha radici profonde e innumerevoli germogli “circolari”. Lo dimostrano gli undici campioni regionali della circular economy premiati oggi da Legambiente. I rappresentanti delle realtà venete che già hanno investito in questo nuovo modello economico, hanno raccontato la loro esperienza a bordo del Treno Verde, che fino a domani farà tappa a Vicenza.

“La nostra regione è riconosciuta come modello di eccellenza, sia a livello nazionale che europeo per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti (con oltre 200 comuni dichiarati “rifiuti free”) e l’economia circolare è ormai un motore trainante dell’economia del Veneto – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto -. Ne sono un esempio gli undici campioni premiati questa mattina a bordo del Treno Verde. Una “squadra” dell’economia circolare veneta che ha già una panchina molto lunga per usare una metafora calcistica. È evidente il cambio del modello di sviluppo portato avanti in questi anni”.

Tra le realtà premiate c’è chi gestisce il ciclo integrato dei rifiuti e chi si occupa dello sviluppo delle tecnologie ambientali di recupero energetico della frazione differenziata. C’è Mater-Biotech il primo impianto al mondo – frutto dalla riconversione industriale di un sito dismesso – in grado di produrre butandiolo direttamente da zuccheri attraverso un processo fermentativo. O l’azienda In.T.Ec che, grazie all’utilizzo del sistema Mapei Hpss, ha realizzato importanti bonifiche di terreni e di sedimenti contaminati con riutilizzo del materiale stabilizzato a differenza di tutti gli altri sistemi di solidificazione e stabilizzazione. Si tratta di un processo industriale integrato di trattamento che avviene nello stesso luogo dell’intervento di bonifica, con il risultato di trasformare il terreno e il sedimento contaminato in un materiale granulare durevole, di buone proprietà meccaniche e ottima compatibilità ambientale. Il materiale ottenuto, inoltre, è particolarmente adatto per il suo riutilizzo nei ripristini ambientali, nell’impiego per sottofondi e riempimenti e per la realizzazione di calcestruzzi.

Non solo attività industriali, ma anche design e moda possono trarre benefici dall’economia circolare. Come nel caso di Alisea: tutti i materiali utilizzati per la produzione dei loro oggetti sono trattati con processi di trasformazione innovativi, che garantiscono standard qualitativi praticamente identici alle materie vergini, utilizzando i più diversi materiali di riciclo, derivanti da raccolta post lavorazione, raccolta differenziata o dagli scarti di lavorazione industriale forniti dagli stessi clienti.

Favini, invece, è una società specializzata nella ideazione e realizzazione di stampi creativi e tecnici – usati dalla moda, al tempo libero, ai prodotti della scuola – ottenuti da materie prime principalmente naturali. Le carte Crush ad esempio sono prodotte riutilizzando sottoprodotti agroalimentari come caffè, nocciole, mandorle, agrumi o olive. Il tutto realizzato con energia verde al 100 per cento e salvando il 15% della cellulosa di albero. La nuova frontiera è Remake, una carta biodegradabile e compostabile al 100%.

Autore: Rinnovabili

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Esternalità negative del petrolio: bisogna contare anche terrorismo e mafie

Uno studio americano fa luce sulle operazioni illecite che riguardano l’oro nero: furti e contrabbando costituiscono un mercato parallelo che vale miliardi di dollari ogni anno in tutto il mondo, con pesantissime ripercussioni non solo sulla sicurezza e l’economia legale, ma anche sull’ambiente.

Tra le varie esternalità negative delle fonti fossili, c’è un elemento molto sottovalutato ma con impatti particolarmente devastanti, perché riguarda non solo l’ambiente ma anche il terrorismo internazionale e le relazioni tra Stati: stiamo parlando dei furti di petrolio.

Un’analisi approfondita di questo problema è stata pubblicata a gennaio dal think-tank americano Atlantic Council: Downstream Oil Theft. L’autore, Ian M. Ralby, ha aggiunto in questi giorni una serie di considerazioni allo studio, che esamina il modo in cui possono avvenire traffici illegali di oro nero in diversi Paesi del mondo e le possibili soluzioni (entrambi i documenti sono allegati in basso).

Tra gli extra costi “segreti” degli idrocarburi, così definiti perché sono difficili da calcolare e perché sono perlopiù scaricati sulla collettività, di solito si citano i costi socio-sanitari e ambientali legati al consumo di carburanti fossili, che potrebbero essere ammorbiditi con sistemi di carbon pricing volti a ridurre le emissioni inquinanti.

Poco si discute, invece, sui furti di petrolio, che però sono molto diffusi.

Ecco qualche esempio citato nello studio: in Messico, un cartello della droga può ricavare decine di migliaia di dollari in pochi minuti, rubando il greggio raffinato da un oleodotto, in Nigeria il 30% dei prodotti petroliferi è contrabbandato nei paesi confinanti, in Marocco e Tunisia centinaia di migliaia di automobili viaggiano con benzina proveniente dall’Algeria e acquistata sul mercato nero.

In Europa, le frodi nel settore degli idrocarburi hanno fatto perdere almeno 4 miliardi di € di ricavi alle industrie e agli Stati membri nel 2012, secondo le stime avanzate dall’Atlantic Council.

Questi furti “a valle” della filiera petrolifera (downstream, cioè la distribuzione), possono rientrare nelle esternalità negative o effetti collaterali dei combustibili fossili per molte ragioni.

Senza addentrarci in complesse considerazioni geopolitiche, è chiaro che le attività illecite come quelle descritte nello studio, che valgono decine di miliardi di dollari l’anno a livello mondiale, non fanno altro che gettare benzina sul fuoco, letteralmente, per il terrorismo, il traffico di droga e armi, la corruzione, il contrabbando, le insurrezioni di gruppi paramilitari.

Non solo: le fuoriuscite di greggio (oil spills) causate da furti e danneggiamenti alle infrastrutture, tipicamente gli oleodotti, possono devastare interi territori, com’è successo nella regione del Delta in Nigeria. Contaminazione di suolo e acqua, distruzione di ecosistemi, danni per l’agricoltura e la pesca: tutti esempi di esternalità ambientali, anche gravissime, che andrebbero incluse nel novero degli extra costi delle fonti fossili come conseguenza dei furti internazionali.

Tra i passi suggeriti dall’autore per limitare il fenomeno, troviamo ad esempio il “molecular fuel marking”, che in sintesi consiste nel marcare il carburante con procedimenti chimici per renderlo sempre tracciabile lungo la filiera e distinguerlo dal combustibile rubato.

Non è certo un sistema infallibile, come dimostra il caso ugandese, dove la marcatura, da un lato, ha ridotto notevolmente il contrabbando di oro nero, ma dall’altro ha visto aumentare la corruzione nell’ambito delle stesse autorità di controllo, con furti di benzina da immettere poi nel mercato parallelo.

Altri rimedi prevedono il monitoraggio satellitare dei camion-cisterna, l’installazione di dispositivi avanzati per il controllo e l’analisi dei dati, in grado di segnalare tempestivamente eventuali perdite di petrolio da oleodotti e impianti di stoccaggio, la loro entità e durata, il punto preciso in cui sono avvenute.

Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

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Energia dalle maree, la Francia prepara le gare commerciali

Energia dalle maree, la Francia prepara le gare commerciali

(Rinnovabili.it)  – Dalla sperimentazione alla fase commerciale: la Francia accelera sullo sviluppo delle rinnovabili marine annunciando i nuovi progetti di energia dalle maree al largo delle coste della Normandia e Bretagna. Parlando in video collegamento alla fiera Seanergy di Le Havre, il ministro dell’Ambiente Segolene Royal ha confermato zone e capacità in gara.

I funzionari ministeriali stanno lavorando su piani per definire i siti precisi in vista della gara per i diritti di sviluppo dei progetti. Il governo- fa sapere sempre la Royal – avvierà breve una procedura di dialogo competitivo per permettere agli sviluppatori di collaborare alla definizione delle condizioni di offerta. Una volta che saranno rese pubbliche dall’authority energetica francese – la CRE – le società interessate avranno un mese per chiedere di partecipare al dialogo competitivo.

Nella parte della Normandia, le cose sono già a buon punto. Nel 2014, le società DCNS e EDF EN sono state selezionate per sviluppare un parco pilota (il Normandie Energie PiloTe HYDrolien) con sette macchine da due megawatt di potenza ciascuna e 16 metri di diametro a Raz Blanchard, dopo il via libera concesso dall’Unione Europea. Il sito, affacciato sul canale della Manica, è considerata la zona con il maggior potenziale di energia dalle maree sfruttabile a livello commerciale, insieme alla baia di Fundy in Canada e le isole Orcadi scozzesi.

In realtà gli obiettivi “marini” della nazione sono stati definiti solo nella primavera dello scorso anno, quando il Ministero dell’Ambiente ha fissato ufficialmente i target 2023. Parigi, in sette anni, prevede di riuscire a istallare cento megawatt elettrici da ottenere con impianti di sfruttamento dell’energia di onde e maree, e di eolico galleggiante. Il documento del governo francese comprende anche gli obiettivi riveduti per l’eolico offshore “tradizionale” (differisce da quello galleggiante essenzialmente per la tipologia di fondamenta), fissando l’obiettivo di potenza installata a 3000 MW entro la stessa data.

Autore: Rinnovabili

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Artico ai minimi storici, arriva la conferma dell’NSIDC

Artico ai minimi storici, arriva la conferma dell’NSIDC

(Rinnovabili.it) – L’estensione dei ghiacci dell’Artico, che raggiunge il suo massimo in marzo, al termine dell’inverno, ha segnato il suo minimo storico. Un record infranto per il terzo anno di fila: i precedenti risalivano infatti al 2015 e al 2016. Mai, in 38 anni di osservazioni via satellite, il Polo Nord è stato così libero dai ghiacci nel momento della sua massima estensione stagionale.
I dati preliminari diffusi alcuni giorni fa sono stati confermati oggi dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC). L’Artico ha raggiunto il suo picco il 7 marzo scorso, quando la coltre ghiacciata copriva 14,42 milioni di kmq. Rispetto all’anno precedente mancano quasi 100mila kmq. Parallelamente, anche l’università tedesca di Brema ha diramato le sue stime: ricalcano quelle dell’NSIDC e parlano di un Polo Nord esteso per 14,49 milioni di kmq, appena al di sotto del minimo storico.

Artico ai minimi storici, arriva la conferma dell’NSIDC«Monitoro i modelli meteorologici dell’Artico da 35 anni e non ho mai visto nulla di simile a quanto abbiamo osservato negli ultimi due inverni», commenta il direttore del NSIDC Mark Serreze. Altro dato che queste osservazioni hanno confermato: il riscaldamento globale del Polo Nord avanza a un ritmo doppio rispetto al resto del mondo. Sempre secondo le rilevazioni dell’istituto americano del Colorado, le temperature medie dell’inverno artico quest’anno sono state 2,5°C sopra la media. Con notevoli anomalie causate da possenti ondate di calore che hanno rallentato il ricostituirsi della calotta. Tanto che, rileva il satellite CryoSat-2 dell’Agenzia spaziale europea, quest’inverno il ghiaccio dell’Artico è più sottile rispetto ai 4 anni precedenti. Non un buon modo per incominciare la stagione del disgelo.
Anche dalla parte opposta del globo arrivano record negativi. L’Antartide ha toccato il suo minimo storico il 3 marzo, quando il ghiaccio sull’oceano era di appena 2,1 milioni di kmq. Va comunque segnalato che il Polo Sud ha una variabilità molto elevata nei suoi cicli. Ma il trend attuale ha destato molte preoccupazioni tra gli scienziati del clima. Il timore è che il doppio pessimo risultato influisca in modo imprevedibile sul clima globale nel 2017.

Autore: Rinnovabili

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