FREE: “Se Governo frena su rinnovabili è in contraddizione con G7”


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

“Il Governo italiano non può frenare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, sarebbe contraddittorio con quanto deciso in sede di G7”, spiega il presidente del Coordinamento FREE, Gianni Silvestrini. Appuntamento per mercoledì 17 giugno a Roma in un convegno nel quale verranno presentate le proposte del settore.

“L’impegno dell’Italia sui cambiamenti climatici si intreccia con la politica energetica che il nostro paese vuole portare avanti, la posizione del G7 sul clima è chiara e indica un percorso di decarbonizzazione del sistema energetico nel corso di questo secolo. Per questo, il Governo italiano non può frenare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, sarebbe contraddittorio con quanto deciso in sede di G7”. 

E’ quanto dichiara il presidente del Coordinamento Free, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, Gianni Silvestrini, che aggiunge: “Il 16 giugno il Coordinamento Free avrà incontri importanti con il Governo sul Decreto delle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche che definirà il futuro di questo comparto e il giorno dopo, mercoledì 17 alle 10, in un convegno a Roma, dal titolo “Rinnovabili ed efficienza al centro della battaglia sul clima“, presenteremo le nostre proposte per evitare che interi comparti delle energie pulite vengano messi in ginocchio. Va trovata una soluzione, anche per dare senso e valore agli Stati generali sui cambiamenti climatici che l’Esecutivo ha organizzato per il 22 giugno, ai quali Free sarà presente”.

Le 10 ragioni di 100 scienziati contro le sabbie bituminose

Autore: Rinnovabili

Le 10 ragioni di 100 scienziati contro le sabbie bituminose-

(Rinnovabili.it) – Basta con il petrolio da sabbie bituminose, è incompatibile con la lotta al cambiamento climatico. In sintesi è questo il contenuto della lettera in 10 punti pubblicata ieri su internet da 100 scienziati nordamericani. I ricercatori hanno sottolineato come questa fonte energetica ad altissime emissioni di carbonio debba finire in fondo alla scala delle priorità, poiché molto più inquinante rispetto al petrolio convenzionale.

Ecco le criticità che hanno evidenziato:

  1. Incompatibilità con la protezione del clima
  2. Rallentamento della transizione verso le energie pulite
  3. Controlli inadeguati e normative
  4. Contaminazione del paesaggio
  5. Bonifiche insufficienti
  6. Violazioni dei trattati con le popolazioni native
  7. Ricadute internazionali sugli sforzi per il clima
  8. Esistenza di alternative economicamente più vantaggiose
  9. Non considerazione dell’impatto cumulativo
  10. Disinteresse per le richieste della maggioranza dei cittadini canadesi che chiedono soluzioni al problema del cambiamento climatico.

La lettera arriva a due giorni dalle dichiarazioni del G7 di Elmau, al termine del quale i leader mondiali hanno ammesso la necessità di una riduzione progressiva dell’utilizzo di combustibili fossili, fino all’azzeramento entro il 2100.

Ad essere direttamente interessato dalla missiva è il governo canadese, che in questi ultimi anni ha puntato pesantemente sulle sabbie bituminose per diventare un esportatore di petrolio. Un paio di navi hanno attraccato perfino nei porti dell’Unione Europea, che con un accordo bilaterale di libero scambio al vaglio dell’Europarlamento (CETA) sta cercando di aprire un canale diretto con Ottawa, a costo di cestinare la direttiva sulla qualità dei carburanti.

Le 10 ragioni di 100 scienziati contro le sabbie bituminose_

In questo quadro, il governo di Steven Harper sta cercando accordi con gli Stati Uniti, per dare il via a un’opera infrastrutturale immane: l’oleodotto Keystone XL, contestatissimo dalle comunità locali e dagli ambientalisti e patata bollente per Obama e il Congresso. Dovrebbe trasportare, una volta ultimato, 830 mila barili di petrolio bituminoso al giorno dall’Alberta alla costa texana del Golfo del Messico, attraversando 8 Stati.

«Se il Canada vuole partecipare in modo costruttivo allo sforzo globale per fermare il cambiamento climatico, dobbiamo prima fermare l’espansione delle sabbie bituminose», ha detto Thomas Homer-Dixon, professore di innovazione della governance all’Università di Waterloo. Tra gli esperti firmatari della lettera ci sono anche un premio Nobel, 5 titolari della più alta onorificenza del Canada e 34 ricercatori con speciali menzioni da parte di università statunitensi e canadesi.

Efficienza energetica, il rapporto Enea e quelle barriere non-economiche


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Le politiche per l’efficienza energetica hanno prodotto buoni risultati, come un risparmio di oltre 2 miliardi di euro all’anno in import di fonti fossili e un taglio di 18 milioni di tonnellate di CO2. Ma più che l’intensità energetica si sono ridotti consumi, complice la crisi. Per sfruttare tutto il potenziale dell’efficienza ci sono diversi ostacoli da rimuovere.

Oltre 2 miliardi di euro di risparmio sulle importazioni di gas e petrolio, un taglio dei consumi di 7,55 Mtep all’anno e 18 milioni di tonnellate di CO2 in meno: le politiche nazionali sull’efficienza energetica di risultati ne hanno dati, ma resta molto da fare, tanto che l’intensità energetica, cioè il rapporto tra consumi e Pil, non sta calando.

Per cogliere a pieno il potenziale del risparmio energetico, visto da tutti come fondamentale, le barriere da superare sono soprattutto quelle non-economiche: in particolare la normativa va omogeneizzata e semplificata e l’accesso al credito va reso più agevole con strumenti che permettano che i finanziamenti vengano dati in base alla validità dei progetti e non al merito creditizio dei proponenti.

È questo quanto emerso oggi alla presentazione del “Rapporto sull’Efficienza Energetica” dell’Enea, che contiene dati aggiornati al 2013 (vedi executive summary allegato in basso, qui il video della presentazione).

Alcuni strumenti, emerge, sono stati particolarmente efficaci: ad esempio grazie al solo meccanismo delle detrazioni fiscali, i cosiddetti ‘ecobonus’, oltre 2 milioni di famiglie hanno investito 22 miliardi di euro per riqualificare energeticamente le proprie abitazioni dal 2007 al 2013, con un indotto di 40mila occupati in media l’anno.

Rispetto al PAEE 2014 (piano d’azione per l’efficienza energetica), il rapporto evidenzia che è già stato raggiunto oltre il 20% dell’obiettivo di efficienza previsto per il 2020. Tra gli incentivi più efficaci il meccanismo dei Certificati Bianchi, che ha dato 3,4 Mtep di risparmi sui 7,55 totali. Dall’introduzione di standard minimi di prestazione energetica sono venuti 2,4 Mtep, dagli incentivi nei trasporti 0,9 Mtep e dai citati ecobonus altri 0,9 Mtep.

Tra i settori che hanno maggiormente contribuito a questo risultato – spiega una nota Enea – il residenziale e l’industria, mentre forti risparmi “potrebbero derivare dall’agrifood, con la lotta agli sprechi alimentari, al cibo a km zero e tecnologie ad alta efficienza nella grande distribuzione (sistemi refrigeranti e illuminazione) e nella logistica”. Sfogliando il rapporto però è evidente che la crisi economica è stata determinante nel taglio dei consumi dei vari comparti industriali (vedi grafico sotto).

Mentre i consumi domestici sono aumentati (vedi sotto).

A livello generale, come si vede dal grafico sotto, se i consumi sono calati, l’intensità energetica non ha fatto altrettanto.

Dal rapporto insomma emerge chiaramente che c’è molta strada da fare e tra gli intervenuti alla presentazione tutti sembrano d’accordo sul fatto che le barriere da rimuovere non siano (solo) economiche: ad esempio i risultati di un’indagine ENEA/Confindustria tra le aziende mostra come il 90% del campione chieda meno burocrazia, semplificazione normativa e un quadro finanziario più stabile.

A tal proposito Sara Romano, direttrice generale per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica del MiSE, intervenuta alla presentazione del rapporto, ha annunciato l’arrivo imminente di un provvedimento per omogeneizzare le norme sugli attestati di prestazione energetica degli edifici.

Per far decollare il settore dell’efficienza, poi, un ruolo chiave spetta alle banche: secondo un’indagine dell’ABI contenuta nel rapporto, l’86% degli istituti di credito ha messo a punto prodotti dedicati all’efficienza. “Per sbloccare realmente i finanziamenti – ha spiegato il presidente del consorzio ABI Lab Pierfrancesco Gaggi – occorrono linee guida per la replicabilità dei progetti, nonché audit e rating per valutarne la qualità.”

Da questo punto di vista un supporto dovrebbe venire dall’Enea: per l’ente, ha spiegato il presidente Federico Testa, “la sfida è quella di diventare un soggetto terzo per la ‘bollinatura’ dei progetti: Enea si candida a svolgere un ruolo di riferimento e garanzia per l’intero settore.’’

Sul problema dell’accesso al credito aspettative ci sono rispetto al Fondo nazionale per l’efficienza energetica (vedi anche su QualEnergia.it, Le strategie del governo per sbloccare gli investimenti in efficienza energetica). In Italia, a differenza che in altri contesti, ha spiegato il responsabile dell’Unità tecnica per l’efficienza energetica Enea, Roberto Moneta (confermando quanto emerge dal nuovo report del Politecnico di Milano di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi), i finanziamenti vengono erogati valutando più il merito creditizio del richiedente, anziché la validità tecnico-economica degli interventi. Il Fondo nazionale, ha rassicurato a proposito Romano, “servirà proprio a separare il rischio del progetto dal merito creditizio.”

L’executive summary del rapporto (pdf)

Efficienza energetica: l’ENEA presenta il rapporto 2015

Autore: Rinnovabili

Efficienza energetica l'ENEA presenta il rapporto 2015 _

(Rinnovabili.it) – Siamo stati bravi, ma per raggiungere il target 2020 resta ancora molto da fare. Il quarto rapporto nazionale sull’efficienza energetica, redatto dall’Enea e presentato stamattina al Ministero dello Sviluppo Economico, racconta un’Italia fatta di buone pratiche, ma anche di sprechi e situazioni di stallo che necessitano un rinnovato sforzo normativo ed economico. Il lavoro dell’Agenzia è stato quello di monitorare e valutare l’impatto delle politiche adottate a livello nazionale per l’intero settore. In particolare, le ricadute del D. Lgs. 102/2014 e i Piani d’Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE) 2011 e 2014.

Efficienza energetica: promossi e bocciati 

I dati dell’analisi, relativi all’anno 2013, dicono che il nostro Paese ha risparmiato 7.55 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti l’anno, pari a più di 2 miliardi di euro di importazioni di gas e petrolio. Questo ha permesso di evitare la produzione di 18 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre, grazie al solo meccanismo delle detrazioni fiscali, i cosiddetti ‘ecobonus, oltre 2 milioni di famiglie hanno investito 22 miliardi di euro per riqualificare energeticamente le proprie abitazioni, nel periodo di riferimento che va dal 2007 al 2013. Tutto ciò ha generato un indotto di 40 mila occupati in media l’anno.

Rispetto a quanto fissato dal PAEE 2014, è stato raggiunto oltre il 20% dell’obiettivo di efficienza previsto per il 2020, che diventa il 70% rispetto al target 2016. A tirare la volata sono i settori residenziale e industriale, mentre rimangono al palo trasporti e agroalimentare. Comparti nei quali, spiega il Commissario dell’Enea Federico Testa, si può fare di più: «Abbiamo tutte le competenze scientifiche per sviluppare una filiera realmente ‘smart’ – ha dichiarato – ma ad un patto. Non dev’essere soltanto il pubblico a investire, serve l’apporto del privato. Bisogna creare un terreno fertile per facilitare l’erogazione di finanziamenti da parte del sistema bancario». Il quale, come è noto, è piuttosto parco nel concederli, e chiede garanzie che oggi si possono permettere in pochi.

Efficienza energetica l'ENEA presenta il rapporto 2015 -

Superare la diffidenza del settore bancario

Secondo un’indagine dell’ABI, contenuta nel rapporto, l’86% degli istituti di credito ha messo a punto prodotti dedicati all’efficienza, ma per sbloccare realmente i finanziamenti occorrono linee guida per la replicabilità dei progetti, così come audit e rating per valutarne la qualità. Per sbloccare la situazione, sono state messe in moto due strategie: è nato un fondo pubblico di garanzia pubblico (con il D. Lgs. 102/2014), che dovrebbe contribuire a tranquillizzare gli istituti di credito, e l’Enea ha deciso di assumere un ruolo attivo nel processo: non più soltanto coordinatore, ma garante – attraverso un meccanismo di certificazione – della qualità dei progetti in attesa di finanziamento. La paletta verde dell’Agenzia potrebbe rappresentare un ulteriore zuccherino per il settore bancario.

Efficienza energetica l'ENEA presenta il rapporto 2015

Un nuovo quadro normativo per l’efficienza energetica

Anche il Ministero dello Sviluppo economico si muoverà per accelerare l’adozione di piani di efficienza energetica: le prossime mosse prevedono, secondo la direttrice generale del mercato elettrico al MiSe, Sara Romano, «la pubblicazione, entro il 28 giugno, delle nuove linee guida per la certificazione energetica degli edifici. Con questa mossa abbiamo inteso evitare una balcanizzazione delle regole, istituendo degli standard validi per tutto il territorio nazionale». Per quanto riguarda l’analisi dei progressi e gli scenari futuri dell’efficienza, la dg ha lodato la prossimità all’obiettivo 2016, ma anche sottolineato che «l’indice di intensità energetica è rimasto statico, dunque dobbiamo lavorarci». Oltre alle performance altamente perfettibili nel settore trasporti e terziario, ha aggiunto che «l’edilizia ha ancora un potenziale inespresso enorme: potremo risparmiare 5 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti».

Una stoccata, Sara Romano, l’ha riservata anche a chi si nasconde dietro alla eccessiva burocratizzazione per evitare spese nel campo dell’efficienza: è il caso di molte imprese, il cui parere è emerso dai risultati di un’indagine ENEA/Confindustria contenuta nel rapporto. Essa evidenzia come oltre il 33% delle imprese intervistate intenda investire in efficienza energetica nei prossimi tre anni, anche se più del 90% del campione chiede meno burocrazia, semplificazione normativa e un quadro finanziario più stabile. «La regolazione va implementata – ha commentato la dg del mercato elettrico – fino ad oggi siamo andati avanti in maniera ‘artigianale’. Ma attenzione a calcare la mano sulla semplificazione eccessiva. Dobbiamo produrre regole serie, non soltanto eliminarne».

In Emilia Romagna si scommette sul risparmio energetico

Autore: Rinnovabili

In Emilia Romagna si scommette sul risparmio energetico

(Rinnovabili.it) – Avanti tutta con efficienza e risparmio energetico in Emilia Romagna. La giunta regionale ha dato in questi giorni l’ok al testo del nuovo protocollo d’intesa tra amministrazione territoriale e Confeservizi. L’accordo, una volta formalizzato, permetterà ai firmatari di lavorare in coordinazione su un obiettivo importante: promuovere interventi di risparmio energetico ed uso efficiente dell’energia in attuazione del Piano energetico regionale. Le misure sostenute riguarderanno anche la produzione e l’impiego delle fonti rinnovabili, la generazione distribuita, lo sviluppo delle reti intelligenti e di servizi energetici.

«Gli obiettivi condivisi in materia di energia – sottolinea l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi – riguardano la qualificazione energetica dei sistemi urbani e territoriali e delle reti, la mobilità sostenibile e le misure per lo sviluppo dei relativi servizi e  infrastrutture, la ricerca applicata e l’innovazione tecnologica, il recupero di materia ed energia dal ciclo dei rifiuti, il risparmio della risorsa idrica, lo sviluppo di servizi innovativi rivolti all’efficienza energetica per gli utenti finali, lo sviluppo delle filiere della Green Economy. Obiettivo finale: sostenibilità e aumento dell’occupazione».

In questo contesto la Regione promuoverà la stipula di accordi con il sistema bancario e finanziario per favorire l’accesso al credito per investimenti in campo energetico e per l’offerta di soluzioni in modalità ESCO (società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, assumendosi i rischi e i costi dell’iniziativa e condividono i risparmi con il cliente) e PPP (modello nel quale il settore pubblico e il settore privato collaborano per la realizzazione di progetti concernenti infrastrutture pubbliche) rivolti agli utenti finali. Dal canto proprio Confservizi collaborerà con gli Enti locali per la riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica e degli edifici dell’amministrazione (scuole e uffici), la riqualificazione delle infrastrutture energetiche a partire dalla pubblica illuminazione e la diffusione di impianti di teleriscaldamento e teleraffrescamento nelle aree urbane e nelle aree dedicate alle attività produttive. «La Giunta per raggiungere gli obiettivi della strategia europea 2020 ha deciso – ha aggiunto Costi – di condividere obiettivi e strumenti con chi rappresenta le aziende che operano nel settore. Questo, assicurando piena partecipazione a cittadini ed imprese nella costruzione di una economia in grado di ridurre le emissioni di gas climalteranti e di risparmiare energia e orientata all’utilizzo delle fonti rinnovabili».