Workshop Tecnico – Come mantenere l’incentivo per gli impianti fotovoltaici in conto energia


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Il 1 luglio a Roma (ore 14-18,30) QualEnergia.it organizza un workshop per analizzare i cambiamenti che il DTR del GSE comporterà alla disciplina prevista per chi intende fare modifiche sugli impianti fotovoltaici incentivati con tutti i ‘conto energia’ al fine di mantenere l’incentivazione. Sono aperte le iscrizioni.

COME MANTENERE L’INCENTIVO PER GLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN CONTO ENERGIA

Roma, mercoledì 1 luglio 2015

Hotel Diana (via Principe Amedeo, 4) – Orario: 14-18,30

Il 1° maggio 2015 il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha pubblicato le “Regole per il mantenimento degli incentivi in conto energia – Documento tecnico di riferimento (DTR)”.

Come cambia con questo documento la disciplina prevista per chi intende fare delle modifiche di varia natura sugli impianti fotovoltaici incentivati in questi anni con tutti i ‘conto energia’ al fine di mantenere l’incentivazione?

ARGOMENTI

Il  documento, al netto dei suoi possibili profili di illegittimità, stabilisce limiti e procedure per le modifiche da fare sugli impianti incentivati in Conto Energia, sancendo l’inosservanza di tali regole anche con la decadenza dal diritto a percepire gli incentivi e la risoluzione della convenzione.

Il Workshop Tecnico di QualEnergia.it analizzerà dal punto di vista legale e tecnico tutti i possibili compiti e strategie che dovranno essere seguiti dai beneficiari degli impianti FV in relazione alle modifiche di carattere tecnico-progettuale, giuridico, commerciale e amministrativo. Si analizzeranno inoltre le regole definite per le comunicazioni al GSE.

A CHI È RIVOLTO: beneficiari degli impianti FV, aziende O&M e revamping del settore FV, investitori, enti di finanziamento, enti pubblici (uffici tecnici comunali).

RELATORI:

Aspetti tecnico-economici

Ing. Emiliano Guerrieri Senior Technical Specialist/Photovoltaic Market di Protos SpA

Gli aspetti tecnico/economici connessi agli interventi di manutenzione/revamping/ottimizzazione degli impianti FV. Come questi verranno influenzati dalle limitazioni introdotte dal DTR sull’energia incentivabile e dalle possibili rimodulazioni della tariffa riconosciuta all’impianto. Alcuni casi studio.

Aspetti legali/normativi

Avv. Emilio Sani – Studio legale di Macchi di Cellere Gangemi

Avv. Andrea Sticchi DamianiStudio legale Sticchi Damiani

I principi generali sulle modifiche non ammesse. Individuazione di casi concreti  di modifiche non ammesse. Il difficile confine fra interventi ammessi e interventi non ammessi, perché finalizzati a incrementare la producibilità dell’impianto. La disciplina speciale degli stoccaggi.

Quando è possibile/obbligatoria la comunicazione preventiva (eventi eccezionali, forza maggiore, interesse pubblico, eventi non regolati, cambio punto di connessione) e quando no? La trasformazione in impianti in cessione parziale (SEU) degli impianti attualmente in cessione totale.

L’ampliamento degli obblighi informativi e le possibili conseguenze di eventuali omesse comunicazioni al GSE.

Le contraddizioni fra la bozza  di Decreto FER e le regole GSE per il mantenimento degli incentivi in Conto Energia.

Invitato il GSE per ‘question time’ con i partecipanti

QUOTA DI ISCRIZIONE: 120 euro + Iva (22%) = 146,4 euro (la quota include welcome coffee)

Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

MODULO DI ISCRIZIONE AL WORKSHOP

I posti per i partecipanti sono limitati a 50

CHIUSURA DELLE ISCRIZIONI: venerdì 26 giugno 2015 – dopo tale data l’iscrizione sarà possibile solo previo contatto telefonico con la Segreteria organizzativa 06 485539

Per informazioni: workshop@qualenergia.it (Segreteria organizzativa: Qualenergia srl – 06 4882137)

Cambiamento climatico: l’Australia è una scheggia impazzita

Autore: Rinnovabili

Cambiamento climatico l’Australia è una scheggia impazzita -

(Rinnovabili.it) – L’Australia ha perso credibilità e non è più uno fra i leader globali nella lotta al cambiamento climatico: ora è piuttosto un free rider, una scheggia impazzita. Non ha usato mezzi termini il panel guidato dall’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, per definire la corsa verso il baratro che il governo di Tony Abbott non accenna a rallentare, spinto dalle lobby del carbone.

La relazione Africa Progress 2015 del gruppo di esperti, contesta le scuse dell’industria dei combustibili fossili, secondo cui il tramonto del carbone ostacolerà la crescita economica nei Paesi in via di sviluppo. Le nazioni che emettono una gran quantità di CO2, come l’Australia, si sarebbero allontanate dai tavoli di discussione globali a favore di un’azione unilaterale. Una critica che piomba, pesante come un maglio, proprio nel bel mezzo del secondo ciclo di negoziati preparatori alla COP 21 che si stanno tenendo a Bonn, in Germania.

Cambiamento climatico l’Australia è una scheggia impazzita_

Kofi Annan

I delegati di 195 Paesi stanno sono stati invitati a fare rapporto circa i loro progressi nella riduzione delle emissioni: l’Australia è quello cui sono state rivolte il maggior numero di domande sui suoi progressi.

«Nonostante i rischi ormai noti, troppi Paesi non riescono a intraprendere un’azione decisiva. Diversi fra loro, tra cui Australia e Canada, sembrano essersi ritirati completamente dal costruttivo impegno internazionale sul clima», punge il rapporto, particolarmente caustico sulla direzione che hanno preso le politiche di Canberra sul cambiamento climatico.

Cambiamento climatico l’Australia è una scheggia impazzita 1

Tony Abbott

«Con uno dei più alti livelli al mondo di emissioni pro capite, l’Australia è passata dalla leadership allo status di free rider della diplomazia climatica. L’abrogazione del piano sul futuro dell’energia pulita ha effettivamente abolito il carbon pricing. Le politiche attuali si tradurranno in una crescita delle emissioni di circa il 12-18% rispetto ai livelli del 2000».

Secondo il panel di Kofi Annan, Australia, Canada, Giappone e la Federazione russa dovrebbero fissare un percorso chiaro per il target delle emissioni zero entro il 2050, con drastiche riduzioni entro il 2030. «Questi Paesi potrebbero prendere spunto dai piani di gran lunga più ambiziosi stabiliti da Etiopia, Kenya e Ruanda».

L’uso energetico dell’olio vegetale esausto


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Un kg di olio vegetale esausto, dopo purificazione meccanica, può produrre circa 3,6 kWh di energia elettrica e 3,5 kWh di energia termica. In Italia si stima una produzione pari a oltre 250mila tonnellate. I benefici ambientali. L’esperienza del progetto Life “Recoil” che ha permesso di raccogliere oltre 2mila litri di olio vegetale usato.

I rifiuti possono essere un’importante risorsa. Un esempio? L’olio vegetale usato in cucina per friggere cibi succulenti come patatine fritte, pesce, dolci o quello contenuto nelle scatolette del tonno. Comunemente considerato un rifiuto non pericoloso (codice CER 200125), l’olio esausto se disperso nell’ambiente (versandolo ad esempio nello scarico del lavandino, come si fa di solito) può essere molto inquinante. Se recuperato correttamente può essere, invece, fonte di vantaggi economici e ambientali, oltre che essere funzionale a ridurre l’impatto ambientale, a stimolare stili di vita sempre più sostenibili e a promuovere sistemi innovativi per produrre energia termica ed elettrica.

Di questo si è parlato oggi all’evento organizzato a Cascina Triulza nell’ambito di Festambiente Expo, a Milano, dal titolo: “Perché riciclare l’olio vegetale esausto: nuova energia per il futuro”, dove è stata presentata l’esperienza realizzata dal Progetto Life “Recoil per il recupero dell’olio vegetale in cucina, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Life+, che vede come capo fila AzzeroCO2 e come partner di progetto Kyoto Club, Legambiente, Cid Software e Conoe.

La sintesi del lavoro effettuato è un volumetto (30 pp. – vedi allegato in basso), realizzato con il contributo LIFE+ della Commissione Europea, in cui sono illustrati i principali problemi ambientali collegati alla gestione dell’olio vegetale esausto, come deve essere effettuata la raccolta e quali sono i trattamenti che questo rifiuto subisce per essere riutilizzatoo trasftomato in nuova materia prima. poi viene analizzata la possibilità di utilizzare l’olio a fini energetici ed i vantaggi ambientali che ne possono derivare.

Avviato nell’autunno del 2011, il progetto in questi anni ha permesso di realizzare una filiera ottimizzata per il recupero dell’olio vegetale usato in cucina, pianificando un sistema per la raccolta porta a porta nei due comuni pilota scelti, Castell’Azzara (GR) e Ariano Irpino (AV), seguendo costantemente l’andamento della raccolta domiciliare e valutandone i risultati in tempo reale. Inoltre è stato stimato il potenziale dell’olio esausto raccolto come combustibile per la produzione di energia elettrica e termica, dopo un trattamento esclusivamente meccanico.

Fino ad oggi, nei 12 appuntamenti con cadenza mensile previsti dal progetto Life Recoil, sono stati raccolti 2.122 litri di olio vegetale usato, evitando di immettere in atmosfera circa 125 kg di CO2 equivalente.

Secondo i dati prodotti durante la sperimentazione del progetto, un kg di olio vegetale esausto, dopo purificazione meccanica (filtrazione, centrifugazione, separazione), può produrre circa 3,6 kWh di energia elettrica e 3,5 kWh di energia termica (nelle stesse condizioni, per avere gli stessi risultati sarebbero stati necessari circa 0,8 kg di diesel). Inoltre le emissioni prodotte (particolato, CO, CO2, NOx) sono inferiori a quelle causate dall’utilizzo di combustibili tradizionali. Il minore impatto ambientale è ancora più evidente perché, oltre a produrre energia, si evita la dispersione di un rifiuto.

In Italia, dove si stima una produzione di oli vegetali esausti pari a oltre 250mila tonnellate, di cui più della metà prodotte da consumo domestico, la raccolta dell’olio vegetale esausto potrà essere diffusa solo con la modifica della legge attuale (Codice Ambientale Dlg. 205/2010) e grazie ad attività di sensibilizzazione come quella sperimentata con il Progetto Recoil.

Nei due i due comuni pilota, Castell’Azzara e Ariano Irpino, è stata testata e monitorata la raccolta domiciliare porta a porta dell’olio vegetale esausto attraverso lo sviluppo di un software realizzato da CID Software Studio. Il risultato della sperimentazione della raccolta domiciliare porta a porta è stato incoraggiante. Un importante risultato è stato che i due comuni hanno continuato ad effettuare la raccolta anche senza il sostegno del progetto Recoil, a supporto di una buona pratica che ha fatto maturare una consapevolezza della necessità di una azione collettiva di difesa del territorio.

A ciò si deve affiancare anche una costante attività di informazione da parte delle amministrazioni per evitare la dispersione dell’ambiente dell’olio esausto. A questo riguardo il progetto Life Recoil nel 2015 ha organizzato un corso di formazione rivolto alle pubbliche amministrazioni, attraverso la piattaforma di e-learning. Responsabile dell’iniziativa è Kyoto Club, impegnato nella formazione sui temi legati alla sostenibilità e ai cambiamenti climatici.

“Il corso di formazione online – ha dichiarato Serena Drigo di AzzeroCO2, responsabile del progetto – ha permesso di condividere con i tecnici e gli amministratori comunali i vantaggi, le criticità e le relative soluzioni per la raccolta dell’olio vegetale esausto di provenienza domestica. La partecipazione è stata ampia e interessata, si sono contati più di 140 presenze via web da tutta Italia. Molti utenti hanno richiesto ulteriori documenti tecnici e hanno manifestato la volontà di ripetere il modello implementato. Il progetto Recoil è nato con l’obiettivo di proporre una concreta soluzione innovativa per affrontare il problema della dispersione degli oli vegetali esausti nell’ambiente, e il corso ci ha permesso di capitalizzare l’esperienza acquisita e diffondere questa buona pratica”.

All’incontro di oggi, moderato dalla giornalista Veronica Caciagli, hanno preso parte: Serena Drigo di AzzeroCO2, Roberto Calabresi Kyoto Club, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Gerardo Carrieri Cid Softwar e Tommaso Campanile Conoe.

RECOIL – l’uso energetico dell’olio esausto (pdf)

Fotovoltaico, eolico e clima negli investimenti milionari di IKEA

Autore: Rinnovabili

Fotovoltaico, eolico e clima negli investimenti milionari di IKEA

(Rinnovabili.it) – Cifre da capogiro quelle che IKEA è pronta a investire nel settore delle rinnovabili e della lotta al climate change. Il gigante dei mobili fai-da-te ha annunciato in questi giorni il nuovo budget riservato alla sua strategia di sostenibilità aziendale: la società spenderà nei prossimi 5 anni 500 milioni di euro per l’energia eolica, 100 milioni per il fotovoltaico e altri 400 milioni di euro per progetti incentrati sulla riduzione dell’impatto del cambiamento climatico. Ad annunciarlo, l’amministratore delegato Peter Agnefjall che ha spiegato come i nuovi progetti finanziari, seppur così importanti, non avranno alcun effetto sui prezzi al dettaglio del gruppo svedese. In realtà non è la prima volta che la multinazionale scommette sulle green energy: dal 2009 sono stati investiti 1,5 miliardi di euro nell’energia del sole e del vento, comprate oltre 300 turbine eoliche, istallati sopra i tetti degli store e degli edifici amministrativi 700.000 moduli fotovoltaici e messo a punto un piano a lungo termine per riuscire a produrre da fonti rinnovabili tutta l’energia di cui il gruppo ha bisogno entro il 2020.

Il programma di investimenti, ha raccontato Agnefjall all’agenzia di stampa Reuters, è stato motivato dal sincero desiderio di affrontare il cambiamento climatico. Ecco perché accanto alle “spese energetiche”, IKEA Fundation, il braccio caritatevole del gruppo, investirà 400 milioni di euro nel 2020 nel sostegno di famiglie e comunità nelle nazioni più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, quali inondazioni, siccità e desertificazione. L’Alleanza dei piccoli Stati insulari, che racchiude quelle che già oggi sono le prime vittime dell’innalzamento del livello dei mari, ha accolto con favore questo annuncio. “Mi rincuora vedere della leadership aziendale in questo settore”, ha dichiarato Amjad Abdulla, capo negoziatore delle Maldive per l’alleanza di Bonn. Che le intenzioni siano realmente queste o siano legate al mero profitto, resta il fatto che la IKEA sta investendo in maniera piuttosto aggressiva sulle fonti rinnovabili dimostrando che dall’autosufficienza energetica è possibile ottenere solo un guadagno e non una perdita.

Batterie per il residenziale: entra in campo anche Mercedes


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Dopo Tesla un’altra azienda dell’automotive annuncia il suo ingresso nel mercato dell’energy storage domestico. Daimler venderà batterie al litio modulari da 2,5 e da 5,9 kWh di capacità. Gli ordini dal mese prossimo e le consegne da ottobre. La competizione con Tesla potrebbe accelerare la discesa dei prezzi.

Dopo quelle di Tesla arrivano anche le batterie stazionarie marchiate Mercedes-Benz. Daimler ha infatti annunciato il suo ingresso nel mercato dell’energy storage domestico, attraverso la sua controllata al 100% ACCUmotive.

Il primo sistema di accumulo grid-scale prodotto dall’azienda – da 500 kWh (foto sotto) – è già operativo, ed è gestito dai partner The Mobility House e GETEC Energie. Ora Daimler punta ai privati e al residenziale.

In collaborazione con EnBW venderà, sia in Germania che all’estero, batterie al litio da 2,5 kWh e da 5,9 kWh, che saranno prodotte kWh nei suoi stabilimenti di Kamenz in Sassonia.

Come per altri prodotti del genere, si tratta di sistemi modulari: ad esempio si potrà avere un accumulo da 20 kWh con otto dispositivi da 2,5 kWh. Gli ordini saranno aperti dal mese prossimo, mentre le consegne dovrebbero iniziare da ottobre. Nella foto sotto un particolare della costruzione, molto attenta alla sicurezza e dunque ai dispositivi di raffreddamento.

L’autunno scorso Daimler ha venduto la sua partecipazione, del 4%, in Tesla. Le due aziende dell’automotive ora si troveranno a competere sul fronte della batterie da abbinare al fotovoltaico. Una competizione che non potrà che accelerare la discesa dei prezzi dei sistemi di storage.