Oltre mille denunce per Napolitano: reati contro il popolo! (la denuncia dell’avv. Mori)

Qui di seguito l’articolo pubblicato su Libero di oggi, 20 ottobre 2017:

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13266454/giorgio-napolitano-class-action-oltre-mille-denunce.html

La tenacia dell’avv. Marco Mori ha portato i quotidiani nazionali, che su questo argomento hanno sempre fatto silenzio, a dare la notizia della denuncia/querela contro chi ha tradito il Paese cedendo la sovranità nazionale alla sovrastruttura europea. 

Nei prossimi giorni, sempre su questo blog, l’ordinanza del Tribunale di Cassino che chiarisce lo stringente perimetro delle limitazioni di sovranità, atteso che le cessioni sono in ogni caso illegittime. Anche in tal caso l’avvocato nella causa era il collega Mori.

lacostituzioneblog.com 

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Avvocati e concorrenza, se ne parla in un convegno all’Aurum

Il Fronte Sovranista Italiano invita gli avvocati, i professionisti e i cittadini interessati, al settimo seminario sui propri documenti programmatici, elaborati come fedele attuazione del programma costituzionale.

Presso l’Aurum (Sala Michelucci, ingresso posteriore lato mare) verrà presentato il documento approvato nel corso della II assemblea nazionale del FSI tenutasi a Roma lo scorso 24 settembre e che, seppur dedicato all’avvocatura, coinvolge tutto il mondo professionale, interessato dal processo di liberalizzazione avviato con il “Decreto Bersani”.

A illustrarlo sarà Lorenzo D’Onofrio, avvocato e segretario del partito, autore del documento. “Per l’Unione europea le professioni intellettuali sono imprese e gli ordini professionali associazioni di imprese, da assoggettare alle norme dei Trattati sulla concorrenza”. Un’affermazione così dirompente è stata il presupposto del processo di liberalizzazione che ha spinto la transizione dell’avvocatura da una concezione garantista a una concezione mercatista.

I Padri Costituenti avevano ben presente quel modello, che hanno rifiutato ritenendo inaccettabili i costi sociali dell’ideologia della libera concorrenza. La duplice funzione sociale da essi riconosciuta alla professione forense, da un lato volta alla difesa dei diritti dei cittadini, dall’altro a garantire l’attuazione della giustizia e dell’ordinamento, l’ha a lungo preservata dalle insidie delle logiche di mercato, ritenute inidonee ad assicurare lo svolgimento efficiente della professione e ad apprestare tutela all’interesse generale ad essa sotteso.

Il percorso di “modernizzazione” delle professioni, sospinto dall’integrazione europea inseguendo un modello – quello statunitense dei grandi studi-imprese – vecchio di oltre 30 anni, ha relegato gli avvocati – e i professionisti in generale – a meri produttori di servizi, in concorrenza tra di loro ma anche con altri professionisti e prestatori di servizi e, soprattutto, con il grande capitale.

Attendere un istante: stiamo caricando la mappa del posto…

Milano: sindaco Sala sconfitto anche dallo smog

Milano, 20 ott – A Milano c’è l’allarme smog. E il sindaco Beppe Sala che fa? In attesa di trovare una soluzione al problema immigrazione il primo cittadino si è buttato a capofitto nel problema. Soluzione: chiude al traffico l’area C a tutte le auto diesel da 0 ad euro 4 a quei cittadini che le hanno a suo tempo superpagate, e che ora vengono discriminati rispetto a coloro che hanno acquistato le nuove e ancora più costose auto diesel con filtri antiparticolato euro 5 od euro 6. Non un intervento risolutivo. Ma non basta. L’astuto sindaco milanese ha lasciato libero transito nel centro della città alle migliaia di moto e motorini che inquinano più e peggio delle auto diesel vietate.

La consigliera regionale lombarda Maria Teresa Baldini bacchetta il primo cittadino e lo invita ad estendere, semmai il divieto anche ai centauri che vagano indisturbati e spesso senza rispettare il codice della strada in tutta Milano: “Mi domando perchè – dice la consigliera lombarda – non siano stati presi provvedimenti nei confronti di moto e motorini, che oltre ad essere troppo spesso parcheggiati sui marciapiedi, sono fonte di inquinamento e tra l’altro sono i più utilizzati per entrare in area C visto che possono entrarci senza pagare alcun ticket come invece avviene per le autovetture”.

Che la questione sia pertinente lo dimostrano i numeri: ogni giorno transitano in area C mediamente 60mila scooter al giorno, con un inquinamento forse più elevato, in proporzione al numero, delle autovetture diesel. Del resto la gran parte dei modelli di moto e motorini che girano in città sono datati e quindi molto inquinanti. Se dunque è giusto adottare provvedimenti per limitare il numero dei veicoli potenzialmente inquinanti, non è affatto giusto fare discriminazioni fra categorie di cittadini dividendoli in privilegiati di serie A e altri di serie B, o meglio in serie C, visto che è proprio questa l’area che si vieta.

“Le moto non sono affatto meno inquinanti delle auto” dice Maria Teresa Baldini che oltre ad essere consigliera regionale è anche medico. E forse ha qualche titolo in più del sindaco Beppe Sala per giudicare chi può o non può entrare in area C. Per quanto riguarda soluzioni strutturali per combattere l’inquinamento non sono all’orizzonte. Varrebbe la pena di fare qualche inserzione sui giornali con un appello: nuovo Sindaco cercasi … (astenersi ex manager, politici improvvisati, carrieristi e incompetenti).

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Author: Il Primato Nazionale

Roma, chiusa fino a data da destinarsi la scuola invasa dai topi. I genitori preoccupati per la continuità didattica

La scuola dell’infanzia e primaria di via Campofiorito 164 resterà chiusa fino a nuovo sopralluogo da parte del personale ispettivo dell’Asl che dovrà accertare l’avvenuta pulizia, derattizzazione e disinfezione di tutte le aree esterne ed interne del plesso”. Tutti a casa. A firmare il decreto che mette i lucchetti all’istituto invaso dai topi è la dirigente dell’Istituto “Via del Casale del Finocchio” (via Campofiorito è la sede staccata) Paola Uncinotti che ieri pomeriggio ha preso carta e penna per comunicare la decisione al Prefetto di Roma, al Gabinetto del Sindaco, al direttore regionale dell’ufficio scolastico della Regione, al presidente del Municipio VI, a tutti i docenti e alle famiglie degli alunni.

La data del ritorno in classe non è fissata e ora i genitori dopo essere riusciti a far intervenire l’Asl sono preoccupati per la continuità didattica dei ragazzi. La battaglia contro i ratti l’hanno vinta ma si aspettavano che si trovasse una soluzione che garantisse il diritto allo studio dei ragazzi. “Ufficialmente i bambini sono a casa da oggi anche se da qualche giorno non li facevamo più entrare in aula a causa della situazione che si era creata. La circolare è fino a data da destinarsi. Purtroppo questo intervento era necessario ma anche stavolta non ci hanno coinvolto. Siamo preoccupati. Speriamo che rientrino a scuola presto ma potrebbero anche essere sistemati in altri locali. Non dipende da noi. Se qualcuno si degna di interpellarci magari possiamo anche noi dare qualche suggerimento”, spiega Roberta Alessio del Comitato genitori della scuola.

Nel frattempo da ieri alla sede di via Campofiorito stanno lavorando alla pulizia e alla derattizzazione. La dirigente d’altro canto nel decreto di chiusura fa riferimento alla relazione dell’Asl nella quale si mette in evidenza che “non si ritengono al momento esistenti le condizioni di igiene e sicurezza per la prosecuzione dell’attività didattica”. A smuovere le acque chiamando i Carabinieri nei giorni scorsi erano stati gli stessi genitori che avevano documentato la situazione con tanto di immagini fotografiche inviate anche a ilfattoquotidiano.it. Una protesta che ha sortito l’effetto sperato: “Ci hanno detto – racconta Alessio – che la cosa più pulita erano i topi”.

Ora resta la preoccupazione per l’attività scolastica sospesa. Anna Maria Benedetti, una delle mamme più battagliere spiega: “Ieri sera eravamo nel panico non sapendo come “sistemare” i figli dal momento che lavoriamo. Dopo l’entusiasmo per la chiusura (dovuta), il pensiero è andato subito a quando riaprirà. In tre mesi estivi nessuno si è preoccupato di fare la manutenzione necessaria e ora ci troviamo in questa situazione paradossale. Stiamo pensando come fare per sollecitare la riapertura certificata dall’Asl e contemporaneamente garantire la continuità didattica. Mio figlio ha appena iniziato la prima elementare; oggi gli ho detto di fare a piacere qualcosa che già ha fatto con le maestre in aula. Andrà a finire che ci ritroveremo a protestare con i bambini sotto al ministero per farci garantire il diritto allo studio”.

Autore: Alex Corlazzoli Il Fatto Quotidiano

Caso Weinstein, #MeToo(mani) dei social

Cosa ci insegna la tristissima vicenda Weinstein? E’ evidente che il primo livello è quello della condanna sociale assoluta di un comportamento inaccettabile nel mondo occidentale (ma non in quasi tutte le altre forme di società storicamente estranee all’emancipazione femminile e al riconoscimento dei diritti umani).

Non è in discussione questo aspetto, né l’opportunità o meno di mettere sul banco degli imputati le stesse vittime degli abusi. Non voglio parlare della caratteriale attrice che vuole lasciare l’Italia (o almeno lo dice) o del celebre regista-attore che da lei così fermamente accusato ma col beneficio dell’incognito (tipo Diabolik).

Cosa ci insegna la vicenda Weinstein sul piano dei rapporti uomo-donna, o meglio, potente-sottoposto è ormai chiaro a tutti e lo era già molto prima che il potentissimo produttore hollywoodiano crollasse nel fango.  Cosa ci insegna invece questa “bomba d’acqua” informativa sul piano della comunicazione e del rapporto virtuale con gli altri?

Sui social network si è svolta in queste ore una vera e propria guerra che ha lasciato morti e feriti, laddove i morti sono migliaia di bannati/e e i feriti le altrettante migliaia di insultati/e e vituperati/e. Schermati da uno schermo, una tastiera come mitra, tanti hanno sparato contro il prossimo online dando vita a un’offensiva di opinioni che alla base aveva una triste ovvietà: chi ha potere ha potere e, se può, lo impone agli altri. In ogni modo. In ogni campo. In ogni tempo.

La diatriba sulle giovani (e meno giovani) donne che si ricordano dopo venti anni di denunciare l’aguzzino nel momento in cui questo è già caduto e morente è per me molto meno interessante di quella che ha opposto migliaia di commenti in difesa di questa o quella posizione. Rabbia femminista 2.0 e sprezzanti maschi alfa, triste solidarietà di sorellanza e denunce di remote palpate al culo o del bacetto rubato a 12 anni dall’amico del fratello di 15 si sono confrontate su tutte le piattaforme con abbondante condimento di epiteti offensivi tra uomini e donne, ma anche, soprattutto, tra donne e donne. Personalmente, ho purtroppo contribuito anche io all’impennata delle suscettibilità, pubblicando un post: “Forse non è chiaro: #metoo lo dovete scrivere solo se siete state vittime di molestia, non per prendere like, laddove volevo sarcasticamente irridere alle catene di sant’Antonio fatte per motivi così seri come una molestia o una violenza sessuale.

La sua creatrice, l’attrice americana Alyssa Milano (indimenticata interprete di Casalingo Superpiù), sostiene che il #metoo diffuso da tutte le donne che hanno subito molestia avrebbe reso palese la gigante vastità del fenomeno nella nostra società. Seguendo principi logici (non diciamo scientifici), prima di dare in pasto alla rete un hashtag del genere, bisognerebbe intendersi sul significato di molestia, visto che quello di violenza è abbastanza chiaro. Un fischio o un apprezzamento a voce alta passando per strada è una molestia? Personalmente li ritengo gesti degni di trogloditi, ma non molestia sessuale.

E se questi fossero comunque considerate molestie, sarebbero più o meno gravi, di un pesante insulto gridato dall’automobile con tanto di gesto cornifero con la mano all’indirizzo di una persona che compia una manovra pericolosa? E poi c’è il problema dell’emulazione.

In America, tutti/e sono corsi a infierire su Weinstein, già caduto e morente, laddove non si sarebbero mai azzardati a farlo prima dell’inchiesta del New York Times. Mettere un #metoo in bacheca è ancora più facile, perché non si chiede di fare nomi, di circostanziare casi, tanto che chiunque lo potrà fare senza tema di smentita ma mandando in vacca l’ingenuo intento di seria denuncia.

Il dato che emerge triste lo è senz’altro ma, certo, non ha nulla di scientifico, tanto che il commento di una ragazza ammette: “A te chi può dire cosa è vero e cosa no? Che orrendo sto giochino che fai”. A me cosa è vero non lo dice nessuno, ma tanto meno il numero di hashtag #metoo. Proprio un’attrice che sa di cosa parla, conforta la mia idea: “Sono una donna di 43 anni e mi pare si sia davvero perso il senso della realtà, questo circo che hanno messo su offende chi ha subito davvero delle molestie”.

Dal canto mio, per chiudere il discorso, non mi arrischio a sostenere la teoria del “Fica power” di Massimo Fini, seppur quotidianamente verificabile (“ci sono parecchie donne che utilizzano il proprio sesso per avere scorciatoie di carriera”), preferendo rifarmi alla ovvia ma non per questo meno illuminante opinione di Giovanna Trinchella, pubblicata su questo medesimo spazio: “L’unica cosa davvero utile che noi donne possiamo fare è educare i nostri figli e le nostre figlie. I primi al rispetto, alla gentilezza, all’onestà, le seconde alla forza, alla reazione, alla difesa e a non soccombere a paura e vergogna.”

Realtà 1, Social 0.

Autore: Ivo Mej Il Fatto Quotidiano